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17 settembre 2007

Un grande conflitto di interesse al Tribunale dell'Aja


Dai Balcani giunge la notizia dell'arresto del figlio di Radovan Karadzic , Aleksandar 'Sasa' Karadzic, da parte della polizia serba lo scorso 15 settembre. Alekasandar Karadzic, fermato a Belgrado come persona informata della latitanza dell'ex leader dei serbi di Bosnia Karadzic, viene arrestato proprio quando la Serbia si impegna a intensificare le ricerche dei "latitanti dell'Aja", per scontare così il classico interrogatorio dei giudici e del procuratore Carla del Ponte, attesa a Belgrado entro la fine del mese. Considerando che la polizia di Belgrado spesso effettua questi tipi di fermi, proprio per dimostrare alla Comunità Internazionale il suo impegno nelle indagini e nelle ricerche dei "fantomatici" criminali di guerra, non vi è un motivo apparente per giustificare tanto rumore e tanta propaganda. Il suo vero obiettivo è dunque quello di rilanciare la crisi balcanica che vede ancora la Serbia protagonista degli attacchi da parte delle lobbies, e che riapre una nuova fase all'interno delle trattazioni diplomatiche per l'Indipendenza del Kosovo. Potrebbe infatti non essere causale la decisione del Consiglio di Sicurezza General dell'Onu che ha votato venerdì per estendere il mandato di Carla Del Ponte fino alla fine di quest'anno, per poi essere nominata Ambasciatrice per la Svizzera in Argentina. Con 14 voti favorevoli e un astenuto da parte della Russia, l'Onu protrae la carica di Carla del Ponte senza un apparente motivo, oltre alla motivazione di consentire la sostituzione e la nomina di un nuovo procuratore.
La manovra dell'Onu non è piaciuta, tuttavia, alla Russia ,che, mediante il suo rappresentante Ilya Rogachev, afferma di avere seri dubbi sulla figura della Del Ponte, che , probabilmente "non sta capendo il significato del suo mandato". "Invece di eseguire il suo importante lavoro nella maniera che spetta ad un giurista internazionale che ha goduto dell'appoggio della comunità internazionale, Carla Del Ponte è divenuta un manovratore politico - ha dichiarato Ilya Rogachev - che ha l'audacia di pronunciarsi e sentenziale su relazioni diplomatiche internazionali". Le critiche della Russia si estendono anche nei confronti del Tribunale, che "è divenuto un organo sempre più ambiguo, parziale e costoso" , che va in ogni caso riformato perché non sta conducendo una condotta corretta e giusta nei confronti dei popoli balcanici. I danni del tribunale dell'Aja sono dunque divenuti palesi ed innegabili, tanto che si era deciso per la sostituzione di Carla del Ponte dalla carica di procuratore, ma evidentemente qualcosa è cambiato nel giro di pochi giorni, in un momento molto delicato per le sorti della stabilità dell'Europa e del Medioriente. I Balcani rappresentano infatti il termometro dell'Europa, per cui se accade qualcosa nella penisola balcanica, altrove vi è in atto una strategia che coinvolge tutta l'area euro-asiatica.
In questo momento la crisi del Kosovo rappresenta senz'altro una moneta di scambio, e di ricatto per il controllo sotto un'unica entità sovranazionale, in modo da decidere per la realizzazione della rete di gasdotti strategica per tutta l'Europa.

Allo stesso tempo, viene rimessa in discussione la crisi nucleare iraniana, che rappresenta infatti l'altra faccia della medaglia delle strategie delle lobbies internazionali che intendono creare instabilità e clima di guerra al solo scopo di poter imporre la loro politica degli approvvigionamenti energetici e di controllo delle regioni strategiche. Stavolta, a parlare con toni minacciosi nei confronti dell'Iran è la Francia, che si propone, attraverso la figura del Ministro degli Esteri Bernard Kouchner, come mediatore ed arbitro nella crisi tra AIEA e Iran. "La crisi del nucleare iraniano impone di prepararsi al peggio" - dichiara Bernard Kouchner - senza trascurare l'ipotesi di un possibile conflitto. E su tali presupposti, la Francia chiede all'Unione Europea di emettere delle sanzioni contro l'Iran, all'infuori della cornice dell'ONU, per costringere l'Iran a sospendere le sue attività nucleari sensibili. Si tratta soprattutto di sanzioni economiche, mediante embarghi dei circuiti finanziari e il divieto per le società petrolifere francesi di non rispondere alle richieste di offerta dell'Iran , come già hanno fatto Total e Gas de France. Bernard Kouchner - già Presidente della fondazione Médécin sans Frontières e Commissario Europeo in Kosovo - adotta un atteggiamento aggressivo e dimostra, ancora una volta, di difendere principalmente gli interessi della lobby che rappresenta, proprio come fa Carla del Ponte.

