Motore di ricerca

10 giugno 2006

La conoscenza renderà gli uomini liberi

Etleboro ha raggiunto l’avv. Marco Della Luna di Mantova, Italia, noto per il suo recente saggio €uroschiavi, nel quale mette a nudo i meccanismi giuridici ed economici mediante i quali lo Stato viene svuotato di ogni autonomia politica e trasformato in strumento di spremitura fiscale dei cittadini.

Avvocato, secondo Lei esiste davvero un problema di occultamento della conoscenza nel mondo?
Direi che è esistito sempre. Le asimmetrie conoscitive vengono non solo sfruttate, ma anche prodotte. Mantenere riservate conoscenze scientifiche, tecnologiche, finanziarie, è sempre stata una fonte di profitto e uno strumento di dominio. Pensate solamente ai lunghi secoli delle scoperte geografiche, durante i quali le conoscenze sulle rotte nautiche erano tenute gelosamente segrete, e così pure le carte nautiche. I custodi delle carte e i depositari di questi segreti, se li violavano, erano passibili di pene severissime. Grandi capitali venivano investiti nella ricerca delle rotte e nella cartografia, e chi li investiva voleva tenere per sé il frutto di queste scoperte. Da quando la conoscenza della geografia mondiale è divenuta pubblica e libera, tali segreti non esistono più, e tutti possono usare liberamente quelle conoscenze, per spostarsi sugli oceani. Ma ora esistono altre conoscenze segrete di grande valore economico…

Quindi Lei ritiene che il mantenimento del segreto sia inevitabile?
No, i segreti possono essere divulgati. Io ritengo, anzi osservo, come tutti possono osservare, che è economicamente inevitabile e razionale che chi abbia una conoscenza privilegiata si sforzi di impedire la sua propalazione.

Come si applica ciò al motore Tesla?
Il motore Tesla, se ho ben capito, consente di produrre energia con un costo minimo e senza bisogno di combustibile fossile, come il petrolio e il carbone. E’ ovvio, quindi, che gli enormi interessi e i giganteschi poteri che stanno dietro al cartello oligopolistico del petrolio, ossia l’Opec, nonché l’industria petrolifera, abbiano fatto il possibile e continuino a fare il possibile per impedire che si diffonda la conoscenza tecnologica che consente la costruzione di questo motore.

Ma, secondo Lei, coloro che si oppongono alla diffusione di questa conoscenza, non hanno un qualche diritto a farlo? Oppure commettono un reato?
Vi sono molte cose che essi possono lecitamente fare, entro i limiti della legge penale e civile ordinarie. Ad esempio, in quanto sono proprietari di information media e i finanziatori di convegni e studi scientifici, possono far sì che questi media, questi convegni e questi studi non parlino della tecnologica in questione. La congiura del silenzio. Peraltro, se consideriamo che così facendo essi di fatto impediscono la soluzione del problema dell’inquinamento e delle malattie da inquinamento nel mondo,che mietano decine di migliaia di morti (il motore Tesla, non essendo inquinante, eliminerebbe quasi tutto l’inquinamento da combustione), si potrebbe configurare un crimine contro l’umanità. Quindi forse la congiura del silenzio, la censura, dati i suoi effetti, può configurare un crimine. Sarebbe opportuno che la Corte Internazionale di Giustizia fosse messa in grado giudicare simili comportamenti. Certamente, questo è un problema complesso, che merita studio approfondito.

Lei sarebbe disposto a collaborare in una iniziativa di studio e di pressione internazionale in tale senso?
Di fatto, lo sto già facendo, anche con Etleboro, che sovente mi consulta sulle materie in cui posso contribuire. Del resto, i miei libri sono tutti contributi su questa linea. Ed Etleboro mi sembra sempre più strutturata, dal canto suo, per combattere questo tipo di battaglia. Ora mi risulta che abbia anche acquisito il sostegno e la collaborazione di diversi industriali, anche per realizzare i progetti monetari da me a suo tempo suggeriti, e quelli tecnologici del tipo del motore Tesla.

Vuole schematizzare il suo punto di vista generale, come espresso in Euroschiavi e Le Chiavi del Potere?
Posso dire, a mo’ di introduzione, che siamo stati ‘educati’ a concepire l’evoluzione storica della società come un progresso da forme di potere monarchiche, oligarchiche, autocratiche, basate sulla forza e sull’imposizione, verso forme democratiche, basate sul consenso, sulla partecipazione popolare, sulle garanzie, sui diritti, sull’eguaglianza e la libertà.
Questa storia va riscritta, in un sistema globale come il nostro, dove disparità, conflitti e povertà crescono, mentre nonostante il diffondersi dei sistemi democratici, si impongono poteri forti sovranazionali di tipo privato, monopolistico e tecnologico, che concentrano in sé le risorse e le capacità di profitto. Il sovrano assoluto aveva sì un potere autocratico, ma per esercitarlo doveva mettersi in gioco: era esposto. Tutti vedevano che era lui ad esercitarlo, con una ristretta cerchia di nobili. Se contraeva debiti, indebitava la corona, se stesso. Una rivolta popolare poteva rovesciarlo. Se il suo regno veniva sconfitto in guerra, egli stesso era sconfitto. Rischiava in prima persona. Vi era una solidarietà oggettiva tra lui, la terra, il popolo. Inconvenienti seri, dunque, ai quali, nel tempo, sono stati trovati rimedi sempre più efficaci.

