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14 luglio 2006

Le guerre fomentate dall'ONU

L'ONU che scorta i Mujaidin in Bosnia
In un boato silenzioso è iniziata la guerra più spietata e sporca che sia mai esistita, senza che sia stato davvero chiarito cosa abbia dato scatenato il primo attacco.

Lo scoppio di una guerra in una zona così critica e problematica dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che i diplomatici e i governi delle Potenze globali non sono all'altezza di affrontare una vera crisi internazionale, perché vanno a scontrarsi con una realtà che non potranno mai capire. Sono paesi questi, in guerra da un'eternità, vivono in una tale precarietà, affrontando crisi energetiche e di sussistenza che se si ripetessero nelle nostre evolute società, si creerebbero dal nulla sterminate fosse comuni. Non conosciamo questa guerra, né la sua storia, e nonostante tutto ci arroghiamo il diritto di interferire con essa, senza sapere che siamo stati proprio noi a volere quell'eterno odio e a far sì che si mantenesse sempre vivo in questi anni.

Assistiamo ora all'autodistruzione dei popoli del medioriente, che si stanno lacerando e divorando a vicenda per sopravvivere, solo perché ciò consente alle lobbies bancarie di garantire che il sistema finanziario non imploda su se stesso, rivelando così la grande truffa che lo regge. La pericolosa miccia del conflitto israelo-palestinese è destinato così ad espandersi in tutto il Medioriente, coinvolgendo direttamente o indirettamente i paesi arabi, la Russia e la Cina. Infatti, nonostante sia stato riportato all'attenzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu il dossier dell'Iran, le due potenze non hanno confermato la loro precedente posizione contraria a qualsiasi tipo di sanzione per il mancato rispetto della risoluzione: evidentemente la guerra si è spostata dall'Iran verso il Libano.

Se non sono state chiarite le cause dell'attacco è perché a questa guerra ha senz'altro contribuito la comunità internazionale, personificata dall'Onu o da altri organismi sovranazionali, che hanno fomentato odi e esasperato le già precarie condizioni di vita dei popoli palestinesi, hanno permesso che si erigesse un muro per aizzare il fondamentalismo, hanno tolto l'acqua ai popoli arabi. Questa guerra infatti viene combattuta per l'oro blu, per l'accaparramento delle scarse risorse idriche del Medioriente, che sono controllate attualmente dalla Cisgiordania, il pozzo di Israele, e dalla Turchia. Questa, in particolare, rappresenta la superpotenza dell'acqua nel Medioriente, in quanto con le sue dighe in Anatolia, tra cui la Diga Ataturk, controlla il flusso dei fiumi nella Mesopotamia, e ha da poco tempo avviato un progetto per la costruzione di ben venti dighe e altrettante centrali idroelettriche. Per tale motivo possiamo far risalire la data dello scoppio del conflitto al momento il cui il governo Cisgiordano tentò di deviare il corso del fiume Giordano, la cui portata viene aatualmente sfruttata per il 60% da Israele nonostante solo il 3% attraversi il suo territorio. Nel 1993 gli accordi di Oslo hanno assicurato ad Israele il controllo dell'acqua della Cisgiordania, mentre ai palestinesi è stato consentito di scavare un numero limitato di pozzi, che prendano acqua dalle falde possedute da Israele. A questo occorre aggiungere che la maggior parte dei pozzi della striscia di Gaza si stanno prosciugando, obbligando il popolo palestinese a comprare l'acqua dissalata dai ricchi paesi petrolieri dell'Arabia. Il risultato è ovviamente che i palestinesi possono vedersi privare dell'acqua, già data con il contagocce, e dei mezzi di sussistenza da un momento all'altro, nel pieno rispetto degli accordi internazionali. Ora, in un periodo di piena crisi ed emergenza idrica data la volontà della Turchia di vendere l'acqua ad altri partner, il Libano potrebbe fornire ad Israele le acque del fiume Hasbani.

