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06 febbraio 2006

Etleboro, la resistenza al colonialismo

di Sveti Marko

Quando una potenza coloniale conquista una nazione e ne fa una sua colonia, prima di tutto le impone la propria moneta. La gente della nazione colonizzata dovrà usare la moneta colonialista, emessa dalla potenza colonizzante (a costo zero per essa) in tutti i suoi scambi interni e per pagare le tasse. Per ottenerla, deve pagarla alla potenza colonizzante – di solito cedendo o svendendo risorse naturali. In tal modo la potenza coloniale si arricchisce a spesa della nazione colonizzata: si fa pagare pezzi di carta, che non le costa quasi nulla produrre, con beni e servizi reali, che invece costano lavoro a chi li fornisce. Michele Altamura, dell’ONG polietnica Etleboro, ha un nome preciso per questa pratica: signoraggio coloniale.
Altamura lancia pubblicamente, attraverso tv e giornali, una pesante denuncia: la Banca Centrale Europea (un’istituzione privata e proprietà di capitale privato) sta facendo la medesima cosa, oggi, con la BiH, perché la BiH, per emettere i suoi KM., deve procurarsi Euro – una copertura del 100% – ovviamente dando qualcosa in cambio degli Euro stessi. Il che, per la BiH, equivale a pagare un tributo alle banche socie della BCE. Un tributo gigantesco, pari alla massa monetaria più gli interessi sul debito pubblico. In cambio di pezzi di carta che alla BCE costano quasi nulla, e soprattutto niente aggiungono ai KM. Perché allora non stampare i KM in proprio? Perché non risparmiare le risorse nazionali anziché donarle ai padroni della BCE? Questo chiede Etleboro, ma non solo Etleboro: anche un movimento politico ha fatto proprie le rivendicazioni di sovranità monetaria nazionale nella RS.
E ben presto, segnala Altamura, contro Etleboro e gli altri si alzano i muri di silenzio dei banchieri di Sarajevo e la pressione della finanza privata internazionale; e persino il genio americano, il controinformatore ufficiale Noam Chomsky, fa sentire la sua voce. Troppo lavoro e troppo denaro sono stati investiti, durante la guerra di Bosnia, per costruire nel mondo una certa immagine, scientificamente distorta e molto negativa dei Serbi di Bosnia, che consenta di colonizzare loro e le loro risorse, di dissolvere la loro identità etnica, senza opposizione dell’opinione pubblica. Che li renda indifendibili contro ogni sopruso, anche il più sporco. E che screditi a priori, come nazionalista e ‘sanguinario’, qualsiasi tentativo di critica obiettiva. Troppo lavoro e troppo denaro, perché si possa permettere che la libera controinformazione metta in pericolo i frutti di questa campagna propagandistica. Anche se ormai, nelle nostre università, la si analizza e si studia sui libri di testo, come esempio di raffinata tecnologia manipolatoria.