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05 ottobre 2006

I 5 euro della Libertà


Quella del 2007 sarà sicuramente ricordata negli anni come la manovra più sbagliata da varare, ma la più giusta dato lo stato disastrato dei conti pubblici e le scadenze di Maastricht alle spalle. È stata preannunciata con tutte le cautele del caso, in quanto subito si è detto che non sarebbe risultata attraente per gli Italiani, che tuttavia devono essere disposti al sacrificio in nome del proprio Paese. Si è parlato di giustizia sociale e di redistribuzione del reddito, ma soprattutto di riduzione del cuneo fiscale mediante la riduzione nei prossimi mesi, o nei prossimi anni, dell'Irap per le imprese.

L'art.18 della manovra infatti concede uno sconto sulla base imponibile Irap alle imprese che assumano lavoratori a tempo indeterminato, sconto che tuttavia non è dovuto se si cumula con altri benefici concessi per la stessa imposta. A questa norma è stato dato un grande significato politico, perché molti già vedevano il lei uno spiraglio per l'eliminazione dell'imposta più infame emanata in questi ultimi 10 anni che grava soprattutto le PMI.
Al momento della redazione della manovra era in corso una causa presso la Corte di Giustizia Europea contro l'Irap che avrebbe non solo messo in discussione l'esistenza dell'imposta, ma avrebbe dato diritto al rimborso a circa 141 000 imprese e lavoratori autonomi che avevano presentato ricorso, per una cifra complessiva che vale un pezzo dell'intera manovra. Una speranza questa che trovava fondamento nel fatto che le prime conclusioni degli avvocati europei erano a favore per una sua eliminazione.
In fin dei conti il taglio dell'Irap, e così del cuneo fiscale, è stato usato come apparente carta vincente della "giustizia sociale" del governo, che ha illuso i suoi contribuenti su un possibile taglio progressivo. Parliamo di illusioni perché dopo 5 giorni dall'annuncio della Finanziaria è arrivata la notizia che gela un po' tutti: l'Ue dichiara l'Irap un'imposta legittima e assolutamente non contraria contro all'art.33 della sesta direttiva CE, che vieta ai governi di emanare imposte simili all'IVA.

Questo risultato è stato sicuramente viziato e manipolato, per stessa ammissione di molti analisti, per tenere conto delle esigenze di gettito dello Stato, della "salute" delle nazioni. In altre parole, dire che l'Irap è illeggittima avrebbe significato il fallimento della manovra, se non proprio dello Stato, perché si sarebbe dovuto dire addio a 26 miliardi di euro tutto di un colpo.
Se si considera come è strutturata l'Imposta Regionale sulle Attività produttive - ricordiamo emanata per "riordinare" il sistema fiscale e portare l'Italia in Europa - non si può che notare la palese somiglianza all'IVA, anche senza conoscere nulla di diritto tributario.
Lo dice la parola stessa, ossia va a colpire le "attività produttive" - si noti attività produttive e non reddito" - che sono svolte mediante una organizzazione, e si calcola sulla differenza tra il valore della produzione e i costi per produrla, ad esclusione di interessi e costi per il personale: praticamente colpisce il "valore aggiunto" della produzione. Detto questo non credo che serva dire altro, è una duplicazione di imposta e basta, a prescindere che non è "stata ideata per colpire il consumatore finale", che poi di fatto lo colpisce.
Non solo, l'Irap da tempo è definita incostituzionale sulla base dei principi dell'ordinamento interno, perché non rispetta le regole della capacità contributiva. In poche parole ha come presupposto non un valore patrimoniale, ossia utile o reddito come è per l'Irpef, ma una potenziale capacità di una struttura di produrre un valore, cosa che non è inclusa nel concetto di "capacità contributiva" dell'art.53 della Costituzione. Inoltre, poiché non ammette la deduzione dei costi del personale, tassa in capo all'imprenditore il reddito del lavoratore: lo stesso reddito viene tassato due volte. Ecco perché è definita "infame", perché senza una giustificazione logica va a gravare sulle piccole e medie imprese che producono un valore aggiunto, che danno un effettivo contributo alla produzione di beni e servizi, e non fanno solo girare l'economia comprando e vendendo. Come se ciò non bastasse, le Regioni ne fanno un grande uso, perché il gettito, raccolto dallo Stato, viene poi ad esse ritrasferito.

