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30 marzo 2006

NO EURO: lotta all'usura e moneta complementare

Etleboro intervista Ettore Affatati, portavoce e componente della Segreteria Nazionale del Movimento No Euro

D: Come nasce il Movimento NO EURO e qual è il programma che intendete presentare ai vostri elettori?
R: Il nostro movimento nasce il 25 Aprile del 2005, con il proclama di Rimini sull’impulso di un centro di studio e ricerche politico-culturale, per promuovere a livello istituzionale una riforma monetaria che restituisca finalmente al popolo la sovranità monetaria. NO EURO dunque si propone di scardinare l’attuale sistema monetario fondato su una moneta a debito, sul sistema di usura delle Banche e su un sistema economico puramente finanziario e speculativo. Non diciamo NO all’Europa dei cittadini, ma all’Europa dei Banchieri, e il fatto che molti Stati europei non hanno aderito alla moneta unica e altri ne percepiscono i diritti di signoraggio senza cedere la propria sovranità monetaria, dovrebbe far pensare. Come dovrebbe far riflettere il fatto che per i cittadini europei, ma in particolari per quelli italiani, arrivare alla quarta settimana è diventata un’utopia. Sebbene il livello dei prezzi sia completamente sfuggito al controllo del governo, l’inflazione del nostro paese deriva direttamente dalla perdita del potere d’acquisto della nostra moneta, e dunque dal sistema “euro” in sé. Con questo non voglio dire che da parte del centro-sinistra vi sia un atteggiamento diverso su tale problema, anzi lì la situazione peggiora. Prodi ha fatto di tutto per portarci in Europa, ha introdotto nuove tasse per poi farci rubare con ulteriori tasse con dall’euro.

D: Alle prossime elezioni politiche e amministrative vi presenterete all’elettorato come movimento indipendente o all’interno di una della due coalizioni?
R: Inizialmente il nostro voleva essere un movimento alternativo agli attuali partiti politici, ma successivamente, vista la nuova legge nuova proporzionale, ci siamo resi conto che occorreva stringere delle alleanze politiche per raggiungere il tanto agognato 2% e avere speranza di ottenere una voce all’interno delle istituzioni. Abbiamo contattato in un primo momento la segreteria dei DS puntando, insomma, sul cavallo vincente, ma il suo segretario, Piero Fassino, non ha assolutamente preso in considerazione la nostra proposta senza che fossimo riusciti ad instaurare un dialogo. Diverso atteggiamento abbiamo riscontrato con il centro-destra, e nell’incontro finale con Berlusconi abbiamo raggiunto un accordo di convenienza reciproca, un accordo tecnico che ci esime dall’obbligo di adeguarci al programma di coalizione lasciandoci comunque liberi di produrre e portare avanti le nostre iniziative.

D: Quindi correrete con la stessa coalizione che tempo fa fece cadere la proposta di legge del Senatore Buontempo, della riforma del sistema monetario?
R: In quell’occasione la proposta di Legge del Senatore Buontempo non fu presa nel modo più assoluto in considerazione, la fecero cadere nell’indifferenza più totale dei politici. Rispetto ad allora, cercheremo di sfruttare al meglio le possibilità offerte dall’accordo tecnico concluso, e dunque di conservare una certa indipendenza e di avere un certo spazio in materia legislativa.

D: Nei mesi scorsi, NO EURO è stato oggetto di forti polemiche a causa della sua posizione critica nei confronti degli immigrati. Qual è stata la vostra reazione?
R: Noi non abbiamo alcun pregiudizio discriminatorio nei confronti di religioni o etnie diverse, in quanto riteniamo che l’ostilità nei confronti degli immigrati derivi direttamente dal malessere sociale creato da un sistema di usura, per cui l’immigrazione è un problema secondario rispetto a questo.

