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28 luglio 2006

"E' uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo..."

Un'intervista a Tom Bosco, direttore della Testata Nexus Italia, per darvi una finestra sul mondo dell'informazione non ufficiale.

D:Signor Bosco, che cosa Nexus intende portare alla luce?
R:Nella sua dichiarazione di intenti, la rivista riconosce l’importanza dell’incredibile momento storico che tutti noi stiamo vivendo, visto come una sorta di salto evolutivo del genere umano nel suo complesso, pur con tutti i problemi ed avversità che questo processo comporta. Quello che NEXUS si propone di fare è semplicemente selezionare e presentare un genere di informazioni che normalmente non vengono trattate dai media tradizionali, informazioni potenzialmente utili e in molti casi devastanti per un certo tipo di visione della realtà. Storia nascosta, archeologia proibita, cospirazioni internazionali; terapie mediche efficaci contro innumerevoli malattie, molte delle quali considerate incurabili, eppure contestate e/o deliberatamente soppresse; tecnologie free energy, una delle tematiche di punta della rivista, senz’altro una delle prime ad introdurre questo argomento nel panorama editoriale nazionale; antigravità e altre tecnologie potenzialmente rivoluzionarie; e poi anche UFO e civiltà extraterrestri, argomenti purtroppo parzialmente screditati ma a mio avviso di grande rilevanza. Insomma, NEXUS non si propone come un vangelo, bensì come una possibilità per il lettore di acquisire un certo genere di informazioni, lasciandolo del tutto libero di scegliere cosa fare con esse. Anche per questo, NEXUS non ha legami con alcuna ideologia od organizzazione religiosa, filosofica o politica.

D:In che modo il vasto pubblico risponde dinanzi a tematiche non trattate dalla stampa ufficiale?
R:Il vasto pubblico non viene affatto a conoscenza di queste tematiche, o ne viene a conoscenza solo parzialmente: ma c’è un pubblico di nicchia, affamato di informazioni “vere”, che rappresenta il popolo degli affezionati lettori di NEXUS e aspetta pazientemente due mesi per leggersi l’ultimo numero della rivista, affolla entusiasta i convegni che organizziamo periodicamente, visita il nostro sito (www.nexusitalia.com) e dialoga sul forum, e soprattutto (quando lo ritiene appropriato) cerca di trasmettere queste idee e queste informazioni presso amici, conoscenti, colleghi, parenti, contribuendo in qualche modo a veicolarle anche presso il cosiddetto “vasto pubblico”. Non dimentichiamo che NEXUS non può competere come tiratura e diffusione con altre riviste patinate e altisonanti, distribuite in centinaia di migliaia di copie da grandi gruppi editoriali. Sul genere di “informazioni” pubblicate da queste riviste, naturalmente, ci sarebbe molto da discutere…

D:Secondo lei, i tempi sono maturi per divulgare quella che molti considerano "la scienza negata" ?
R:Non solo sono maturi: a mio modo di vedere siamo in ritardo di almeno un secolo…

D:Nexus ha ripreso con molto interesse la discussione del motore ad acqua sollevata dalla Etleboro. Lei crede nella concreta realizzazione della Joe Cell?
R:Be’, siamo stati i primi a parlarne svariati anni fa e l’abbiamo fatto con diversi articoli; personalmente credo che possa funzionare, ma aspetto di poterne esaminare personalmente una funzionante secondo i criteri enunciati dal manuale di costruzione. In base alla mia esperienza, molti si sono dedicati alla realizzazione della cella senza averne realmente compreso il principio di funzionamento: probabilmente si aspettavano un congegno che producesse idrogeno, o qualcosa del genere… ad ogni modo sto seguendo la costruzione e l’attivazione di due celle di Joe, e conto di farmi presto un’idea ben precisa sul loro potenziale.

