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21 settembre 2007

Sguinzagliata la propaganda per nascondere i crimini nei Balcani

Dopo anni di lotta alla disinformazione creata dai vincitori, la verità sulle guerre balcaniche viene alla luce lentamente con le prime ammissioni sui crimini dell'esercito bosniaco nei confronti del popolo serbo. Sono stati così messi in onda sulle emittenti ufficiali i primi film-documentari che dimostrano l'appartenenza all'esercito bosniaco delle brigate Mujaheedin, legame ufficializzato spesso dall'allora Presidente bosniaco Alija Iztebegovic.
La verità che da anni il popolo serbo cerca di rivendicare, è stata così confermata dal Generale bosniaco Kadir Jusic che ha dichiarato ad un giudice del Tribunale dell'Aja che il distaccamento Al Mujahed costituiva il terzo corpo dell'esercito bosniaco di Rasim Delic, inquisito per crimini di Guerra dal Tribunale stesso. " A partire dalla metà del 1993 fino alla fine della guerra, il distaccamento Al Mujahed era parte del terzo Corpo bosniaco, sia in termini formali che organizzativi, condividendo anche le strutture e i mezzi militari. Nel 1995 fu subordinato alla 35 Divisione nel 3 Corpo bosniaco e comandato da un combattente straniero chiamato Abu Mali". La testimonianza di Jusic è stata infatti determinante per dimostrare i crimini dell'operazione dell'esercito bosniaco per liberare Vozuca: è stata così screditata la versione secondo cui i combattenti mujaheedin avessero portato a termine da soli un'operazione che era stata studiata strategicamente. Molto probabilmente la brigata musulmana dipendeva direttamente dall'esercito bosniaco, a sua volta alleato delle forze Nato.


Inoltre, durante la cerimonia in onore del distaccamento Al Mujahed e del loro comandante Abu Mali, il generale bosniaco Rasim Delic, saluta la folla e gli ufficiali bosniaco-musulmani a nome del Presidente Alija Izetbegovic, ringraziando a nome del Governo bosniaco del servizio prestato alla Bosnia Erzegovina durante la guerra per la sua indipendenza. "Non dimenticheremo mai tutto quello lei ha fatto per i musulmani della Bosnia impegnati in questa guerra", afferma Rasim Delic . Dalle sue parole traspare un chiaro coinvolgimento dell'esercito bosniaco nel dirigere un esercito di mercenari, che combatte con il solo scopo di massacrare il proprio nemico. Continua il suo discorso affermando che "come è stato ribadito nella riunione con gli ufficiali delle forze Nato all'Aeroporto di Sarajevo, è innegabile il merito dell'unità che contraddistingue il distaccamento Al Mujahed, che deriva proprio dal sistema di comando dell'esercito bosniaco". Non nasconde dunque che "in Bosnia, come in qualunque altro posto nel mondo, Al Mujahed è giunto fin qui per difendere i fratelli musulmani, per aiutare i musulmani della Bosnia e Erzegovina. Il loro aiuto è necessario qui, al confine tra l'Islam e la Cristianità, affinchè l'Islam vinca la sua battaglia in tutto il mondo." Solo da queste parole si può dunque intuire il piano di fondo che ha ispirato le guerre balcaniche, ossia quello di creare un conflitto di religione e di etnia laddove non esisteva grazie all'unità federale realizzata dal governo Jugoslavo. La Nato e le forze occidentali hanno così fomentato una guerra civile, lasciando che il conflitto fosse gestito con bande di mercenari che combattono una guerra di religione che non gli appartiene. Il popolo serbo è stato trucidato sotto i colpi di assassini feroci che agivano senza un corpo militare alle spalle, ma era manipolati dall'esercito bosniaco e dalla Nato. Accanto a tali prove schiaccianti, cominciano inoltre a circolare delle informazioni, non ancora formalmente confermate e dunque considerate come rumors, sull'esistenza di un accordo tra Richard Holbrooke , inviato americano nei Balcani, e Radovan Karadzic , Presidente della Republika Srpska, che garantisce l'esclusione di Karadzic e Mladic da qualsiasi diretto coinvolgimento nelle indagini del Tribunale dell'Aja, una volta terminata la guerra.
