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29 marzo 2007

Falsi allarmi e strani eventi: la disinformazione dilaga


Il rapimento di 15 soldati britannici nelle acque del Golfo Persico, ha innescato la sperata trappola della disinformazione per l'Iran e per il mondo intero, perché tutti dovranno pagare le spese della nuova guerra invisibile o eclatante che stanno preparando.
Sicuramente in momenti come questi, dopo mesi di trattative e di incontri diplomatici tra i più alti rappresentanti dell'Onu e delle grandi potenze, i media sono stranamente muti e si limitano a passare le informazioni di agenzia strettamente controllate dalle intelligence. Dopo mesi di parole oggi non si parla più, e vi è quella calma apparente e inquietante che prelude eventi traumatici per il mondo intero, con missili o senza missili, perché spesso il risultato finale non è molto diverso.
Sebbene non sia possibile capire con certezza cosa stia accadendo, anche solo elencando gli strani eventi che si stanno susseguendo si intuisce che le intelligence si stanno già muovendo per delle prove preliminari di una guerra silenziosa ma globale.
Nella nottata di ieri per poche ore è stata trasmessa la notizia che un missile iraniano aveva colpito una delle navi americane posizionate al largo del Golfo Persico. La sua diffusione ha provocato confusione e caos, e i suoi effetti si sono sentiti anche oggi all'aperture delle borse, con un rialzo improvviso del petrolio con picchi di 68$ al barile, sommergendo le transazioni di speculazioni.È ovvio che esiste una regia dietro la disinformazione che spinge al rialzo il prezzo del petrolio, per remunerare le compagnie petrolifere delle spese sostenute per mantenere le lobbies al potere. Se così non fosse non si spiegherebbe perchè la cattura dei militari inglesi provoca un rialzo del petrolio, perché è come se in Italia vengono aumentate le tasse per la liberazione di Mastrogiacomo.
La fuga di tale informazioni da alcuni canali mediatici iraniani ha penetrato la stampa internazionale, ma è stata subito ritirata scomparendo del tutto: forse ha alimentato solo una manovra speculativa, oppure un breve falso allarme per aumentare ancora di più la pressione o la sensazione che una imminente guerra sta per scoppiare.
Intanto nelle acque del Golfo Persico l'America sta disponendo in assetto da guerra le sue 15 portaerei che trasportano circa 125 aerei da bombardamento e 13,000 marines, a sole poche miglia di distanza dalla costa dell'Iran, tanto da mettere in grande difficoltà le altre nazioni del golfo, che temono di subire con un effetto domino le conseguenze dello scoppio del conflitto.
La manovra è stata giustificata dagli Stati Uniti come una misura per garantire sicurezza e stabilità all'interno della regione nel caso in cui l'Iran tentasse delle ritorsioni nei confronti di Israele. Tuttavia gli Emirati Arabi hanno voluto mettere subito le cose in chiaro anticipando le mosse degli Usa e garantendo che i loro territori non sarebbero stati utilizzati per alcuna attività di spionaggio contro i "fratelli iraniani". In ogni caso, mentre gli eserciti si dispongono, le forze militari iraniane mostrano i soldati britannici in buono stato di salute, dichiarando alla televisione iraniana che i prigionieri avrebbero confessato di navigare in acque territoriali non internazionali. Tuttavia tale dichiarazione non ha avuto l'eco che ci si aspettava, o forse all'America o alla Gran Bretagna poco importa quale sia la causa scatenante, perché non trattano sul rilascio dei soldati e minacciano, senza neanche tanti giri di parole, con le portaerei ormai spianate al largo del golfo.

Nel frattempo, sul piano diplomatico Bush telefona Putin per discutere ancora in maniera informale sulla vicenda dei soldati rapiti, ma dalle prime impressioni sembra che America e Russia non siano giunte ad un giusto accordo né sulla strategia da adottare per l'Iran né per il Kossovo. Dinanzi a tale situazione non si può che vedere come i due blocchi si stiano schierando l'uno contro l'altro, mantenendo un clima di dialogo per guadagnare posizioni e avanzare senza sparare alcun colpo. In ogni caso gli Stati Uniti hanno anticipato le mosse di tutti e sembrano già pronti a scattare con il primo colpo se qualcuno tenta il doppio gioco o mosse inopportune.

Sull'altro fronte, una nave da guerra russa si lascia sfuggire un missile che colpisce la città sul Mar Nero di Sevastopolj, in Crimea, in un incidente dalle cause ancora sconosciute. Il missile non ha provocato alcun danno, ma la polemica per questo incidente causale ha alzato un gran polverone, pregiudicando ancora di più la situazione di tensione tra Russia e Ucraina, nata sia per la contesa del diritto di passaggio delle condutture della Gazprom, sia per una pretesa indipendentista dei Russi che si reputano minoranza oppressa in Crimea.
Questo evento è stato forse - o forse no - frutto di un accidentale errore umano o dei sistemi elettronici che hanno dato un falso input, nella chiara stategia del sabotaggio, al fine di creare caos e tensioni anche all'interno di tutta l'Asia centrale. Una ipotesi questa neanche tanto assurda, se si pensa alla recente dichiarazione dello Yemen di aver colpito un aereo iraniano, intenzionalmente manipolata proprio per scatenare confusione e aprire conflitti su più fronti.
Intanto, mentre le portaerei americane si disponevano nel Golfo, un satellite russo esplode facendo piovere sulla terra i suoi frammenti infuocati: la loro rotta stava per colpire l'Airbus A340-300, e la manovra straordinaria che è stata necessaria per evitare il disastro, ha richiamato l'attenzione su questo ennesimo incidente, che rischiava di rimanere inosservato.
Lasciamo il beneficio del dubbio su tali eventi, tuttavia in un periodo di forte tensione non bisogna escludere alcun dettaglio, perché ciò che arriva fino a noi, dopo migliaia di filtraggi, è solo la punta dell'iceberg di questa guerra invisibile.
Tutti sono in questo momento all'opera per studiare ogni possibile dell'avversario, e mettono in atto già le prime manovre per scatenare con dei falsi allarmi il panico e vedere come reagiscono i mercati e le economie degli Stati più deboli e dipendenti rispetto al petrolio. La Federal Reserve sta già facendo i suoi conti e vede con preoccupazione il rialzo del petrolio, ma lascia degli spiragli alla ripresa economica, che a questo punto sembra essere tra i veri motivi di questa guerra che si prepara.