R:La diffusione di meccanismi che creino o catturino una "nuova energia" che prospettive potrebbe creare per il tipo di società in cui oggi viviamo?
D:A ben pensarci, le prospettive andrebbero ben al di là della semplice autonomia energetica, che comunque significherebbe l’autonomia e la possibilità di esercitare davvero il libero arbitrio a livello individuale: una rivoluzione di tale portata comporterebbe anche un ripensamento, una revisione di tutti o gran parte dei paradigmi attualmente radicati nella società e negli individui che la compongono, e non soltanto a livello scientifico ma anche, se vogliamo, filosofico. Tutto il “progresso” tecnologico viene da decenni (se non addirittura secoli) incanalato in direzioni ben determinate da una ristretta élite di potere con ramificazioni nel settore economico-finanziario, politico, accademico, etc. Un esempio di quanto sopra lo possiamo trovare nel settore aeronautico: il primo volo a motore è quello ad opera dei fratelli Wright, nel 1903; poco più di un decennio più tardi, l’aereo era passato dalla sua fase embrionale ad applicazioni belliche (sotto forma di caccia, bombardieri, ricognitori, etc.) nel corso della Prima Guerra Mondiale; dopo un ulteriore sviluppo negli anni ’30 (aerei postali, trasporto passeggeri, la prima trasvolata atlantica ad opera di Lindbergh, le crociere atlantiche di Italo Balbo, etc.) abbiamo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e qui si osserva un balzo tecnologico senza precedenti, laddove nel 1940 molti caccia di prima linea erano ancora dei biplani e nel 1944, appena quattro anni dopo, i primi reparti di caccia e di bombardieri a reazione solcavano i cieli: un’accelerazione tecnologica incredibile (per non parlare dello sviluppo missilistico che, poco più di due decenni dopo, avrebbe consentito all’uomo di mettere piede sul suolo lunare… o almeno così dicono). Ma da quel periodo è ormai trascorsa una sessantina d’anni, e in buona sostanza la tecnologia aeronautica ha certamente fatto notevoli progressi, in particolare nei sistemi di propulsione, nell’avionica e nei materiali, ma gli aerei che oggi solcano i cieli non sono troppo diversi da quelli di allora. Quello che sto cercando di dire è che se i progressi tecnologici in campo aeronautico avessero davvero seguito il loro corso naturale, oggi ci sposteremmo su velivoli antigravitazionali, con sistemi di propulsione rivoluzionari e non più basati sulla combustione; non avremmo bisogno di enormi piste di atterraggio per jet commerciali da centinaia di passeggeri, né di elefantiache e costose strutture aeroportuali, e le stesse barriere doganali non avrebbero più alcun senso. Ma naturalmente questo scenario sarebbe inviso a quella ristretta élite che, al contrario, ha tutto l’interesse a mantenere una struttura di controllo sulla popolazione dell’intero pianeta. In altre parole, ogni “progresso” tecnologico è pilotato e sviluppato in funzione dell’agenda di questi psicopatici, e questo naturalmente vale in particolar modo per il sistema energetico. Molti segnali mi fanno pensare che siamo vicini ad un cambiamento epocale, e che nei prossimi mesi ne vedremo delle belle.

D:Cosa pensa lei della strategia di diffusione tra le imprese della Joe cell di cui la Etleboro si sta facendo promotrice?
R:Ne penso ogni bene possibile. L’importante è acquisire risultati documentabili e diffonderli, magari studiando qualche innovativa strategia di comunicazione.

D:Che cosa attualmente crede si possa fare per minare il sistema energetico e portare il mondo verso la free energy?
R:Personalmente mi dedicherei allo sviluppo industriale di due o tre progetti selezionati (nel campo dei magneti permanenti, in quello dell’implosione, etc.) magari attraverso una cooperativa, un gruppo di persone volenterose e determinate a ingegnerizzare un sistema facile da costruire, compatto, efficiente e affidabile, da vendere in semplici kit di montaggio a prezzi stracciati. Sarebbe interessante vedere come reagirebbe il grande pubblico di fronte a un evento del genere…

D:L’Italia ha le capacità e la cultura per costruire un futuro libero dalle lobbies di potere?
R:Mi piacerebbe rispondere positivamente, ma se mi guardo intorno mi riesce difficile immaginarlo: mi sembra di vivere in un incubo orwelliano, in mezzo ad una popolazione di narcotizzati, un paese dove è accaduto e continua ad accadere l’inimmaginabile, eppure… dopo aver toccato il fondo, si è cominciato affannosamente a scavare! In virtù dei miei viaggi all’estero, ho sempre pensato che l’Italia, potenzialmente, sarebbe il paese più bello del mondo, un posto dove davvero varrebbe la pena di vivere: una grande cultura, un territorio di una bellezza straordinaria, un popolo allegro ed ingegnoso capace delle più grandi imprese e delle più incredibili realizzazioni. Purtroppo invece siamo un popolo fondamentalmente diviso e inconsapevole, abilmente e cinicamente manipolato dalle varie strutture di potere economico, religioso e politico, e incapace di prendere in mano il proprio destino. Basta accendere la televisione, guardare le facce e ascoltare le menzogne di quei personaggi ripugnanti e mediocri che si alternano al governo di questo paese, di qualunque colore politico essi siano. Il livello di corruzione di questi immondi individui è inconcepibile, e purtroppo questo cancro ha da tempo attecchito nel tessuto sociale. Ciò non toglie che esistono numerosissimi italiani davvero in gamba, e semmai l’Italia riuscirà a costruirsi un futuro di libertà e di prosperità, lo si dovrà a questi cittadini consapevoli, ingegnosi e risoluti.

D:Vuole aggiungere qualcosa?
R:Semplicemente augurare ogni successo alle iniziative di cui Etleboro si è fatto portatore, gran parte delle quali rispecchiano la stessa filosofia di NEXUS. Come si dice? “È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo…”