Tale dichiarazione è stata rilasciata da Vlado Nadeždin - capo gabinetto nel Ministero degli Interni jugoslavo retto da Milan Milutinović - dichiarando che il documento fu firmato nel 1995 prima della Conferenza di Dayton e conteneva come clausola principale quella di escludere la possibilità del Tribunale dell'Aja di inquisire Karadzic e lo stesso Mladic. Secondo questo accordo, non solo questi due personaggi non potevano essere arrestati, ma neanche intervistati, fotografati, o trascinati in qualche modo nella vita politica, essendo coinvolti nelle trattative segrete di Dayton. Attualmente il documento è introvabile perché probabilimente è stato occultato dagli stessi americani, che hanno tutto l' interesse ad impedire che vengano rivelate tali informazioni.
Tuttavia, vi è il sospetto che questa fuga di informazioni sia frutto della stessa manipolazione del Tribunale dell'Aja che cerca scappatoie per giustificare il mancato arresto di Karadzic e così il fallimento di Carla del Ponte.
Rivelare oggi tali informazioni certamente fa parte di un'altra strategia, ossia quella del ravvicinamento della Comunità Occidentale ai Balcani per realizzare la rebalcanizzazione, che dovrà essere gestita e diretta da un'entità sovranazionale che è l'Unione Europea. Molte sono state le truffe e le bugie che sono state portate avanti dai media e dalle Organizzazioni Internazionali, manipolati dalle lobbies che hanno voluto distruggere la Jugoslavia e oggi se ne vogliono riappropriare per porla sotto il loro stretto controllo. Oggi l'oggetto conteso è il corridoio turco-balcanico su cui tutti stanno cercando di mettere le mani, sia con manovre diplomatiche, sia fomentando conflitti interni. Da qui si intuisce, ancora una volta, il ruolo di Bernard Kouchner che ora, dopo il famoso documentario sui "campi di concentramento" in Bosnia, parla di "gravi tensioni" in Iran e di possibile guerra in Medioriente: continua dunque la sua opera di fomentare e di guerrafondaio semplicemente per portare acqua al mulino dei potenti, per saccheggiare i popoli che sono le sue vittime.
Tali importanti verità giungono solo adesso quasi inaspettate, dopo lunghi anni di continua lotta per far riemergere una storia cancellata nonostante le pressioni e le minacce per occultare il cd. Dossier di Al Qaeda. Tali documenti hanno senz'altro toccato il punto nevralgico delle Guerre Balcaniche, dietro le quali si nasconde l'origine della guerra al terrorismo e della strategia di controllo delle masse delle forze occidentali. Allora i Mujaheedin furono utilizzati per distruggere la Jugoslavia e rifare dei Balcani la polveriera dell'Europa, all'interno della quale Oriente ed Occidente si scontrano in una lotta massacrante che non risparmia le popolazioni. Successivamente, quello che era l'esercito Al Mujahed è andato a costituire la base di dati per costruire Al Qaeda, ossia un'organizzazione terroristica internazionale che si muove all'interno degli Stati con una struttura a celle, non coordinate da un'entità centrale. Il collegamento tra le Guerre Balcaniche e il terrorismo fondamentalista nel mondo è molto sottile, ed è proprio ciò che le entità sovranazionali cercano di nascondere al fine di non perdere l'egemonia e il potere che esercitano sull'intera regione euro-asiatica. Se cade dunque il mito dei Mujaheedin in Bosnia, cade Al qaeda e così tutto il castello di bugie che in questi ultimi dieci anni ha costruito l'America, perdendo così il suo investimento in una guerra perenne al terrorismo al solo scopo di creare un totalitarismo invisibile. Dinanzi dunque alle prime rivelazioni sul caso Al Qaeda è cambiata dunque la strategia delle lobbies, che oggi mirano a raggiungere dei compromessi e a mediare per portare i Balcani in Europa. Carla del Ponte è al momento la persona più esposta, parlando come un vero politico e diplomatico, ma dovrebbe in realtà fermarsi ad indagare sulla Nada Management, e sulla Riggs Bank, direttamente implicate nel riciclaggio del denaro destinato al finanziamento di una strana organizzazione umanitaria musulmana che aveva sede nei Balcani. La proroga della sua carica come Procuratrice al Tribunale dell'Aja è stata confermata evidentemente per portare a termine la crociata contro i criminali di guerra, magari con una battuta di arresto che consentirà di voltare pagina sui Balcani non appena il Kosovo diventerà indipendente e verrà creato il corridoio verso il Medioriente.

