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01 marzo 2007

Qualcosa sta cambiando nelle alte sfere


È difficile dire con certezza cosa si sia abbattuto nella giornata di ieri sui mercati asiatici, talmente disastroso da mandare in fumo 700 miliardi di dollari di capitalizzazione delle società quotate sulle principali borse mondiali. Il dato indiscutibile è che segnali di questo tipo precedono sempre degli stravolgimenti globali, come se fossero delle scosse di assestamento verso un terremoto che cambia i punti di riferimento dell'economia mondiale.
Se da una parte gli Stati Uniti e l'Europa stessa mostrano tutta la loro vulnerabilità e debolezza, le economie emergenti non accusano di molto il colpo, evitando da una parte lo scatenarsi dell'effetto domino, e dall'altro confermandosi dei fieri antagonisti delle potenze economiche di sempre. Sono la Russia, la Cina, l'India e la Turchia, le rivelazioni, che hanno energia ed una economia reale molto più consistente di quella occidentale, fatta di servizi e valori immateriali, di concessioni e di presidio militare presso le fonti di energia degli altri Stati.

Gli Stati Uniti sono effettivamente un'economia in recessione, trascinata dal crollo degli ordini industriali e degli immobili, dal forte deficit commerciale e dal debito pubblico che è stato esasperato proprio dalla guerra, che aveva lo scopo di continuare a far girare l'economia Statunitense. Le dichiarazioni di Greenspan sulla probabile recessione sono molto chiare, tanto da farci sospettare che dietro tutta questa franchezza, vi sia l'evidenza innegabile del disastro economico o un colpo di stato dei Banchieri. Il dollaro ha subito un'altra forte svalutazione che viene sempre più presa sul serio dalle Banche Centrali degli altri Stati: a distanza di un anno dall'annuncio della mancata pubblicazione dei dati della massa M3, c'è stata una diversificazione delle riserve che ha portato alla dismissione di 1/3 dei valori denominati in dollari.
Per quanto riguarda le Borse Asiatiche, dobbiamo tener presente che sono un mercato patologicamente instabile, che esce da lunghi anni di speculazione e di assenza di controlli, per attirare capitali dall'estero. La prassi che dura da tempo ormai è quella del "carry trade" dei grandi fondi di investimento, che comprano in blocco delle grandi quantità di azioni, indebitandosi presso economie con tassi di interessi bassi, per poi rivendere ove i rendimenti sono più alti: queste operazioni possono avvenire anche nel medesimo giorno, e possono da sole spostare gli indici di borsa o valutari. Lo spettro della recessione o forse la notizia dei controlli e del divieto del ricorso all'indebitamento per acquistare azioni, ha spinto i fondi a ritirare la liquidità, cioè a realizzare l'investimento fatto, per mettere al sicuro i soldi e investirli in beni rifugio, come titoli di debito pubblico, oro e commodities. Questo tuttavia toglie ossigeno alle società, che con un effetto domino perdono i propri investitori. E' questo il maggiore colpo inferto, che si riflette anche i questi giorni successivi al crack con continui ribassi delle borse, e se questo trend non verrà recuperato, allora vorrà dire che questi soldi veramente sono stati bruciati e non torneranno più nelle borse occidentali, sfiduciate dagli investitori.

Chi subirà dunque il probabile shoc delle borse sono quelle occidentali che non hanno energia e hanno fatto girare l'economia con la virtualizzazione del denaro, fino ad arrivare al punto che la moneta non ha più un valore reale, ha bisogno degli investimenti in termini di fonti di energia provenienti dall'estero.
Per tale motivo la Russia è entrata in maniera prepotente nelle grandi società europee, sui mercati dell'energia ed è tornata alla ribalta sulla scena politica. Il caso di EADS è esemplare, perché se da un lato si decide la ristrutturazione della società con il licenziamento di oltre 10.000 dipendenti, dall'altro si propone l'ingresso dei capitali e degli investimenti della Russia e del Qatar, che stanno unendo le loro forze per creare una Opec del Gas: è l'energia che fa fluire anche i capitali nell'economia. Mentre quella dell'Iran è stata una proposta che non ha avuto un seguito a causa della pessima gestione diplomatica dei Mullah sia con l'Onu che con la Russia, Il Qatar e la Russia sono seriamente intenzionati a creare una vera alleanza tra paesi esportatori di gas, discutendone in occasione della prossima conferenza del Doha, affiancando poi una strategia di rafforzamento politico all'interno dell'ONU e del WTO.
Allo stesso modo i capitali russi stanno arrivando in Italia, grazie al patto di reciprocità stretto con il governo italiano che prevede l'ingresso diretto all'interno del mercato del gas, andando in un primo momento a sottrarre importazioni all'Eni, con il potenziamento della tubazione mediante il gasdotto Tag. Contatti con Mosca ci sono anche per la Hera e l'Edison, per la Aem che ha preso contatti tramite la Plurigas, per la Asm e le municipalizzate consorziate dalla Confservizi International, e infine per la Sorgenia e la Gas Plus. Restano protagonisti Eni ed Enel, che, formando con la Esn russa il consorzio Ernergogaz, stanno per ottenere una partecipazione rilevante per lo sfruttamento dei giacimenti dell'ArtikGaz della Yukos, in quanto Gazprom non parteciperà all'asta di acquisto, cedendo il passo per avere probabilmente in cambio la cessione della Snam Retegas. La stessa Telecomitalia aveva avuto tra i principali offerenti una compagnia russa, Sistema, che intendeva acquisire parte delle azioni che Tronchetti Provera detiene in Olimpia. È chiaro che, se questi sono i presupposti, Mosca detiene oggi una forte influenza sulla politica italiana, molto più di quanto non la abbia Washington, che ovviamente vuole difendere la sua posizione indiscussa mediante l'ampliamento della Base di Vicenza.
L'Italia è evidentemente terra di scontro, così come lo sono i Balcani, che, grazie all'intervento della Russia, stanno rivendicando, trascinati dalla Serbia, un certo ruolo di protagonismo nella gestione degli affari interni e delle controversie internazionali, come lo dimostra la sentenza di assoluzione dell'Aja e il pugno forte con il Kosovo.
Rivolgendo poi l'attenzione ai paesi dell'Est Europa, del Medioriente e dell'Asia centrale il ruolo di catalizzatore e di accentratore diplomatico è svolto proprio dalla Russia, che non scende a patti con le sette finanziate dalle lobbies del Petrolio.
Il petrodollaro tra dunque fallendo, è questione di mesi probabilmente, e il cambiamento della sfera di potere non potrà che portare a gravi conflitti invisibili o sanguinosi, ma pur sempre distruttivi per l'economia e per gli Stati.