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04 ottobre 2007

I veleni di Carla Del Ponte nel Nezavisne


Il quotidiano di Banja Luka, Nezavisne Novine, pubblica le trascrizioni della discussione tra il Procuratore Carla del Ponte e Dragan Kalinić, Presidente del Parlamento della Republika Srpska nel 1999. Carla Del Ponte risponde che non teme alcun attacco dal partito democratico della RS, in quanto "tra non molto non esisterà alcuna Federazione, o governo o Parlamento serbo , ma solo bosniaco." Stando alle trascrizioni pubblicate, Carla del Ponte dichiara che " il tribunale dell'Aja era in contatto con Radovan Karadzic nel settembre del 1999 per discutere su una sua possibile resa, concordando un arresto mirato in Svizzera. Tuttavia - continua la Del Ponte - Karadzic ha cambiato idea e ha interrotto i contatti" . La trascrizione dalla riunione è stata consegnata dall'ex Presidente della Republika Srpska Dragan Cavić . "Prima che la missione della Nato e della SFOR terminava, si è cercato di portare a termine l'arresto di Karadzic - afferma la Del Ponte nella trascrizione - che sapeva di essere in pericolo e che se fosse stato arrestato sarebbe stato condotto vivo presso il Tribunale dell'Aja. Dovrà sembrare un'operazione di arresto… ma non eseguito dalla SFOR, bensì da agenti in Svizzera, o qualcosa del genere." Alla pubblicazione della trascrizione, risponde il portavoce della Nato in Bosnia, Derek Chapel , che smentisce qualsiasi insinuazione sul fatto che la Nato o la SFOR abbia messo in pericolo i sospettati di crimini di guerra, essendo dei corpi che sono al servizio dell'Onu e del Tribunale Internazionale .

Le trascrizioni in questione risalgono a diversi anni fa, quando l'ex Commissario Europeo per la Bosnia Erzegovina Paddy Ashdown decise di revocare più di 60 politici del Partito dell' SDS di Radovan Karadzic in violazione del Trattato di Dayton, organizzando un vero colpo di Stato. L'intera operazione fu organizzata da Carla del Ponte che, facendo leva sui crimini di guerra di cui furono accusati i capi e i generali della Srpska, delegittimò il partito di Karadzic e così cacciò un'intera classe politica. Tuttavia nessuno dirà mai cosa è realmente accaduto perché nessuno avrà mai il coraggio di dire perché una classe politica è stata completamente allontanata dal potere e additata come nazionalista e criminale.

È da notare che, ancora una volta, a lanciare lo scoop è il quotidiano Nezavisne Novine, che nasce subito dopo la fine della guerra , ed è diretto da Zeljko Kopanja, personaggio complesso della Republiska Srpska trasformato dalle lobbies che al momento controllano l'informazione nei Balcani in un "martire della resistenza al regime". Zeljko Kopanja nel 1999 rimase vittima di un attentato che lo ha reso disabile, un attentato i cui particolari non sono stati mai chiariti dalla polizia, sono rimasti sempre molto ambigui alimentando degli strani sospetti. Secondo alcuni, è stato colpito dalla vendetta dei sostenitori di Zeljko Raznatovic, il comandante Arkan, e della moglie serba, la cantante Ceca, perchè li condannava e li criticava fortemente nei suoi reportage; secondo altri, i mandanti dell'attentato sono dei paramilitari della MICE. In ogni caso, la sua versione non è mai stata chiarita neanche dinanzi alla polizia, e le indagini si sono arrestate ad un punto morto: la sua auto è stata esaminata da Scotland Yard, ma non ha fornito alcun dettaglio, e il misterioso attentato è rimasto sempre nebuloso. D'altro canto, Kopanja continua a ripetere che la polizia non fa nulla per trovare i colpevoli, anche se viene ancora finanziato mediante i crediti della USAID, mentre la sua abitazione è stata data in affitto dalla HOR, organizzazione diplomatica della Comunità Europea. Non è inoltre un mistero che frequenta gli ambienti diplomatici, essendo un conoscente molto vicino dell'Ambasciatore Americano in Bosnia, spesso presente nelle interviste e nei reportage dello stesso quotidiano. Nezavizne continua a dare spazio a tutti i più alti rappresentanti e nonostante questo, la propaganda vuole che sia un quotidiano molto contrastato dai nemici della democrazia. Si pensi per esempio a Mirjana Kusmuk , che faceva parte del gabinetto dell'ex Presidente del Parlamento della Srpska, Momcilo Krajisnik - attualmente indagato presso il Tribunale Internazionale dell'Aja per crimini di guerra - è ora collaboratrice e Vice-Direttore del giornale Nesavisne.

Oggi questo giornale pubblica questa trascrizione che accusa solo Dragan Kalinić, ossia uno dei pochi politici della Srpska che è stato riabilitato all'interno dell'attuale classe politica, dopo che è stato espulso dell'SDS perché accusato di aver tradito il partito facendo il doppio gioco. Queste trascrizioni, inoltre, vengono pubblicate a soli pochi giorni dalla morte del Presidente della Republika Srpska, e questo desta molta preoccupazione in quanto potrebbero andare ad influire su una situazione politica già alquanto instabile, considerando che vi sono due Vice-Presidenti al potere, uno e serbo e l'altro musulmano. Evidentemente, Carla del Ponte gioca oggi un ruolo troppo sporco, in quanto invece di limitarsi al suo ruolo giurisdizionale di procuratore - nell'ipotesi che il Tribunale Internazionale dell'Aja sia comunque considerato un tribunale giusto - si permette di entrare in discorsi meramente politici che non sono di sua competenza. Infatti, in risposta alle dichiarazioni del portavoce della Repubblica di Srpska (RS) , Carla Del Ponte risponde che non teme alcun attacco dal partito democratico della RS, in quanto "tra non molto non esisterà alcuna Federazione, o governo o Parlamento serbo , ma solo bosniaco. La RS cesserà di esistere, in un breve periodo" . Tuttavia, Carla del Ponte non ha né il diritto, né il potere di pronunciarsi su uno status di diritto sancito dal Trattato di Dayton. In questo modo, dunque, non solo abusa della sua posizione di potere, ma viola quanto sancito da un trattato Internazionale che riconosce e garantisce l'esistenza della Republika Srpska come parte della Federazione Bosniaca, e con diritto di divenire, successivamente Indipendente, qualora lo chiedesse. Carla del Ponte resta pur sempre un personaggio controverso, simbolo della corruzione e del perverso mondo finanziario, delle lobbies e dei poteri occulti che decidono il destino e le sorti degli Stati. La sua figura è coinvolta i numerosi indagini che sono state affossate e chiuse proprio quando la verità stava venendo a galla per portare alla luce tutto il marcio che si nasconde nelle casseforti del Ticino e della Svizzera. Chiunque l'abbia incontrata è stata vittima di misteriosi incidenti, è scomparso in attentati o a terminato la sua carriera in esilio, come lo stesso Falcone che durante le sue indagini incontrò un procuratore di Lugano e lì finì il suo cammino in Svizzera. In realtà la grande escalation della carriera di Carla del Ponte è il frutto della sua opera di protettore delle lobbies e dei criminali, e oggi ancora ricopre il ruolo di "portavoce" dei poteri.

Massimo Zangari