In tale strategia assumono un importante ruolo i media che stanno alimentando una campagna d'odio nei confronti della Serbia, intorno alla latitanza dei "criminali di guerra" per stringere il nodo intorno alla gola del Governo Serbo per cedere sulla questione del Kosovo. Si pensi all'Espresso che questa mattina pubblica un reportage sulla latitanza di Radovan Karadzic ( Dove si nasconde la Belva Karadzic di Gigi Riva, L'Espresso nr.38 anno LIII 27 settembre 2007 ) stranamente accostato, nelle pagine immediatamente successive, alla testimonianza di Primo Levi sulla Seconda Guerra Mondiale. E' difficile non notare l'accostamento immediato tra Serbia-Nazismo-Israele, tale da indurre il pensiero del lettore all'associazione di idee Nazionalismo-Balcani, come minaccia tutt'ora esistente nel cuore dell'Europa. Questi trucchi giornalistici, subdoli e meschini, mirano proprio a cambiare il pensiero delle persone e a creare un clima d'astio e di diffidenza solo per ricattare uno Stato che non vuole retrocedere sulle sue posizioni e cerca ancora di difendere la propria memoria. Sono reportage realizzati per distogliere l'attenzione e nascondere notizie ben più importanti, redatti da giornalisti servi di un padrone, schiavi del dio denaro che si limitano a ripetere, come pappagalli ciò che i signori al potere hanno divulgato come "versione ufficiale". Allo stesso modo, ricordiamo l'articolo del Piccolo di Trieste di Paolo Rumiz, Il serbo che scelse Sarajevo , all'interno del quale il giornalista declama il generale serbo Jovan Divjak che rinnegò la sua gente per avere denaro e fama. Paolo Rumiz così risponde alle lettere di protesta della comunità serba, accusandola di alimentare odi nazionalisti ed etnici, senza neanche sapere di cosa si parla: dovrebbe sapere che, mentre i Monasteri del Kosovo erano assediati, in Svizzera si firmavano importanti accordi e finanziamenti alle bande mercenarie della Bosnia. Hanno sempre raccontato al mondo intero che i serbi hanno attaccato la Bosnia, ma in realtà non ammettono che il 50% del territorio bosniaco è costituito dalla Republika Srpska, per non perdere la loro leadership all'interno della Federazione . Questi articoli fanno dunque capire come la propaganda oggi si sta muovendo per non far mai calare l'attenzione sui Balcani e per non rispondere sulle schiaccianti verità che stanno oggi emergendo. Propongono filosofie e pietismi che consentono così di non rispondere su un Dossier che contiene 300 documenti e dimostra, senza ombra di dubbio, il crimine che è stato commesso e che è ancora in atto. Il loro indagare su un crimine non è certo un reato, ma viene riproposto continuamente per evitare che le verità che stanno emergendo screditino tutta la disinformazione messa in piedi. Siamo disponibili a dimostrare in diretta, ovunque vogliate, che è in atto un vero etnocidio, alimentato per nascondere gli errori e il fallimento dei padroni del mondo.