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22 gennaio 2007

Lettera aperta per Carlo Parlanti

di Katia Anedda

Ill.mo Presidente della nostra Repubblica, Signori Ministri, Signori Parlamentari, Signori Giornalisti, Signori rappresentanti delle Organizzazioni italiane all'estero,

quello che ancora non mi è stato tolto è la forza di parlare e di chiedere aiuto.

L’aiuto che chiedo non è solo per Carlo, e me. Chiedo giustizia sul caso di Carlo Parlanti anche in nome delle ‘vere’ vittime di violenze sessuali. Quelle donne che avevano le prove e quelle che avevano solo la loro parola ma attendibile. Quelle donne non possono che sentirsi ancora violentate se passa il principio per il quale l’importante è che un ‘uomo’ paghi, non importa se è colpevole o meno. Anche perché quell’‘uomo’ potrebbe essere il loro figlio, o la persona che le ha aiutate ad uscire dall’incubo della violenza subita.

Sono la compagna di Carlo, sono di parte, certo, ma vi dico senza esitazione che qualora dovesse essere dimostrata la colpevolezza di Carlo Parlanti sarò io a chiedervi di farlo pagare.

Il problema, però, è proprio questo: il sistema giudiziario americanola non è riuscito a dimostrare la colpevolezza di Carlo Parlanti, “al di là di ogni ragionevole dubbio”, e pur tuttavia è stato condannato a 9 anni di carcere, tre dei quali già scontati.
Anzi, e qui sta l’assurdità, le prove presentate dall’accusa (sostenuta da Rebecca White) al Processo di Primo grado, le testimonianze - per non parlare delle contraddizioni dell’accusa - proverebbero esattamente l’opposto, ossia l’innocenza dell’accusato.

Carlo è stato accusato e condannato a 9 anni per un crimine impossibile fisicamente e biologicamente. Secondo l’accusa Carlo Parlanti avrebbe ingerito 4 litri di vino in 5 ore e poi colpito Rebecca White facendogli sbattere 30 testate a una bacheca in sughero e 30 testate a un muro, e, infine, avrebbe sbattuto la White sul letto e le avrebbe inserito la sua mano, fino all’avambraccio, nella vagina.

Duro da sentire, vero?!

Non basta: la bacheca e il muro non presentano segni di colpi, il letto non presenta macchie di sangue, tanto che la polizia nemmeno ha pensato di farlo esaminare dalla scientifica, e Rebecca White non ha presentato disturbi ginecologici nè ha effettuato alcuna visita medica ginecologica.

Anche questo è molto duro da sentire, se si pensa che, pur tuttavia, Carlo è stato condannato.
Ecco, è questo ‘pur tuttavia ’ che in questa storia non può più starci. Bisogna riavvolgere la ‘pellicola‘ e mettersi a lavorare per riscrivere il copione.

A breve si celebrerà il Processo d’Appello.
Chiedo allo Stato Italiano di attivarsi e mettere in atto le azioni utili e opportune perché l’Appello non si riduca a una farsa pari al Primo grado, perché la Contea di Ventura venga messa in grado di giudicare secondo quanto le prove e le testimonianze attestano, secondo regolarità, “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

Chiedo alle organizzazioni che rappresentano gli italiani all’estero e ai media italiani, italiani in America, e americani, di attivarsi per sensibilizzare lo Stato italiano e lo Stato della California, perché si alzi il livello di allerta sul procedimento.

Chiedo al Procuratore Generale della California, al corpo di polizia responsabile dei procedimenti interni, di attivarsi per avviare le procedure di verifica delle indagini e del procedimento processuale.

Chiedo, infine, all’opinione pubblica di non avere paura delle parole e della scabrosità dell’accusa. Perché le parole liberano nella cultura garantista che appartiene a questo nostro Paese. E scabrosità non vi è, perché quello che sembrerebbe scabroso è solo ridicolo, visto che questa
‘pellicola‘ solo un super-uomo e una super-donna la potrebbero aver registrata.

Signori, è andato in onda un film impossibile, fisicamente e biologicamente.

Anzi, visto che ci siamo, se il patologo del Sacro Lino, il professor Pierluigi Baima Bollollone, che, lo scorso 18 gennaio su RAI 3, ha fatto l’analisi patologica di un topo, su di un reperto fotografico, volesse occuparsi (come gli è stato chiesto e lui ha rifiutato) anche di un ‘uomo’, a disposizione vi sono circa una decina di reperti fotografici.

Chiudo affidando alle vostre intelligenze e alle vostre coscienze l’Appello registrato dal carcere di Avenal, di Carlo (che presto potrete sentire direttamente sul sito http://www.carloparlanti.it)

Sono Carlo Parlanti, vi sto parlando da Avenal State Prison.
Di solito ci si appella al buon cuore, io vorrei parlare alla vostra intelligenza. Non vi chiedo, dunque, di credere alla mia innocenza, perché sono italiano o perché qualcuno che mi stima vi testimonia la mia integrità.

Vi chiedo di leggere le trascrizioni del Processo, o per lo meno, di spendere un oretta sulle arringhe di parte. Sarà la vostra intelligenza a decidere se indignarvi.
Sono stato accusato di un crimine illogico ed impossibile, fisicamente e biologicamente. E malgrado l’impossibilità fisica, e la straordinaria quantità di prove in mio favore, sono stato condannato.
Questo malloppo di prove e testimonianze diventerebbe un trattato se elencassi tutte le prove che evidenziano la mia innocenza.
Spero perciò di convincervi a farvi leggere il più possibile il materiale documentale, dicendovi che nella documentazione troverete decine di spergiuri dell’accusa scoperti e comprovati dalla difesa. Troverete 9, dico 9 testimonianze a mio favore tra cui quella di tre poliziotti. Troverete le
prove che assolutamente niente di quello che l’accusa ha raccontato e in realtà è accaduto. Troverete poi, una lunghissima serie di storie letteralmente impossibili, incredibili, assurde, come uscite da una soop opera di infima qualità.
Non mi appello perché mi crediate, ma affinché leggiate direttamente i dettagli di questa ingiusta condanna.
Io prego perché la vostra indignazione e serie indagini costringano la Contea di Ventura a desistere dal ripetere in Appello le ingiustizie commesse in Primo grado che hanno distrutto la mia vita e la vita dei miei cari.
Grazie dal profondo del cuore per ogni minuto che dedicherete a questo mio processo.”

Potete prendere visione degli atti del processo su :
http://www.thepeoplevscarloparlanti.com

Potete fare una donazione per sostenere Carlo Parlanti :

Banca Intesa filiale 4664 Montecatini Terme
CC. 051844940364 ABI: 03069 CAB: 70460
a favore di Carlo Parlanti

Postepay num. carta 4023 6004 1960 8346

PayPal : katia@carloparlanti.it
a favore di Anedda Katia