La guerra per l'acqua, significa guerra per la sopravvivenza, e chi manovra i fili dall'esterno questo lo sa benissimo, e sfrutta a proprio vantaggio tale situazione di debolezza. Ancora una volta dunque l'operato dell'Onu va ad insinuare il verme dell'odio: la sete e la disperazione sono le armi più subdole e aberranti che possano essere utilizzate contro un popolo reso povero per volere delle potenze occidentali. Ma tutto questo è storia già vissuta, essendo molto simile a quanto è stato fatto alla Jugoslavia. L'Onu allora scortò e protesse i combattenti Mujaidin che giunsero da tutto il mondo musulmano per difendere i fratelli in una Guerra Santa. Quando poi cominciarono a tagliare la gola a cittadini civili serbi, si disse che i Serbi erano macellai, sbucando poi, una dopo l'altra, decine di fosse comuni, forse lì da decenni per via della secolare pulizia etnica che viene fatta nei Balcani. Hanno scatenato un inferno che ha portato la distruzione di un'economia e di un popolo, ora già si paventa l'ipotesi di un probabile omicidio del Presidente Milosevic, dato che nessuna reale prova era stata prodotta sino allora.

Questa guerra è già iniziata da tempo, e siamo stati noi ad attaccare, e ora la più piccola azione che verrà fatta sarà ampliata e ingigantita dai mass media per dare l'idea del conflitto globale come grande spettacolo. Le basi ora sono tutte in massima allerta e, allo stato attuale potremmo assistere a qualche eclatante inaspettato evento, come ad esempio qualche azione in Francia. Il motivo potrebbe essere il fatto che l'America e le lobbies bancarie sono fortemente interessati all'entrata in Europa della Turchia. Questo potrebbe portare ad una islamizzazione della Francia, il che complicherebbe totalmente la situazione. Tale rischio è attuale e non è certo sfuggito a coloro che hanno investito i propri soldi nella Francia. Il fatto che Eurotunnel si trovi ora sull'orlo del fallimento, conferma ancor più i sospetti si una vera e propria fuga dei capitali dalla società transalpina, perché evidemente l'affare è divenuto rischioso, e tutti sanno benissimo che qualcosa accadrà.
Questa in realtà è solo una grande sceneggiata, la cui fine non si intravede ma gli attori sono talmente impazziti che potrebbe davvero precipitare la situazione in una trappola senza uscita. Insomma, chi sono i nostri giudici, quelli che in questo momento dovrebbero difenderci? Ma se non sono riusciti a fare un equo processo a Milosevic senza ammazzarlo con continui sabotaggi, cosa possiamo aspettare da loro? Carla del Ponte è un giudice fallito e dovrebbe in realtà tornare a fare la casalinga; i loro fondi dovrebbero essere congelati e i loro beni espropriati, e tutto questo comunque non basterebbe a ripagare del grande male che hanno fatto. Allora sarebbe meglio che Prodi ci faccia capire dove sta portando l'Italia perchè vogliamo sapere se dobbiamo continuare a mandare i nostri eserciti a combattere per l'Eni o le Banche, per poi regalare medaglie d'oro al valore, e un funerale di Stato, dimenticando però quei militari che hanno chiesto il risarcimento e le cure per i danni provocati dall'Uranio impoverito. Per quello che hanno visto e poi hanno chiesto sono stati trattati additati, usati e poi gettati via come se fossero merce di scambio.

Questo è il fallimento degli organismi internazionali, dei governi che cooperano per lo sviluppo e la pace, dell'Europa nata per l'unione dei popoli, dell'Onu, che probabilmente non è mai esistita come Unione delle Nazioni. Come ha dichiarato da tempo il Presidente Chavez, anche se la sua voce non è stata ascoltata, è giunto il momento di prendere coscienza delle profonde responsabilità della nostra politica estera. Occorre ora sedersi di nuovo intorno ad una tavola rotonda e riscrivere i Patti di Bretton Woods, basato sul concetto di "controvalore della moneta" imperniato sulle reali risorse e potenzialità di crescita di uno Stato.