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20 marzo 2006

Il primo funerale censurato

Oggi si sono tenuti a Belgrado i funerali di Slobodan Milosevic, e la processione del suo feretro è stato inondato da una mare di gente accorsa da ogni stato dei Balcani, per salutare il Presidente della Jugoslavia. Non sappiamo se la sua vita è stata giusta o sbagliata, ma vorremmo sapere soltanto come è morto
Il dubbio e il mistero rimarrà nella storia del Tribunale dei suicidi, che non è stato capace di saper portare avanti un processo, nonostante avesse a suo favore i media, di proprietà dei Baroni che nel frattempo hanno fatto grandissimi affari. Forse Carla del Ponte non ha capito bene, visto che gli eventi le sono sfuggiti di mano, ma, a quanto pare, sicuramente sarà ancora premiata perchè non porta mai a termine i suoi lavori. Il nostro procuratore è infatti avvezzo a questo tipo di episodi, è una lavandaia che non può competere con gli uomini di scienza e di intelligenza, dinanzi ai quali è destinata a fallire e a sfigurare.
Ciò che ha davvero condannato a morte Milosevic è stato il mondo dei media, che denigrandolo lo ha reso vulnerabile e l’ha isolato dal sostegno della comunità internazionale, ormai imbevuta dalle chiacchiere di questi pappagalli. Non c’è da meravigliarsi se alla fine il corpo ritorna a casa, così com’era accaduto in occasione della morte di Craxi. Neanche il numero delle persone presenti al funerale è certo; c’è chi parla di 500 mila presenze, chi di 80 mila, altri "decine di migliaia di nostalgici". Sono riusciti a nascondere persino le migliaia di persone che dalla Macedonia, dalla Bosnia, da tutte le regioni dei Balcani, si sono recate ai funerali, e come un fiume ha travolto le strade di Belgrado.

Quello del Presidente Milosevic è stato un funerale censurato, solo pochi minuti di servizio per vedere brevi immagini, pochissime foto pubblicate, articoli sterili e riportati in calce alla cronaca estera. E questa sarebbe l’informazione libera? No, questi sono i primi macellai. Chi paga alla fine il conto delle loro conferenze, delle loro feste e delle loro cene? Ecco cosa sono, venduti e servi dei Padroni Banchieri, persone inutili, come inutile è Carla del Ponte. Ancora una volta hanno voluto denigrare la sua figura, mentire sulla sua vita e sulla storia del popolo Jugoslavo, che ha oggi onorato e omaggiato il suo Presidente. Il parlamento serbo in preda alla follia più generale, non sa più cosa rispondere, per non parlare poi della figuraccia dinanzi alla moglie di Milosevic. Non viene concessa l’amnistia e allo stesso tempo la accusano di abuso di ufficio per aver dato una casa alla sua donna di pulizie, come se non fosse una prassi per i politici fare di questi favori ad una persona che ha vissuto accanto a loro. Il fallimento è senza ombra di dubbio della comunità internazionale, e di tutta quella matassa di gente inutile, pappagalli e predicatori, invidiosi del successo, che non otterrà neanche in punto di morte. Il ministro degli esteri Vuk Draskovic dovrebbe rileggere un po’ di cose, per ricordarne delle altre, e non dire che non basterebbero tutte le piazze delle Serbia per ospitare le vittime del suo ex Presidente. Non esisterebbero neanche più le città se Voi, illustri governanti, non accettaste il debito pubblico, e il sistema economico del FMI. Tempi molto difficili ci aspettano. Certo, non si vedranno battaglie né guerriglie, ma la gente morirà di fame, come tuttora accade, e non per colpa dei serbi, ma per mano di gente che non ha saputo valutare cosa è la vita e cosa è la morte Sostenere che la morte sia stata la meritata sentenza per Milosevic, offende la nostra intelligenza, e sapere che chi ci governa non riesce a fare distinzioni tra Zoran Gingic e Slobodan Milosevic è penoso e degradante.
L’unica cosa certa è che i popoli di tutto il mondo, che siano kossovari, sloveni, o italiani, hanno accolto con dolore la morte di un Presidente, della cui colpevolezza in fondo non è mai stato convinto. Questo Presidente rimarrà nella storia come l’uomo di Stato che ha tenuto banco e ha affrontato a testa alta il tribunale del racket internazionale, dimostrando di sapersi difendere e la sua fierezza nel portare la cravatta della Jugoslavia. L’unica cosa evidente agli occhi di tutti è che la gente semplice, e non i nostalgici , come molti hanno voluto far credere, ha pianto ai suoi funerali, è accorsa numerosa non per rendere omaggio alla federazione Serbo-montenegrina , ma al Presidente della Jugoslavia.