L'Irap e le spese sanitarie regionali
Elaborazioni UIL di dati di bilancio preventivo

Sono 10 anni ormai che si cerca di far valere la "giustizia sociale", la Corte Costituzionale ha sempre respinto queste argomentazioni, e per questo si sperava nella causa presso la Corte di Giustizia Europea, per dare finalmente una svolta a questa situazione insostenibile.
Questo precedente era tanto atteso perché avrebbe dato il giusto impulso ad una modifica legislativa, così com'era stato tempo fa per l'anatocismo: allora fu una sentenza della Corte Costituzionale a fermare il braccio del governo e della Banche che stavano distruggendo gli imprenditori e il popolo italiano.
Invece questa sentenza europea rischia invece di farci tornare indietro di 10 anni e di fermare totalmente la lotta giurisprudenziale per eliminare l'Irap. Dinanzi a questo grave episodio non bisogna tuttavia fermarsi, occorre continuare sulla strada intrapresa, perché questa decisione danneggia le imprese, provoca un vero e proprio danno, materiale e biologico perché costituisce una perdita di chance.

Questo lo sanno bene le Associazioni degli Imprenditori, lo sa la Confartigianato, la Confcommercio, la Confapi e la Federturismo, ma alle loro parole non viene prestata attenzione, vengono ignorati forse perché non sono "associazioni di consumatori", non rappresentano semplici utenti ma imprese, persone e non numeri: siamo arrivati a questo punto.
Tutti sanno che questa manovra è insostenibile, lo sanno i sindaci, lo sanno le Regioni, lo sa la Confindustria, allora possibile che non lo sappiano i sindacati? Dove sono adesso i padellari, perché non stanno organizzando la classica manifestazione della finanziaria? Possibile che la parte dei difensori dei lavoratori deve farla i partiti di destra?!

Non riusciamo bene a capire come dobbiamo finanziare la nostra spesa pubblica, le regioni e le amministrazioni pubbliche. Con la tassa di soggiorno? I comuni e le città potranno infatti introdurre nuove imposte, e tra queste vi è anche la possibilità di tassare le persone che si trovino a soggiornare in una città diversa da quella di residenza: 5 euro al giorno a persona. Pagheremo insomma il parcheggio del "nostro corpo" in una città che non è nostra.
Questo non è nulla a confronto con l'obbligo di pagare le ricette e il servizio di pronto soccorso: ma se è un servizio sanitario come l'ospedale e il medico condotto, perché bisogna pagarlo?
I tagli alla spesa pubblica si riverbereranno tutti nelle nostre tasche, perché meno fondi vengono devoluti al pubblico, più servizi dovremmo pagare e meno valore aggiunto avrà la nostra economia: i servizi pubblici e sociali saranno tutti assegnati ai privati, e quelli che resteranno allo Stato dovranno essere gestiti nei limiti del rispetto dei cdd. Patti di stabilità.
A tal proposito, è interessante rilevare che l'Unione Europea non ha gradito l'operazione che si voleva fare sul fondo TFR. Effettivamente mettere mano a quei soldi presenta molti lati negativi, anche economicamente non accettabili, tuttavia il fermo a quella norma ha decretato la sospensione del trasferimento dei fondi alla ricerca, alla Tav, all'Anas, all'Enav, alle Poste e alle FS, nonché alle spese di funzionamento della Difesa (!!!).

Così mentre la gente guarda cosa sta accadendo a destra, gli altri a sinistra firmano accordi e concertazioni. Quanto sta accadendo oggi con la finanziaria, che in Bosnia e Erzegovina sarebbe dichiarata incostituzionale, fa capire anche a cosa servono dei fatti eclatanti, come gli scandali delle intercettazioni e i dirottamenti, ossia a distogliere l'attenzione.

Le persone devono leggere la finanziaria e sforzarsi di capire cosa contiene e le sue implicazioni, deve capire che i sindacati non scenderanno più in piazza a difenderli, deve capire che forse siamo prossimi al fallimento senza questa stretta fiscale.

Testo integrale della manovra finanziaria 2007