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12 maggio 2006

Cosa ci stanno nascondendo?


Mentre la più grande Tangentopoli europea sta per scoppiare, per far tacere e tener calmi governi e uomini di Stato, le Banche e le forti lobbies finanziarie stanno comprando e rubando ogni cosa: infrastrutture, porti, industrie.
Tangenti, intercettazioni e violenze sessuali inondano le nostre cronache, e, come avviene in un grande spettacolo, tutti i riflettori sono lì puntati: gli scandali sessuali servono a nascondere la verità, mentre quelli calcistici a confondere.
Senza entrare nel merito delle vicende che monopolizzano o hanno monopolizzato le attenzioni del pubblico in questi ultimi mesi, vorremmo qui sottolineare il fatto che ancora una volta si tenta di offuscare o distogliere lo sguardo da eventi di elevata gravità e di fondamentale importanza nello scenario di politica internazionale e interna, così come è avvenuto nei mesi addietro, durante i quali sono trascorsi nella più totale ignavia dei media la crisi del dollaro, la morte di Milosevic, o ancora l’”acquisizione autostrade” e la pressione delle agenzie di rating sulle autorità monetarie e finanziarie.
Ora nuovi scandali sembrano occupare la mente delle persone per estraniare il loro “pensiero” dai pasticci nel parlamento italiano, alle grandi acquisizioni bancarie, fino a giungere alle gravi dichiarazioni che accusano un Capo di Stato o dei Ministri: gli scandali servono a coprire altri scandali. Mentre il clima di “tangentopoli” avanza, i virus dei polli aumentano, balzano fuori inaspettate intercettazioni e gravi vicende colpiscono persino i capi dei Servizi segreti. Un fumoso e fitto polverone è stato sollevato dal caso Abu Omar, ma la realtà è ben altra, è molto semplice e lineare, perché tutto è stato montato e architettato per coinvolgere le masse: Abu Omar, il grande millantatore, si trova ora a Guantanamo ma i servizi e i media contribuiscono a creare una leggenda intorno a questo personaggio, perché ovviamente nessuno ha potuto ammettere di avere tra le mani un pugno di mosche. Una storia questa che costerà il posto a qualche dirigente del Sismi, così come è accaduto nella Cia, per sostituirne i componenti e modulare le nomine a seconda delle direttive del momento. Questa indagine viene, dunque, manovrata da chi sa benissimo che nessuno può farsi avanti e dire la verità per sottrarsi al ricatto, questo perché il problema è alla fonte, e alla Cia evidentemente c’è qualcosa che non va. Mettiamo il caso che organizzo un furto ad altissimo livello, poi dico ad un piccolo manipolo di ladri di quartiere di andare sul posto, ma io nel frattempo ho già rubato tutto lasciando solo spiccioli, poi chiamo carabinieri e stampa: il caso è eclatante, bello, è una grande pubblicità, anche se in realtà quei ladri nulla hanno rubato. I servizi non hanno catturato nessun terrorista, ma un truffatore ma nessuno ha potuto ammettere tale evidente verità. Sembra strano che sono sbucate fuori le intercettazioni di Moggi e non di Abu Omar, che, essendo un terrorista, dovrebbe avere una biblioteca di nastri.

Le intercettazioni di Moggi e la crisi del mondo del calcio, così come le condanne di Vanna Marchi, rubano la scena al caso della fusione “abertis-autostrade” ora al vaglio dell’Autority, così come la grave situazione dell’Anas che non sa bene che fine sarà quando la fusione sarà perfezionata. Dopo le intercettazioni a Storace, tanto clamore è stato fatto per la telefonata di Fassino, ma non è comparsa la nitida e chiara telefonata tra Consorte e D’Alema: l'attacco a Fassino è stato forse un piccolo avvertimento che è bastato a far tacere D'Alema e a tenerlo calmo mentre l’Italia veniva pian piano derubata, e le cariche dello Stato venivano ditribuite. Bisognerebbe allora spiegare come funziona il sistema delle intercettazioni: non vengono mai trovate quelle dei Banchieri con i loro avvocati, né quelle di un fantomatico terrorista, ma diventano materiale probatorio le telefonate dei calciatori o degli arbitri.

Le stesse notizie tuttavia si ascoltano in ogni Stato europeo, e i governi sono costretti a questo punto a temporeggiare su decisioni importanti o a rivedere le cariche dirigenziali se tendenziose o inadatte, e di tutto questo meccanismo la Francia rappresenta la punta dell’iceberg. Travolta dal ciclone della Clearstream che giorno dopo giorno si arricchisce di particolari, è vittima in realtà di una truffa tanto grave, quanto subdola perché si è proiettata al di sopra di ogni sindacabilità da parte delle Isituzioni. Servendosi dei canali interbancari della Clearstream, le Banche, grazie a sistemi ADER o triangolazioni di conti, si sono impossessati dei fondi neri di moltissime imprese, ricattandole: ovviamente nessuno può sottrarsi all’intimidazione perché sarebbe come ammettere una colpa.
La truffa è così ben congeniata che ormai credono di essere nel pieno diritto di farla, e l’ovvia complicità dei politici in tali operazioni “poco trasparenti” si rivela un’arma a doppio taglio: oltre a delegittimare una classe politica corrotta, proprio com’è accaduto in Italia nel1992, essa rende queste Entità economiche ancora più inattaccabili. Anche se un giorno qualcuno decidesse di denunciare il meccanismo, chi mai controllerebbe le movimentazioni dei conti, o difenderebbe le istituzioni che dovrebbero giudicare la rapina senza un’identità Nazionale, senza la forza dello Stato-Nazione libero e sovrano. Una denuncia delle Banche, dei conti Ader e della rapina dei fondi neri, non farebbe che trascinare nel baratro la classe politica che, corrotta, ha consentito la realizzazione di questo tipo di operazioni, andando a tutto vantaggio delle Banche stesse. Assistiamo dunque ad un salto di qualità nello stile di tali manovre, perché vengono fatte per raggiungere determinati scopi, sono più spietate perchè “bifronti”, dalle quali non ci si può divincolare. La ragnatela è stata intrecciata, e le prede sono state imprigionate, perché vittime del denaro.