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29 ottobre 2006

Il fantomatico dirottamento del Turco


In poche settimane si è estinto completamente il fenomeno mediatico del dirottamento di un aereo della Turkish Airlines, partito da Tirana e diretto ad Instabul, da parte del turco cristiano Hakan Ekenci.
I media hanno chiuso il caso così come lo hanno archiviato lo Stato Italiano e quello Albanese, rendendosi conto che si trattava di un dirottamento molto anomalo, non essendoci prove o fatti reali che comprovavano quanto i servizi sostenevano.
L'obiettivo della sceneggiata era proprio quello di dimostrare l'esistenza di una cella terroristica in Albania, collegata poi alla Turchia, al fine di innescare quel meccanismo di scandali e arresti per sconvolgere i governi e colpire determinati personaggi politici, proprio come è accaduto in Italia con il Caso Abu Omar. Questa è una strategia precisa, quella del sabotaggio, in cui degli eventi strani, apparentemente isolati, vanno a compromettere la stabilità politica di uno Stato. Si parla di terrorismo, o di negligenza degli Stati, di non funzionamento dei sistemi di sicurezza, ma il risultato è sempre lo stesso, ossia il ricatto e lo screditamento dello Stato dinanzi all'opinione pubblica e agli organismi internazionali.

Nel caso in questione, abbiamo formulato una teoria ( anche molto criticata da alcune testate giornalistiche on line : vedi ), un'ipotesi, su come gli eventi potevano essersi svolti, visti i pochi, ma significativi elementi a disposizione. Sin dai primi momenti sono state smentite le voci che parlavano di due o più sequestratori sull'aereo della Turkish Airlines. Era persino trapelata la voce che sull'aereo si trovasse Ali Acga, tuttavia non è stato poi chiarito chi fosse la fonte di questa sconvolgente dichiarazione. Successivamente si è detto che il dirottatore non aveva armi con sé ed era riuscito a dirottare l'aereo verso l'Italia, con direzione il Vaticano, con la semplice minaccia di avere nella valigia una bomba che avrebbe fatto esplodere. Tuttavia, Hakan Ekenci aveva oltrepassato regolarmente i controlli all'aeroporto, sia con il controllo elettronico che con la perquisizione della sua persona e del suo bagaglio, senza aver riscontrato nessuna anomalia, come lo attesta il video della sicurezza dell'Aeroporto fornito su disposizione del premier albanese Berisha.

Della lettera diretta al papa non è stata trovata alcuna traccia cartacea, ma solo un post su un blog esistente da pochi giorni dal dirottamento e contenente due o tre notizie, dunque creato solo per quello scopo.

Ma c'è di più. È stato possibile raggiungere i passeggeri dell'aereo che hanno dichiarato di non essersi accorti di nulla, né della minaccia del turco, né del dirottamento stesso, fino all'arrivo nell'aeroporto di Brindisi, circondato da un arsenale di polizia. È stata la presenza di quello schieramento in assetto da guerra a far capire ai passeggeri che c'era qualcosa che non andava, perché fino a quel momento non era accaduto nulla di anomalo. Durante il viaggio un uomo si è alzato e si è avvicinato alla cabina del pilota, tutti i passeggeri si agitano incuriositi dal loro posto in aereo, per capire cosa stesse accadendo. Hakan Ekenci viaggiava con un biglietto economy, e si trovava dunque in fondo alla cabina dell'aereo: ha percorso un corridoio di 40 metri, sino ad arrivare alla business class, e così alla cabina del pilota senza che nessun membro dell'equipaggio lo fermasse.
Il motivo per il quale si è alzato poteva essere qualsiasi, anche un invito da parte dello stesso equipaggio di bordo, ma in ogni caso non costituiva un motivo di paura, bensì di curiosità.
Una volta tornato al suo posto, il viaggio è proseguito senza alcun problema, tranne la sorpresa di ritrovarsi a Brindisi. Nessuno ha urlato, o si è gettato sul pavimento impaurito, niente di tutto questo, nessuna traccia del bagaglio bomba o di un finto telecomando. Questa non è solo un'ipotesi, ma una realtà comprovata anche da un video girato all'interno dell'aereo, del quale vi mostriamo solo alcune immagini.





Giunti a Brindisi, si apre il portellone e con gran stupore la polizia trova un solo uomo, un turco, a cui non resta che ridere per quell'arresto inaspettato. I giornali intanto già hanno dato all'allarme e tre intelligence si sono mobilitate per impedire il peggio. Tuttavia, chi si è mosso più velocemente è stato proprio il Governo di Tirana, che tiene subito a precisare la situazione legale di Hakan Ekenci: è un turco, cristiano, che si trova in Albania grazie ad un asilo politico concesso per la persecuzione che diceva di subire dalla Turchia per via della sua reticenza alla leva militare. Era stato ospitato dall’Unhcr, che in un primo momento afferma che non risultava dai loro uffici che Ekinci fosse stato espulso o che gli fosse stato negato l’asilo politico, ma a seguito di una richiesta delle autorità albanesi ha affermato che aveva chiesto egli stesso di tornare in patria. L’Unhcr avvrebbe dunque pagato il biglietto di ritorno in Turchia, dietro ad un'esplicita richiesta di Ekenci di rimpatriare. Non è chiaro il motivo, dunque, che ha spinto Hakan Ekenci a tornare in patria per paura delle persecuzioni, e per questo ha scritto una lettera al Papa.
Tra l'altro è così strano che siano sempre coivolte delle organizzazioni umanitarie o internazionali in queste storie di rapimenti o sequestri, o come intermediarie o come dirette referenti dei sequestratori.

In realtà era scattata la trappola per l'Albania o la Turchia, che è fallita sul nascere grazie alla denuncia della disinformazione, e forse un piccolo Blog come quello di Etleboro ha dato un grande contributo...
La cosa più bella che resta da ricordare è proprio lo sguardo divertito di Hakan Ekenci al momento del suo arresto, assolutamente surreale.