A questo punto ci si chiede cosa abbia provocato questo cambio della linea diplomatica della Francia, che da sempre sostiene il dialogo e la collaborazione tra l'Iran e la Comunità internazionale. La risposta potrebbe venire dalla prossima realizzazione del gasdotto Nabucco che unirà l'Asia Centrale all'Azerbaijan attraverso il Mar Caspio per aggirare la Russia e diversificare gli approvvigionamenti gassiferi con le risorse dell'estremo Oriente. Al progetto prenderanno parte 5 Paesi, quali la Romania, la Bulgaria, l'Ungheria, l'Austria e la Turchia, e probabilmente la Francia, che si propone come sponsor del progetto mediante la società Gas de France. Tuttavia, tale richiesta è stata rifiutata dal consorzio responsabile della realizzazione del gasdotto, e in particolare dalla Turchia che ha rifiutato di voler contrattare con GDF, come risposta alla ostile politica della Francia che sta facendo una dura lotta per impedire l'allargamento della UE nei confronti dello Stato turco. Ulteriore ostacolo sul cammino della Francia proviene dal regime dei mullah, che si oppone alla creazione di un altro gasdotto subacqueo che collegherebbe l'Asia Centrale all' Azerbaigian. Dinanzi a tale ostruzionismo, sia da parte del governo turco che di quello iraniano, una possibile soluzione che si prospetterebbe è di cacciare i mullah e diventare alleato di un Iran libero, con un giverno amico.

L'Iran, sembra dunque che cominci a dare fastidio, proprio perché cerca di sfruttare quanto più possibile le sue potenzialità, giocando quante più carte possibile. Dopo avere intrapreso i primi accordi per rilanciare il progetto della gasdotto Iran-Pakistan-India, l'Iran firma un contratto con il Gruppo di Zurigo EGL, Elektrizitäts-Gesellschaft Laufenburg AG, per l'esportazione di 5,5 miliardi di metri cubi all'anno. La controparte svizzera ha già parlato di "contratto del secolo" avendo trovato una valida alternativa alle pipelines della Russia: il gasdotto Trans Adriatic Pipeline, TAP . Il progetto del metanodottoTAP , sviluppato e promosso dal gruppo EGL, consentirà ai paesi dell’Europa occidentale di accedere alle riserve di gas naturale della regione del Mar Caspio, del sud della Russia e del Medio Oriente aprendo un quarto corridoio di approvvigionamento dopo quelli dal mare del Nord, Russia e Nord Africa. Il TAP è infatti tra i progetti strategici sostenuti dall’Unione Europea nell’ambito della Rete Europea di Trasporto dell’Energia (TEN-E). Per l'ambizione del progetto, il Tap è una variante del gasdotto Turco-europeo di Nabucco, e del mega progetto Russo South Stream che transita anche per la Grecia e per l'Italia. Tuttavia, anche il TAP dovrà transitare sulle terre della Turchia, divenendo così concorrente di tutti gli altri progetti realizzati e collegati ai medesimi giacimenti, e di quelli che hanno come sbocco sempre il mercato europeo. Probabilmente, tale contratto con la EGL potrebbe consentire all'Iran di sormontare la concorrenza quasi sleale della Gazprom, per permettere di esportare 10 miliardi di metri cubi verso l'Europa. Tuttavia, al momento, resta inefficace in quanto occorrerebbero ulteriori investimenti per adeguare l'infrastruttura iraniana al trasporto del gas. Gli svizzeri del gruppo EGL ha dunque affermato che il contratto resterà in sospeso fino a quando non sarà rinnovata la struttura da parte del regime stesso, non potendo - o non volendo - intervenire in prima persona per non trovarsi in disaccordo la legge americana detta Iran and Libyan Sanzioni Act , che vieta alle società straniere investire più di 40 milioni di dollari in Iran. In ogni caso i mullah si sono impegnati a vendere del gas a prezzo scontato, una volta terminata la crisi del nucleare, mentre gli svizzeri si impegnano ad intensificare il loro sostegno per la risoluzione positiva della crisi nucleare iraniana.

È ovvio che all'interno delle Nazioni Unite vi è un grosso conflitto di interessi, che è proprio quello della figura del Procuratore Carla del Ponte, che da sempre difende il giro di affari delle società e delle Banche svizzere. Una risoluzione dell'Onu favorevole all'Iran corrisponderà poi ad un impegno a dichiarare l'Indipendenza del Kosovo, per sottrarlo alla Serbia e metterlo nelle mani occidentali: questo perché sono entrambe delle regioni strategiche interessate da gasdotti e rete di infrastrutture.
Il ruolo di Carla del Ponte è chiaro ormai a tutti, è ancora lì al Tribunale dell'Aja perché deve ricordare il ricatto sulla Serbia e proteggere gli interessi delle lobbies che la hanno messa al potere. Dietro di lei, vi è tutto il marcio del mondo invisibile di Banche e multinazionali che si muovono con i guanti bianchi all'interno dei consigli di amministrazione e delle riunioni di Nato e Onu, per raggiungere i loro sporchi obiettivi. La guerra in cambio di gas, la pace in cambio di controllo e gasdotti.