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14 marzo 2006

La moneta complementare per risolvere i misfatti della Finanza

Etleboro intervista l'economista Nino Galloni sulla moneta complementare, come strumento di sviluppo dell'economia locale e di rivalutazione delle risorse inutilizzate.

D: Professore, quali sono i "misfatti della finanza" di cui lei parla nel suo recente saggio?
R: La finanza europea è riuscita a strangolare la crescita economica delle realtà più deboli nonostante la situazione di riduzione generalizzata dei tassi di interesse orientando le risorse e le principali attività sulla speculazione invece che sulla produzione. Nel testo parlo dei danni sociali e politici dovuti alle cosiddette agenzie di rating. L’indebitamento verso le banche delle famiglie europee ha superato i limiti di guardia. Le banche guadagnano sui prestiti con interessi, sulla emissione (creazione) di nuovo credito e sui propri servizi; grazie a loro c’è un gran movimento monetario, ma mancano le risorse per gli investimenti.

D: In qualità di economista, cosa pensa della dichiarazione di Michele Altamura, fondatore di Etleboro, secondo cui le Banche si sono rese responsabili di etnocidio nei confronti dei popoli balcanici?
R: L’espressione è colorita, drammatica ed è stata usata in contesti simili di sofferenza sociale. Senza dubbio l’usura, gli altri tassi di interesse e a speculazione finanziaria danneggiano i popoli e le civiltà (quella romana, ad esempio perché aveva tassi di interesse troppo alti e non conosceva il debito pubblico). Anche la religione stigmatizza l’usura che è una delle piaghe più gravi, se non la più grave per una società.

D: Lei propone che in situazioni di “artificiosa scarsità” si adotti una moneta complementare. Di cosa si tratta?
R: Innanzitutto la moneta complementare è una moneta non convertibile, un mero strumento di scambio che non vuole avere un valore intrinseco, così da poter determinarne l’investimento, il cui numerario è agganciato alla valuta ufficiale. Per tale motivo non è alternativa o esclusiva, può tranquillamente circolare accanto alla valuta nazionale. Viene emessa direttamente dalle imprese erogando un salario costituito in parte da tale moneta . Non si ha la copertura con riserve pregiate, in quanto la moneta complementare viene emessa sulla base del potenziale (non ancora espresso) delle risorse umane e tecnologiche di un consorzio di imprese, cittadini e istituzioni.

D: Date queste le caratteristiche della nuova moneta, cosa la differenzia dal Simec e dunque dalla teoria del Prof. Auriti?
R: Innanzitutto, tengo a precisare che la mia teoria non si pone in contrasto con quella del Prof. Auriti, in quanto credo che entrambe convergano su molti punti. Il Simec, tuttavia è parzialmente coperto da una riserva costituita dagli euro , e dunque è caratterizzato da convertibilità. Si pone come una moneta alternativa, mentre la moneta complementare non ha riserva, non è convertibile e si scambia all’interno delle imprese e tra gli enti che la accettano come mezzo di scambio.

D: Come realizzare una moneta complementare?
R: La condizione necessaria per la sua realizzazione è l’esistenza di risorse e di opportunità di sviluppo territoriale, dunque di una capacità produttiva, e di una disponibilità di forza lavoro, ossia di disoccupati immediatamente disponibili e dotati di competenze professionali.Occorre che un numero critico di imprese, almeno un centinaio, sufficientemente concentrate all’interno di un territorio, sottoscrivano un “patto territoriale” assieme ai rappresentanti dei cittadini e delle istituzioni in base al quale si impegnano ad accettare la moneta emessa dal consorzio e , a loro volta, ad utilizzarla nelle transazioni con i convenzionati e per pagare i propri lavoratori.Questi dunque riceveranno una busta paga costituita in parte da moneta complementare, con la quale acquistare prodotti e merci presso le imprese del consorzio, e in parte da moneta ufficiale per acquistare i servizi e i prodotti non esistenti sul territorio, come la benzina, Ovviamente questo genere di progetti coinvolgerà settori come quello tessile, alimentare , o di sfruttamento delle risorse naturali, semprechè non si riesca a coinvolgere anche imprese che erogano dei servizi.Non bisogna infine trascurare l’importanza di una cooperazione con gli enti pubblici, e dunque l’esistenza di una normativa che preveda la possibilità di creare dei patti territoriali, o che comunque non si pone in maniera trasversale rispetto a questo tipo di iniziative.

