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12 settembre 2007

Gli eroi consumati dalla propaganda


Ancora oggi giornalisti annoiati a caccia di notizie raccontano vecchi aneddoti distorti, nel tentativo di accreditare eroi mai esistiti e così anche la storia di una guerra civile che ha lacerato uno Stato. Stiamo parlando del "Piccolo di Trieste" , un quotidiano che - non avendo forse cosa pubblicare - riporta un articolo di Paolo Rumiz sul Colonello serbo Jovan Divjak, ricordato come quel "soldato serbo" che ha lasciato l'esercito Yugoslavo per difendere Sarajevo e la Bosnia. Spogliatosi della sua divisa "slava" dopo la dissoluzione dell'esercito Jugoslavo, passò dalla parte bosniaco-musulmana, per restare nella città di Sarajevo accanto alla moglie e ai figli musulmani: così ha deciso di imbracciare il fucile bosniaco per sparare sui suoi fratelli serbi e tradire i suoi generali che gli chiedevano di mantenere la sua posizione.
Allora la stampa parlò di lui come di un eroe che si è spogliato della sua divisa per indossare quella ancora più verde dei musulmani, e combattere contro i serbi. Nato a Belgrado e di origini serbe, oggi non appartiene più a nessuna etnia, ed è divenuto un'icona per i media occidentali per fare scoop di propaganda sui genocidi del popolo serbo. Ma forse non tutti sanno bene la storia del Colonnello Jovan Divjak è ricca di gesti non così tanto eroici. Qualche spicciolo portato con il suo amico Muhamed Cengic dal ricavato dalla vendita delle armi in Yugoslavia trasferito poi in Turchia : un milione di dollari forse vi ricorda qualcosa?
Non crediamo che sia stato un grande soldato, perché oltre ad ammazzare la sua gente, a vendere il suo popolo per soldi e sicurezza, e a farsi sovvenzionare da strane associazioni umanitarie, non ha fatto nulla di eroico e che sia degno di questa parola. È divenuto una leggenda grazie forse proprio a queste organizzazioni no profit che fanno un muro e reciclano il denaro illecito della droga, delle sigarette e della criminalità organizzata, collusa con Banche ed alta finanza.
Hanno preso così una persona anonima - che forse non aveva neanche il coraggio di confessare a sua moglie di essere serbo - per trasformarlo in eroe fratricida, mentre i suoi soldati venivano fucilati, mentre i giovani serbi kosovari e macedoni che erano nell'esercito venivano ammazzati come cani. Da buon Colonnello, è scappato come un codardo, lasciando la sua gente a morire di fame, sola ed inerme agli attacchi di un'orda di mercenari, proprio come fece il bandito Caco, che creò una brigata Musulmana e trucidò selvaggiamente 9 soldati musulmani delle forze speciali. Il Colonello Jovan Divjak deve per forza ricordare cosa è accaduto perché uno dei suoi figli era uno dei sopravvissuti, ma soprattutto perché la gente ha memoria e non dimentica il male che è stato fatto. Lui che è l'uomo che ha dato vita ad una fondazione di orfani, per poi ricevere donazioni e sovvenzioni per fomentare odio tra i popoli, dovrebbe anche dire che è il Presidente di un poligono di tiro. Inoltre, non dovrebbe trascurare il particolare che ha subito un processo a Sarajevo, per poi essere congedato con pensione anticipata avendo portato a termine a pieno il suo ruolo.
In realtà il nostro colonnello ha confuso l'odore dei soldi con "Sarajevo mon amour" , e in questa confusione ha dimenticato che il mondo intero oggi sta combattendo il fondamentalismo islamico, che logora e lacera i popoli come ogni estremismo che sfocia nella lotta armata, ma soprattutto sta combattendo quei mujahedin che seviziavano migliaia di serbi innocenti, mostrandoli poi come trofei di caccia dinanzi alla pubblica piazza. In questo caso infatti non si tratta di difendere uno Stato che ha delle origini radicate nella sua storia, ma una regione che faceva parte di un'unica nazione e ha deciso di staccarsene per combattere i propri fratelli in nome di una guerra voluta dalle lobbies.
Oggi, continua a portare avanti queste falsità, cercando di attirare l'attenzione della stampa perchè ormai è un "eroe consumato dalla propaganda", che ha venduto la propria anima per soldi. La gente, tuttavia, non lo ricorderà come un generale, perché non lo è mai stato, ottenendo questa carica solo prima di andare in pensione proprio per essere accreditato e poter raccontare al mondo intero queste buffonate. Caro Jovan Divjak, sarai ricordato invece come un traditore, che ha ucciso milioni di serbi con un gesto e ha dimenticato l'orgoglio di appartenere ad uno Stato-nazione. Nel tuo libro autobiografico parli dei crimini dei bosniaci solo per dare maggior spazio e credibilità alla tua versione sui fatti di Srebrenica, del grade genocidio di Mladic del popolo bosniaco. Prova invece a guardare dentro di te, e lì troverai l'uomo che non c'è, un congedo e un saluto dal corpo militare bosniaco che non ha voluto alla sua guida un generale pronto a vendere il suo esercito, che ha venduto il suo onore. Ora cerchi dagli stranieri i finanziamenti che ti occorrono per continuare la tua politica di diffamazione, perchè in fin dei conti gli stessi bosniaci non ti accettano più. Per salvare la tua vita, e non privarla di alcuna comodità, hai venduto l'anima dei serbi e di chi ha combattuto e ha difeso con orgoglio la sua appartenenza. Hai fatto quel gesto eroico e hai abbandonato la tua gente, mostrando al mondo intero in un momento delicato che tu eri un "gran signore" e la tua gente musulmana dei veri democratici, dato che cercano di unire le etnie all'interno della Bosnia Erzegovina per poterle annullare sempre di più. Tuttavia, se il vostro popolo voleva essere una vera rivoluzione perché avete accettato un sistema finanziario fondato sull'usura e il parassitismo ai danni dei popolo.
Per i Bosniaci ora non sei stato altro che una figura prostituita ad un certo fine, che è stata utilizzata dalla criminalità e dalle lobbie per coprire il traffico di armi, per fare propaganda: oggi, nelle foto che ti ritraggono, mantieni un bambino in mano per dare l'impressione di essere un uomo onesto, ma in realtà i sonni sono sempre più duri.
Le falsità raccontate sul popolo serbo stanno venendo a galla e pian piano i parassiti che vivono solo in virtù della propaganda stanno divenendo sempre meno credibili. Articoli come questi sono scritti da giornalisti che non conoscono la storia dei Balcani, i cosidetti giornalisti embedded, che invece di raccontare la verità, dedicano il loro tempo a raccontare storielle da quattro soldi per accreditare personaggi e eleggerli ad eroi.