Nel tempo, quella solidarietà è stata sciolta I sovrani, o meglio i detentori del potere sovrano, hanno gradualmente imparato ad evitare i rischi, a mantenere i privilegi del potere eliminandone gli svantaggi, a usare il potere senza mettersi in gioco.
Soprattutto, hanno oramai da decenni (e questa è la vera globalizzazione) dissociato i propri destini e le proprie fortune da quelli dei popoli e delle terre da loro governate: la prima globalizzazione (e ciò è avvenuto parimenti anche per il capitale, che è diventato footloose, sganciandosi dal territorio, spostandosi liberamente tra i vari Stati, disinvestendo, chiudendo e licenziando dove rende meno, reinvestendo e dando lavoro dove rende di più. Non rischiano più in prima persona. Non appaiono nemmeno più con la propria faccia. Hanno concesso al popolo la democrazia nella gestione dello Stato, ma dopo aver trasferito gli strumenti di potere dallo Stato ad altre organizzazioni. Si servono di parlamenti o governi elettivi, ‘democratici’, di cui condizionano l’elezione e la permanenza attraverso la finanza e i mass media di loro proprietà.

La sento, a dir poco, scettico sul sistema democratico-rappresentativo… non si aspetta una possibile azione correttiva della politica rispetto alla spietate ed egoistiche leggi dell’economia?
No. I parlamentari sono strapagati per non rappresentare il popolo, si interessano solo di essere rieletti per mantenere la poltrona, i privilegi. E per esser rieletti devono obbedire alle segreterie dei partiti, da cui dipendono per essere candidati. Il popolo, d’altronde, non sa praticamente nulla di costituzione, leggi, economia, programmi dei governi. Vota senza alcuna consapevolezza. Esso, con la democrazia e i parlamenti, crede di detenere ed esercitare il potere, quindi si sente responsabile delle conseguenze del suo esercizio (perlomeno sente questo come legittimo), e soprattutto per i debiti che contrae, che contrae sempre di più, e per cui sempre più deve lavorare e rinunciare, per pagare tasse causate dall’indebitamento pubblico e dai suoi effetti impoverenti per l’economia. Ponete mente a questa tendenza di fondo degli ultimi decenni e del presente: si lavora sempre più intensamente, si produce crescenti quantità di beni e servizi, ma sempre meno per godere di questi, per migliorare la qualità della vita; e sempre più per far fronte a tributi, interessi, rimborsi di debiti, tariffe e prezzi monopolistici.
Più precisamente, una parte sempre minore del reddito viene spesa in cambio di qualcosa (beni e servizi), mentre una parte sempre crescente deve essere ceduta in cambio di niente, ossia per pagare interessi su prestiti in realtà mai realmente erogati e su debiti, pubblici e privati, che sono nulli perché contrari alla legge e alla Costituzione, o per pagare rendite di posizione, come sovrapprezzi sempre più esosi, imposti da oligopolisti e monopolisti quali l’Opec.
Questo trasferirsi della spesa dalla spesa per qualcosa alla spesa per un nulla, è il vero meccanismo dell’impoverimento, della perdita graduale e incessante del potere di acquisto della gente, a favore di un aumento di ricchezza e potenza del sistema bancario.
Ma gli uomini che devono lavorare (e sempre di più) per procurarsi denaro che poi devono cedere ad altri (sotto forma di tasse, interessi, rate) in cambio di nulla (salvo quanto serve per vivere), sono uomini che lavorano gratis. E gli uomini costretti a lavorare gratis sono definiti da un preciso vocabolo: schiavi.
Ciò che chiamiamo democrazia, è in realtà una steganocrazia (da stéganos, copertura, tetto), ossia un potere nascosto, che si regge sul fatto di celarsi, di non essere capito e conosciuto e accettato.

Ma, se le cose stanno così, che cosa può liberare l’uomo dalla schiavitù?
La conoscenza. Di sé stesso, degli altri, dei rapporti psichici ed economici, della tecnologia.
E, in effetti, il potere poggia, storicamente, su tre pilastri: i meccanismi del profitto, i meccanismi della persuasione, i meccanismi della regolazione dei rapporti – tre pilastri, cui corrispondono tre campi del sapere e della tecnica applicata: l’economia, la psicologia collettiva (includente l’informazione pubblica e la religione, come instrumentum regni), il diritto (la legislazione e la giurisdizione). Solo che l’insegnamento pubblico (ossia quello accessibile alla generalità delle persone) di queste tre discipline è organizzato in modo tale da tenerle separate, così da strutturare, nei loro rispettivi cultori, formae mentis chiuse su sé stesse, e da prevenire che chi le studia possa arrivare a una loro visione di insieme, che possa capire a che cosa effettivamente ciascuna di esse serve, integrandosi con le altre, ai fini del potere.