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13 maggio 2006

Adusbef, dammi da mangiare o muoio!


Nella mattinata di ieri, l’Adusbef chiede alla Banca d'Italia di vendere le sue riserve aurifere, in un momento questo di forte rialzo della quotazione dell’oro, per contribuire a ridurre il debito pubblico e a risarcire “l'illecito diritto di signoraggio”. Si potrebbe così ridurre il debito di 44,4 miliardi di euro, e ridurre il “fardello” degli italiani proprio perché l’oro è di proprietà dei cittadini Italiani e non della Banca d'Italia. Un’operazione assolutamente permessa dalla legge, perché chiede alle Banche di non vendere più di 500 tonnellate annue d’oro, sempre che i ricavi della vendita non sia destinata alla riduzione del debito pubblico. La Banca d'Italia quindi, può vendere oro per un controvalore di 9 miliardi di euro l'anno.

Ecco che ora l’Adusbef si innalza ad Istituzione e a paladina dei diritti degli Italiani, consigliando elegantemente di alleviare il regime di usura l’unica risorsa di salvezza in extremis, in caso di crisi di solvibilità dell’Italia o di crollo del dollaro, che trascinerà con sé le economie più deboli.
Com’ è possibile firmare tali comunicati proprio quando i grandi fondi di investimento e gli speculatori puntano ogni risorsa sull’oro perché, nella più totale sfiducia nel mercato azionario e valutario, è l’unico investimento sicuro. Se la moneta, dopo gli accordi di Bretton Woods non ha un un controvalore, quali garanzie dobbiamo dare ai nostri creditori? Carta straccia per caso?
Così mentre in Germania le autorità si sono rigidamente opposte alla dismissione delle riserve, in Italia decidono di vendere e lo lasciano dire all’Associazione dei Consumatori, per rendere l’operazione trasparente e legittima, come se fosse stato dato il benestare del popolo sovrano. Già Tremonti, poco tempo fa, cercò di mettere le mani su quell’oro, ma la risposta di Fazio fu un secco rifiuto, forse troppo violento perché gli è costato la carica di Governatore. Quell’oro è degli Italiani, è sempre stato degli Italiani, non lo dovete toccare. Perché allora le Banche, azioniste di Bankitalia, non pensano a dimettere le loro di proprietà, e dunque tutte le società che hanno all’estero, in Albania, in Polonia, in Bosnia, in Croazia, ecc... .

I grandi economisti, i professori, le autorità dove sono adesso, lasciano parlare i rappresentanti dei “consumatori”. A noi sembrano assomigliare più ai comici di oggi, perché predicano bene e razzolano male, si accodano alla schiera della propaganda mediatica per accreditare e legittimare delle decisioni che non sono certo prese dai cittadini. Se si vuole portare avanti la lotta dei consumatori perché non si battono con una “class action”, imparando dagli Americani a scontrarci con le grandi Istituzioni . Occorre lottare per il diritto alla sovranità monetaria, ma soprattutto occorre far frutto di quanto già ottenuto a Lecce con la vittoria in primo grado presso il Giudice di Pace. La sentenza allora ha riconosciuto in capo a ciascun cittadino italiano l’esistenza di un diritto di risarcimento di 87€ all’anno per la cattiva gestione del signoraggio, ma vorremmo sapere chi ha ricevuto quel rimborso. Al contrario, la causa condotta dal Prof.Auriti dinanzia al Tribunale di Roma, è stata persa per un vizio non di merito ma di improcedibilità, perchè un tribunale civile non può giudicare una materia dello Stato. Durante la causa nessun dibattito o arringa è stata fatta dagli avvocati della Banca d’Italia in merito alla “proprietà della moneta in capo al popolo sovrano”: in quanto diritto naturale che discende dalla Cittadinanza, la moneta è senz’ombra di dubbio di proprietà del Cittadino. Niente nega tale evidenza, né la Costituzione né la legge ordinaria, seppure non la disciplinino esplicitamente, ma questo a causa di una grave lacuna legislativa. La moneta è del cittadino ma tuttavia non esiste alcuna prova che attribuisca il suo valore allo Stato, né in maniera diretta “con un accredito esplicito”, né indiretta tramite l’azionariato della Banca d’Italia, perché questa è Privata. Anzi, nella relazione al disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 febbraio 1993, si precisa che “non è consentito agli esecutivi degli stati firmatari del Trattato di Maastricht, di esercitare signoraggio in senso stretto: ovvero di appropriarsi di risorse attraverso l'emissione di moneta”. Se le motivazioni degli avvocati di accusa sono semplici, lineari e ovvie, e la difesa non contesta nulla, ma semplicemente elude il confronto dichiarando l’ “improcedibilità” della causa, allora qua ci stanno prendendo in giro tutti, ci stanno raccontando storielle anche coloro che si alzano a difensori dei consumatori.
Vi abbiamo mostrato come la teoria del Prof. Auriti, nella sua bellezza ed eleganza, spiazza ogni potere occulto: è la verità, è evidente e non ci sono avvocati che tengano. Il Prof. Auriti ci ha lasciato una grande eredità, un prezioso dono che non dobbiamo perdere, lui ci ha mostrato la via, la soluzione, e gli studi della sua vita non devono essere dimenticati, ma coltivati.

Adesso invece, sulle orme dei grandi uomini, si sollevano a statisti i ciarlatani, e anche coloro che credono di battersi per la verità peccano di superbia e compiono gli stessi errori: diventano pensatori e non si espongono, diventano politici e si fanno corrompere, diventano giornalisti e fanno disinformazione. Forse è più semplice non diventare nulla e rimanere uomini.

La Etleboro è fatta di uomini e chiama a sé uomini. Stiamo cercando di analizzare e di capire la strategia economica che sta dietro agli scandali, ai fenomeni mediatici, stiamo studiando centinaia di documenti che ci pervengono, e vorremo far fruttare questo nostro sforzo e la nostra Intelligenza.