D: Come spiega il fatto che, nonostante l’esistenza di sentenze che condannano la Banca d’Italia al risarcimento del diritto di signoraggio, i politici ancora non ascoltano e non cambiano?
R: Volendo utilizzare le parole di Ezra Pound, “i politici sono i camerieri dei Banchieri”. Chi conosce il sistema lo sfrutta a proprio vantaggio, rinunciando a malincuore ai vecchi privilegi acquisiti, e chi non lo conosce rimane schiacciato o semplicemente nell’ignoranza.
Città di Crotone :veduta aerea


D: Stiamo assistendo in questi giorni a dei tiepidi segnali di risveglio tra le persone comuni e la stessa stampa ufficiale. Lei pensa che i tempi sono maturi per aprire questa lotta al grande pubblico?
R: Io credo che il sistema stia in qualche modo implodendo su se sesso. Il sistema borsistico e finanziario comincia a vacillare, ben presto anche la bolla immobiliare scoppierà a danno di coloro che hanno comprato solo per vendere ad un prezzo più elevato. Inoltre l’economia mondiale è sessanta volte superiore a quella reale, quindi tutta la produzione è di natura speculativa. Le persone non sono stupide, e capiscono che qualcosa non va, che si impoveriscono sempre di più, per cui il coinvolgimento della massa non può che aumentare.

D: Il vostro programma è solo critico e distruttivo, o anche una propositivo?
R: Ovviamente sarebbe sterile limitarsi a condannare un sistema senza proporre un’alterativa. Noi proponiamo infatti la realizzazione di monete complementari locali per far riemergere l’economia dal basso, raddoppiare il potere d’acquisto dei cittadini, e aumentare la produttività dell’economia locale. A tal proposito abbiamo già avviato nella città di Crotone un progetto a carattere sperimentale, che partendo da un accordo tra le diverse parti sociali, ossia Confcommercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, nonché le istituzioni locali, Giunta Comunale e Provinciale, arriverà a istituire dei patti territoriali, sulla base dei quali poi sarà possibile emettere una moneta locale che circolerà assieme all’euro all’interno della comunità. L’aspetto più interessante del progetto sta tuttavia nella possibilità che la stessa moneta locale sia accettata da più comunità, fino a scacciare la moneta ufficiale, per creare una contrapposizione tra moneta a credito e moneta a debito. In nostro obiettivo dunque in questo momento è entrare nelle istituzioni locali per dare così un impulso maggiore all'evoluzione del progetto.


D: Lei cosa pensa della lotta che sta conducendo Etleboro per salvare le imprese della Republika Srpska dalle aggressioni delle Banche e delle multinazionali?
R: Stimo e ammiro la Etleboro per tutto quello che sta facendo, seguo attentamente l’evolversi del progetto che sta portando avanti, e che ci interessa in maniera particolare. La realizzazione di una moneta complementare in un territorio difficile come la Bosnia e Erzegovina costituirebbe innanzitutto la prova inconfutabile che questo tipo di progetto apporta benessere sociale e risolve situazioni di particolare difficoltà economica. Inoltre sarebbe per noi un esempio tecnico di applicazione pratica da prendere come esempio, e per tale motivo saremmo molto interessati a stabilire una sorta di collegamento tra i due progetti, per scambiare non solo merci o prodotti ma anche la moneta di due comunità appartenenti a Stati diversi.

D: Come crede che evolverà lo scenario politico-economico non solo italiano, ma anche europeo e internazionale?
R: Allo stato attuale, tutto può succedere. Potremmo un giorno svegliarci nelle stesse situazioni dell’Argentina, potremmo correre agli sportelli della banche per chiedere i nostri soldi, e non trovandoli, perché le Banche prestano una quantità di denaro cinquanta volte superiore a quello che hanno in deposito, il sistema collasserebbe. Questo rischio persisterà per sempre fin quando una Banca Centrale, che dovrebbe essere statale, farà l’interesse delle Banche d’Affari internazionali e non dei cittadini.