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11 gennaio 2007

Dopo il tapiro, alla Sanità va il piano di ristrutturazione


La tornata di ispezioni in 672 ospedali da parte dei Nas, sull'input delle inchieste dell'Espresso e di striscia la notizia, il Ministro della Salute annuncia un piano straordinario per la ristrutturazione degli ospedali.
Il bilancio delle ispezioni effettuate sino ad oggi è positivo, non sono state rilevate gravi effrazioni e caso eclatanti di "mala sanità", ma ovviamente esiste ed è reale la necessità di rimodernare gli ospedali. Si tratta, come ha ricordato anche il Ministro, di un'infrastruttura e in quanto tale necessita di investimenti e di piani di rinnovamento, come la Tav e le autostrade.
Proprio per tale motivo ci preoccupa questo gran polverone che è stato sollevato intorno alla questione "sanità" in quanto potrebbe essere una campagna mediatica per giustificare delle politiche del governo volte a privatizzare certi servizi sanitari.
Infatti, il problema della sanità italiana è divenuto ricorrente in questi ultimi mesi non tanto per i disservizi e gli scandali di mala sanità, quanto per il suo impatto sul bilancio dello Stato e delle Regioni. L'ultima finanziaria ha notevolmente colpito la sanità inseguito non solo ai tagli al settore pubblico e all'istituzione del ticket per il pronto soccorso, ma anche dopo il ridimensionamento dei trasferimenti alle Amministrazioni locali.
Nei fatti è una parte della spesa pubblica che pesa molto sui bilanci, che devono pur sempre superare l'esame di Brussel e dell'OCSE, quindi forse si sta cercando una soluzione più a questo problema che a quello del disservizio sanitario.
Non dimentichiamo infatti cosa vuol dire "servizio sanitario pubblico", quanto di buono è riuscito a fare il nostro malconcio sistema assistenziale, e i pericoli che si nascondono dietro ogni manovra volta a favorire l'ingresso dei privati. Ad esempio il piano di rinnovo degli ospedali aprirebbe la possibilità di una ristrutturazione degli immobili in project financing, trasferendo sui privati i costi ma dando loro la proprietà degli stessi. Lo Stato otterrebbe così il finanziamento a delle opere pubbliche, al "solo" costo di perdere la proprietà degli ospedali.
Il lancio di un piano straordinario di opere pubbliche sugli ospedali apre senz'altro la prospettiva di nuovi e interessanti investimenti per le Banche, sempre molto attive nel settore delle opere pubbliche e delle infrastrutture.
Siamo a questo punto curiosi di capire come mai questi media di denuncia, che da anni parlano di questi casi, riscuotono poi tutto questo successo, tanto da chiedere l'intervento di un Ministro. Sicuramente quell'opera di denigrazione che si voleva fare del governo, è stata poi usata e manipolata per raggiungere un proprio scopo.

In ogni caso, al di là di quelle che possono essere le posizioni politiche o economiche sulla questione della privatizzazione come soluzione alla malasanità, non bisogna negare che l'ingresso dei privati in settori pubblici non sempre porta ad efficienza. Il servizio che offre un privato non può essere paragonabile a quello che può offrire lo Stato, perché sono diversi i criteri che guidano la gestione dell' "azienda", cioè non la massimizzazione del profitto e la competizione concorrenziale, ma il rispetto dei diritti del cittadino che sono inviolabili da qualsiasi legge di mercato.
La privatizzazione di un servizio implica innanzitutto l'aumento dei costi per il cittadino, che è deve così pagare le tasse a più governi, deve sostenere il peso della spesa sociale e i costi per accedere ad un servizio che dovrebbe essergli garantito. In secondo luogo una persona, da cittadino diventa utente, e si troverà ad affrontare quello che è il tecnicismo di un ente privato: un vero e proprio sistema burocratico, con le sue leggi e le sue procedure automatizzate controllate dai computer.

L'assistenza e il supporto che viene offerto di solito dal personale, si sta trasferendo tutto sulle segreterie telefoniche, sulle risposte già date alle domande più frequenti, sullo stesso utente che da solo deve cercare le informazioni per gestire ed avere il servizio. Le fasi da passare per poter avere una risposta richiede ore, e spesso le ore di attesa si trasformano in danni per le società e le persone che hanno richiesto quel servizio. Ciò accade perché l'abbattimento dei costi amministrativi richiede l'automatizzazione di certe procedure poggiandosi su un numero molto ristretto di persone.
Si vengono così a creare dei grandi vuoti nell'erogazione dei servizi, e gli utenti si trasformano in un "debito insoluto" per la società privata, per il quale non pagherà alcun interesse, alcun costo per il disservizio che ha provocato. Non esiste alcuna legge, al cui regolamento che riesce a proteggerci dalla burocrazia interna delle grandi società, perché è cose se fossero una giurisdizione completamente indipendente.
Una grande multinazionale ha sul territorio pochissimi centri assistenza, un solo centralino localizzato in qualche Stato extracomunitario, e poi ha una lunga trafila di segreteria, tanto che prima di arrivare alla soluzione del problema, si preferisce rinunciare.
L'epoca della privatizzazione porterà all'usura della società, porterà ad una alternanza di poteri, perché le prossime istituzioni saranno la Vadofone, la Tim, la Sony o Microsoft, i partiti saranno le associazioni di consumatori, mentre le persone saranno solo una codice di login, una e-mail o un codice a barra.