Motore di ricerca

28 marzo 2007

Il grande circo della politica italiana, serva dei Banchieri


Il Senato vota il rifinanziamento della missione in Afganistan con una decisa maggioranza e uno scenario surreale al cui interno destra e sinistra sembrano confondersi perfettamente per l’occasione. Ascoltare la seduta e le dichiarazioni di voto dei singoli schieramenti provoca senz’altro smarrimento e confusione, perché ad un tratto non si riesce più a capire chi è la destra e chi la sinistra. E nello sforzo di capire da che parte stanno si perde il filo del discorso, e si resta con il dubbio di non aver seguito bene o di non riuscire a comprendere quale sarà poi il voto dello schieramento o l’insensato motivo che lo ha dettato.
L’esito del voto è stato quanto meno scontato, anche se surreale, perché il governo fatto di movimenti pacifisti e di sinistra radicale ha votato un decreto per il finanziamento di una missione di pace che invece è una missione di “guerra” – e questo loro stessi lo hanno sempre sostenuto condannato lo scorso governo di ipocrisia – mentre l’opposizione di destra si è astenuta per non poter ammettere di essere favorevole e di appoggiare il governo, nella speranza che qualche colpo di testa dei comunisti avrebbe reso la serata imprevedibile. In passato abbiamo sempre visto un parlamento diviso sui temi, ma sempre coerente rispetto al proprio programma o i propri partiti, e in questa situazione tutti si sentivano coerenti e in pace con la propria coscienza. Oggi invece non esiste coerenza, la politica è divenuta una cosa troppo complessa da capire, perché non basta più essere di destra o di sinistra, bisogna conoscere i patti in sottobanco, le manovre dei servizi, quali scandali sono stati sollevati, quali sono i media che riportano le dichiarazioni. Insomma, per capire il voto di un Senato occorre fare un’attività di analisi e di intelligence, altrimenti ci sentiremo frustrati dalle nostre stesse ideologie. In realtà assistiamo ad un circo, uno spettacolo ridicolo, perché ormai stanno cambiando anche il significato delle parole o delle posizioni che hanno sempre sostenuto.
Per far passare un decreto di rifinanziamento alle truppe in Afganistan è sbucata la questione del rapimento di Matrogiacomo, tanto per dare l’idea della pericolosità del contesto in cui i nostri soldati si trovano a combattere. Si è detto che un giornalista rapito va difeso dallo Stato perché è “una sovranità italiana”, mentre sono pronti a vendere intere città italiane per costruire una Base Nato dimenticando la sovranità nazionale e territoriale dello Stato Italiano, oppure degli italiani che sono oggi nelle carceri di Stati stranieri abbandonati e senza alcuna assistenza. In Afganistan viene rapito un giornalista di un giornale privato, che fa gli interessi di azionisti privati, ma il conto da pagare per il riscatto e la liberazione dell’ostaggio ricadono sempre sul bilancio dello Stato.
È ovvio che dati i ripetuti rapimenti da parte dei Talebani, non si tratta di una semplice missione di pace e occorrono molti più mezzi ai nostri soldati per poter far fronte alle emergenze, e per continuare la permanenza voluta dagli Usa. Italia e Usa sembrano essere partner affiatati, ma come è possibile Karzai trattava segretamente con D’Alema all'insaputa dell'America, quando lui è stato messo al potere del governo talebano proprio dagli americani, che hanno finto di non saper nulla fino alla fine delle trattative. Hanno poi pugnalato l’Italia rimproverandola di aver fatto un patto scellerato con i terroristi, con coloro che stanno cercando di combattere per estirpare il male sulla terra.

2 novembre 2000 l'abasciatore americanoWilliam Milam duraante una
riunione stringe la mano al Mulla Abdul Salam Zaeef ambasciatore dei talebani in Pakistan,
unico paese che riconosceva ufficialmente il governo dei talebani.



Oggi continua una guerra che si fa chiamare missione di pace, e mentre in Italia si vota il rifinanziamento gli Stati Uniti chiedono l’invio di ulteriori soldati da parte della Nato per fronteggiare i ripetuti attacchi terroristici con ulteriori mezzi. Ma sappiamo tutti che a Kabul si lotta con le pietre, con i gli attacchi kamikaze contro le postazioni di cecchini americani, è un confronto impari, in una situazione di conflitto perpetuo per garantire la possibilità di controllare con eserciti in maniera indisturbata gli oleodotti e il traffico di oppio. Il peggio è che mentre hanno deciso di inviare soldati in Afganistan per cacciare i talebani, per catturare Bin Laden e togliere il Burka, hanno poi fatto sterminati campi di oppio impadronendosi dei principali sbocchi degli oleodotti provenienti dall’Asia centrale per trasportare il petrolio verso Europa e Israele. Allora l’America bombardò l’Afganistan per avere la consegna di Bin Laden, come se fossero sicuri che la guerra non sarebbe mai finita lì. Questa è la realtà, che tutti conosciamo, mentre i nostri politici ieri al Senato ne hanno detta un’altra, parlando di eroicità di un giornalista, che forse si è spinto oltre e ha sollevato un polverone tra intelligence e governi internazionali, dando ulteriore pane per i denti degli Americani. Le loro parole sono state molto teatrali, spingendosi fino a ricordare i begli anni della Resistenza al Nazifascismo, della diversità delle guerre di allora e quelle di oggi, o ancora del dovere dello Stato di difendere i propri soldati che hanno bisogno dell’Italia non avendo risorse sufficiente.
Dato dunque che ai nostri politici piace così tanto riempirsi la bocca con la “sovranità nazionale” e “il bene della Patria”, vadano loro a Kabul, a lottare contro persone disperate che non hanno nulla da perdere. Sanno benissimo che i nostri soldati muoiono per le Banche e non per la Patria, ma continuano nella loro ipocrisia a negare persino l’evidenza non sapendo più cosa inventarsi.