D: Quali potrebbero essere i benefici per una regione o un territorio all’interno del quale si emettesse moneta complementare?
R: Come ho già detto prima, questo tipo di progetto necessita di risorse inutilizzate, e dunque va a sfruttare le potenzialità di un territorio inattivo, che ha elevata disoccupazione e scarsità di capitali.Dunque ogni attività legata in qualche modo al territorio, come il turismo o la produzione locale, verrebbero sostenute e agevolate rispetto a quelle esterne alla comunità, e ai settori “globalizzati”. Si avrebbe modo di sviluppare un’ attività di ricerca tecnologica correlata a ciascuna attività, ampliando le possibilità di crescita di un’impresa. Inoltre la stessa attuazione del progetto rappresenta una “tecnologia sociale avanzata” , perché promuove l’occupazione e lo sfruttamento di un qualcosa inutilizzato, incentivando la piccola e media imprenditorialità.

D: La teoria esposta presenta, come da Lei stesso evidenziato, il problema della convertibilità della moneta nel lungo periodo. Come propone di affrontarlo?
R: Credo che gli approcci possono essere di due tipi. Innanzitutto potrebbe essere creata una “Clearing House” , una stanza di compensazione tra le varie monete complementari, nazionali e internazionali, che preveda meccanismi di arbitraggio sulla base di un valore di scambio pattuito dai vari consorzi. In alternativa o successivamente a tale prima fase, tali monete potrebbero essere acquistate dalla stessa Banca Centrale, una volta divenuta completamente convertibile.

D: La Etleboro ha creato una piattaforma informatica attraverso la quale costruire un consorzio virtuale di imprese. È possibile emettere una moneta complementare virtuale?
R:E’ possibile, ma tenderebbe a rivelarsi – specie in una realtà sociale come la vostra – una “moneta interna”, utile più che altro a saldare i disavanzi tra i singoli operatori che hanno sottoscritto l’accordo. Così ci sarebbe solo un minor bisogno di contante o di moneta ufficiale e, quindi, meno interessi da pagare alle banche.

D: Professore, prima di lasciarla, può esprimere un’opinione sullo scenario italiano che si sta delineando?
R: La situazione italiana è piuttosto preoccupante. Al momento attuale le famiglie sono allo stremo delle forze, non riescono ad arrivare alla 4 settimana con il loro salario mensile, ed infatti aumenta sempre di più l’indebitamento per l’acquisto di beni di consumo. Allo stesso tempo la BCE sta attuando una politica di rialzo dei tassi di interesse, che si rileverà deleteria per il nostro Paese: ad aumenti seguiranno nuovi aumenti, e non so fino a che punto gli italiani reggeranno tale peso. Eventualmente l’obiettivo della BCE è rilanciare il mercato obbligazionario, forse perché quello azionario non interessa molto ai fini dell’obbiettivo anti-inflazionistico. In tal modo infatti l’euro attirerebbe sempre più capitali garantendo maggiori tassi di rendimento, a scapito però delle economie più deboli, come appunto l’Italia.Lo Stato infatti è sempre più debole, deve continuamente tagliare la spesa pubblica, leva di sviluppo economico , per rispettare i vincoli di Maastricht , e l’aumento dei tassi di interessi potrebbe rendere incontrollabile il debito. Dinanzi a questa situazione poi vedo i nostri schieramenti politici affannarsi per promuovere la crescita economica, girando intorno al problema senza centrarlo. Intanto però, se lo Stato non controlla più il debito pubblico, salta il patto di stabilità, salta l’euro, e salta anche l’Italia. Se uscissimo dall’euro malamente, passivamente, come perdenti, le agenzie di rating ci massacrerebbero, il mercato non assorbirebbe più i nostri titoli, sarebbe la fine.Tuttavia, credo che supereremo anche questa crisi, così come sono state superate le altre.Occorrerebbe proporre una ridiscussione dei parametri di stabilità, cercando di spuntare condizioni di maggiore sostenibilità per la nostra economia. Io proporrei inoltre lo sviluppo di un “Mercato Mediterraneo”, un’area di scambio che abbracci i paesi del Sud Europa e dell’Africa settentrionale, un patto questo che potrebbe sostenere e garantire l’Italia. All’uscita dall’euro potremmo anche ignorare le agenzie di rating, se esistesse un progetto di sviluppo valido.