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08 marzo 2007

La sottile linea tra controinformazione e disinformazione

di Etleboro Marche

A margine dell'incontro tenutosi questa sera a Porto San Giorgio, organizzato dal periodico "Antimafia 2000", dal titolo "Informazione e potere", abbiamo intervistato il giornalista Marco Travaglio, per porgli alcune domande sul tema dell'economia.
Non essendo disponibile per un’intervista, gli abbiamo posto comunque una domanda imperniata sulla truffa del sistema delle banche centrali che stampano e creano moneta al posto degli Stati ex-sovrani, perpetuando un sistema economico basato sul debito.
Travaglio ha candidamente ammesso che conosce la definizione di signoraggio, perché molti gliene hanno parlato, ma non si occupa di finanza, definendosi un giornalista che “si occupa di giudiziaria, di politica…” , ma non di finanza ( Ascolta la registrazione) . Al di là della polemica a cui si potrebbe dare adito per sottolineare il silenzio sul signoraggio e sull’archiviazione di moltissime cause a carico della Banca d’Italia e della Banca Centrale Europea per un reato di usura e truffa, noi vorremmo sottolineare e far capire come la controinformazione o i giornalisti schierati possono rivelarsi alla fine complici della grande disinformazione. Chi accusa i politici di dire bugie, alla fine mente, perché non bisogna dimenticare che Marco Travaglio ha acquistato la sua popolarità grazie all’attività investigativa condotta sui movimenti finanziari di Berlusconi e Previti, con i quali è stato poi costruito un vero impero fatto di holding lussemburghesi a scatole cinesi. Dimostra di conoscere anche i meccanismi di acquisizione e di governance delle Banche, dando una trasparente analisi di ciò che è accaduto con lo scandalo Unipol e le dimissioni di Fazio.
Ad ogni modo ha la preparazione ideale per indagare su quei sistemi più occulti e complessi dell’alta finanza che costituiscono il marcio dell’economia e del sistema bancario, tuttavia si è sempre soffermato in tutto e per tutto sugli affari di Berlusconi.


È facile infatti indagare su personaggi come Berlusconi e Previti, perché si trovano al margine del sistema e sono le pedine che devono cadere per proteggere i veri poteri forti. Una cosa è infatti parlare degli imbrogli di quartierino di Berlusconi, ed un’altra è denunciare la collusione della politica e il sistema bancario. Per cui nonostante alcune lotte siano giuste e portino alla luce la verità, permettono di nascondere altre cose, i giornalisti e le inchieste si prestano ad essere poi facilmente manipolati dalla politica e dalla disinformazione. La seduzione della popolarità, il lo spazio offerto dai media e dai giornali, le conferenze e le interviste, fanno parte di quel meccanismo del controllo delle masse, perché deviano l’attenzione sui crimini gravi che si vogliono nascondere. Una parte della politica e delle lobbies sostiene questi personaggi e la controinformazione in maniera anche invisibile, pilotando così il malcontento e il desiderio di denuncia sui reati e le truffe più evidenti. Ciò che infatti i media permettono di passare ha sempre l’obiettivo di fare una silenziosa e costante disinformazione, anche camuffandola da lotta ai poteri forti.
Le parole di Craxi, poco prima di essere costretto a fuggire dall’Italia sono molte chiare e non lasciano dubbio alcuno su come funziona la disinformazione e cosa sia veramente la corruzione della politica e della Magistratura.


Questa è la prova che quanto noi affermiamo è vero, perché loro non risponderanno mai alle nostre domande, e diranno sempre che sono occupati e non è il loro settore. Tuttavia quando si tratta di colpire qualcuno in particolare, a servizio di altri, si rivelano dei grandi conoscitori di vita, morte e miracoli. Berlusconi è uno come tanti, tolto lui ce ne sono tanti altri, e saranno tutti molto impegnati a coprire i propri imbrogli con ogni mezzo a loro disposizione, ma il vero crimine è quello di dipingersi la soluzione per il benessere del popolo per poi stringere le mani ai suoi carnefici.
Allora perché non indagare sulla Telecom Serbia, sul perché il governo D’Alema ha emanato il decreto “salva banche”, perché lo Stato italiano non preme per avere una risposta sulla Banca Vaticana? Perché non trovare oggi, a distanza di anni dallo scandalo dello Ior e del Banco Ambrosiano, una risposta al fatto che lo Stato del Vaticano non possieda leggi finanziarie, non segua leggi europee ma faccia affari con grandi Banche d’affari?
Forse si potrebbe scoprire che molti giudici e magistrati hanno perso la loro vita non per indagare sui crimini del quartierino, ma per aver scoperto delle truffe e dei crimini molto più gravi .

Il verme della corruzione si trova facilmente intorno a noi, possiamo essere facilmente distratti nella nostra ricerca della verità perché è difficile selezionare le informazioni che abbiamo a disposizione. In ogni caso non dobbiamo perdere di vista il nostro obiettivo, perché quello che ci servono su un piatto d’argento è la pianta del crimine, mentre il male è nel seme.