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30 settembre 2006

La parola agli Imprenditori della Tela

Lorenzo de Curtis è un piccolo imprenditore che ha deciso di intraprendere l'esperienza della Tela, per cercare la collaborazione con le imprese e la condivisione delle conoscenze. Ha rilasciato per la Etleboro un'intervista nella quale senz'altro ha lanciato un messaggio agli imprenditori che, in balìa del libero mercato, vogliono trovare la loro dimensione e la loro competitività senza perdere la propria identità.



D: Di cosa si occupa la sua attività imprenditoriale?
Lorenzo de Curtis
R: la mia piccola azienda (ora siamo in sette ma eravamo arrivati a venti nel 1995) è stata da me fondata nel 1989 e produce tastiere a membrana, un prodotto di nicchia del settore elettronico. Il procedimento ha come fulcro il processo serigrafico ma gestiamo anche la progettazione fino alla lavorazione meccanica e l’assemblaggio definitivo dei prodotti.
Negli ultimo anni ho iniziato a studiare tutto ciò che riguarda l’energia con discreti risultati concreti.
Grazie ad Etleboro, che mi ha dato la spinta finale, ho iniziato la sperimentazione e la produzione della cella di joe. Ho iniziato gli studi sulla cella da tre anni seguendo gli articoli trovati su Nexus, ed ora ho già qualche apprezzabile risultato.
Nel 1995 ho iniziato una feroce battaglia fiscale basata sulla dichiarata, attraverso la stampa ufficiale, disobbedienza civile. Il nocciolo della lotta è il dichiarare, rispettando le ingiuste e assurde leggi, le tasse da pagare e poi non pagarle dichiarandolo.
Questo mi ha portato a scoprire molte cose come per esempio un discreto numero di leggi che tutelano il cittadino ma al quale, tutti, compresi anche i commercialisti, le nascondono.
Ho anche con l’occasione studiato la nostra costituzione italiana la quale, fondamentalmente, è un documento a mio avviso perfetto e scritto da gente di buona volontà. Se si fosse seguita questa guida legislativa senza tutti gli inciuci e criminose maialate fatti ad arte in seguito, potremmo ora quasi aver realizzato un'altra età dell’oro.

D: Come ha conosciuto la Etleboro e cosa l'ha spinto a mettersi in contatto con lei?

R: quando ho letto i primi articoli di Etleboro ho sentito subito una forte empatia. E’ stata una forte emozione credo al limite della commozione in quanto percepivo dietro a quelle righe un gruppo di persone mosse dall’amore verso il giusto, l’efficienza e la bellezza e mi sono sentito un po’ meno solo. Persone fiere di essere esseri umani a caccia di liberta e autonomia personale basate sul rispetto verso gli altri e verso questa povera terra martoriata. Inoltre vedere Tesla a me fa sentire sempre i brividi in quanto io vivo spesso nel suo mondo e cerco di capire il suo pensiero.


SegnoD: Lei, in qualità di imprenditore, perché ha deciso di aderire alla Tela?

R: la tela e iniziative simili, sono forse l’unica speranza per la gente di buona volontà.
Come spiegavo sopra, al primo punto di questa intervista, nel 1995 e nel pieno sviluppo della mia piccola azienda, ho scoperto quanto marciume, legato al sistema fiscale, bancario e statale, che sono tutti collusi in una grande associazione a delinquere, c’è in giro e col quale una azienda è costretta a collaborare se vuole vivere. Non accettando questa situazione, a malincuore, in quanto amo tantissimo il mio lavoro, ho deciso di ridurre al minimo e di iniziare la lotta.
Pertanto, sia per vivere e forse riprendere lo sviluppo ma anche per continuare la lotta, la tela mi sembra un supporto indispensabile.

D: Crede che questo progetto costituirà un valido strumento per le imprese?

R: credo che se si continua con lo spirito che ci si è proposti, se si rimane flessibili per eventuali modifiche eventuali necessarie scoperte in corso d’opera e si guarda spietatamente alla concretezza e non alle fumose e sterili discussioni, la cosa sarà un valido strumento per le aziende che potrebbero veramente fiorire anche solo per una sana sinergia.

D: Gli imprenditori si sentono abbandonati, e dunque cosa cercando che non trovano nelle istituzioni?

R: dire che gli imprenditori si sentono abbandonati la considero quasi una eresia in quanto è tutto molto peggio. Gli imprenditori si devono costantemente difendere dagli attacchi della prima menzionata associazione a delinquere.
Se gli imprenditori non si cautelano giorno per giorno da questa banda di criminali, chiudono in poche settimane. La pressione e la concorrenza della altre aziende sono diventate oramai particolari quasi irrilevanti rispetto alle azioni distruttive delle istituzioni.

D: Condividere le esperienze e cercare lo scambio di informazioni e risorse può secondo lei aiutare la sperimentazione delle piccole imprese, o renderle più forti?

R: assolutamente si. Considerando quanto scritto prima, credo che nella sinergia vi sia il 70% delle possibilità di sopravvivenza e di crescita. A volte ci sono studi e sperimentasioni che arrivano molto avanti e si bloccano per una sciocchezza, pertanto, la probabilità di successo aumenta in maniera esponenziale in funzione del numero di cervelli che collaborano positivamente alle cose.


D: Che prospettive lei vede per l'imprenditoria italiana?

R: la mia visione è profondamente macabra. Qui vanno avanti, per ora, solo le aziende marce legate all’ associazione a delinquere. Vanno forte, anzi fortissimo, per esempio quelle aziende che stanno mettendo a punto i sofisticati sistemi di controllo che il sistema bancario intende usare in futuro basato sulla tecnologia del trasponder, oppure quelle aziende che si occupano di transgenico o nanotecnologia.
Anche le aziende che garantiscono il divertimento attraverso la perversione non stanno male. Tutti gli altri, che garantiscono qualcosa di sano e indispensabile, subiscono in continuazione attacchi feroci.

D:Vuole aggiungere qualcos'altro?

R: ci sarebbe tanto ancora da dire ma il tempo vola. Vorrei solo aggiungere che dobbiamo continuare ad avere il coraggio e la costanza di trovarci, riconoscerci e conoscerci e puntare a sviluppare i punti positivi che abbiamo in comune.
Dobbiamo ferocemente continuare a dire quello che ci sentiamo di dire in quanto ho visto, attraverso la mia battaglia fiscale, che l’attacco è spesso la miglior difesa e noi dobbiamo difenderci da questi brigantelli, anche un po’ assassini quando serve,
e sparargli in faccia la verità, nella giusta maniera e con il massimo di ironia. Per loro questo è un attacco irresistibile. Credo comunque che verranno schiacciati a breve.