Motore di ricerca

07 dicembre 2007

Forleo e De Magistris: percorsi paralleli

Massoneria, lobbies e servizi segreti nelle indagini dei due pubblici ministeri. L’inchiesta Why Not , sottratta a Gianni de Magistris dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di Mastella e Prodi, per finanziamenti illeciti per milioni dalla presidenza della Commissione europea alla Compagnia delle Opere di Antonio Saladino , è inevitabilmente collegata alle indagini contro Clementina Forleo .

Il comunicato di Rai News 24 delle ore 21.18 del 27 novembre che dà notizia del provvedimento disciplinare aperto dal procuratore generale della Cassazione di Roma contro Clementina Forleo nel virgolettato riporta, in ordine alle motivazioni dell’azione disciplinare promossa, come fondati e rilevanti per “abnormità i giudizi espressi sui politici”. Converrà tenere presente questo segnalato “allontanamento dalle regole” perché Delli Priscoli il 28, il giorno immediatamente successivo, riformulerà l’atto di accusa, questa volta contro il pm di Catanzaro Gianni De Magistris. L’inchiesta Why Not gli sarà sottratta dopo l’iscrizione nel registro degli indagati del Ministro della Giustizia e del Presidente del Consiglio, in ordine a finanziamenti illeciti per milioni di euro transitati dalla presidenza della Commissione europea, allora guidata da Prodi, alla compagnia delle Opere di Antonio Saladino. Un giro di denaro che porterà alla Loggia San Marino. Verrà tra l’altro rimproverato al pm di Catanzaro un uso ripetuto ed estensivo, quindi “eccedente” di intercettazioni telefoniche che come si sa sono un irrinunciabile punto di forza degli organi inquirenti nell’acquisizione delle prove.

Altrettanto “abnormi” per il pg della Cassazione le violazioni del pm Luigi De Magistris delle norme procedurali, attraverso l’emissione di atti finalizzati alla violazione delle regole interne agli uffici della Procura di Catanzaro che questa volta “disattendono le regole della gerarchia” e soprattutto per aver tenuto un atteggiamento “troppo disinvolto con la stampa”. Non emerge per genericità se l’accusa di aver usato illecitamente i mezzi di informazione si riferisca all’intervento di Luigi De Magistris ad Anno Zero o a dichiarazioni pubblicate da quotidiani locali o da testate nazionali. L’assunto dei provvedimenti disciplinari che il pg della Cassazione di Roma Delli Priscoli addebita ad entrambi i magistrati, sta nel “superamento delle norme una volontà diretta a generare sconcerto e ingiustificato allarme nell’opinione pubblica venendo ai doveri di riservatezza nell’esercizio dell’azione penale”. La posizione di De Magistris rispetto a quella della Forleo appare nelle valutazioni del procuratore generale di Roma decisamente più pesante perché si parlerà anche di “profili di opportunità omessi con la conseguenza di aver fatto apparire gli accertamenti nei confronti del Guardasigilli manifestazioni di un complotto finalizzato a far cessare la sua attività di indagine”. Indagine che come si sa è stata dirottata prima al Tribunale dei ministri e poi avocata dal procuratore generale della Repubblica di Catanzaro.

Una formulazione che non si discosta, se non per i particolari, dalle motivazioni con cui il ministro della Giustizia Mastella ha inteso esercitare il potere di indagine disciplinare con l’invio degli ispettori ministeriali in Calabria per mettere sulla graticola, invariabilmente nei fine settimana, Luigi De Magistris. Iniziativa, quella adottata dal Guardasigilli, che ha provocato ampie e protratte proteste nell’opinione pubblica per l’evidente “conflitto di interessi” che coinvolgeva il “boss dell’ex Balena Bianca” di Ceppaloni reduce dal clamoroso infortunio che lo ha visto coinvolto nell’uso illecito del jet della presidenza del Consiglio. Simone Lucerti della Anm affermerà dal canto suo di avere “grande rispetto della determinazione del pg della Cassazione e fiducia nell’operato del Csm”. Dichiarazione che, per l’autorevolezza di chi l’ha espressa, non potrà non determinare significativi elementi di pressione sulle decisioni che adotta il 5 di dicembre per la Forleo la prima commissione disciplinare di Palazzo dei Marescialli. Una commissione che vedrà come vice-presidente Letizia Vacca, componente laico del Csm espresso dal Pdci, eletto dal Parlamento in seduta congiunta, preside della Facoltà di Giurisprudenza di Roma 3. La professoressa Vacca si renderà protagonista, più volte, nel mese di novembre di giudizi, riportati dai maggiori quotidiani nazionali, di sconcertante gravità sul gip di Milano anticipando per altro orientamenti di condanna della prima commissione giudicante al momento ancora non concretamente emersi. Il giorno 3 dicembre, a 48 ore, dalla decisione della commissione giudicante, Letizia Vacca farà filtrare altre indiscrezioni ai media dichiarando: “Siamo tutti allarmati dall’impatto che hanno avuto le sue parole (il riferimento è a Clementina Forleo) risultate eccessive, forzate e gravissime. Le sue dichiarazioni hanno creato preoccupazione nell’ambiente giudiziario e sono state lesive dell’immagine dei magistrati di Milano, che si sono sentiti offesi“. Verrebbe da chiosare che la scelta delle parole sia di un livello francamente sconcertante per un docente in “diritto romano” di una delle più prestigiose università italiane. “La situazione appare completamente diversa da come è stata rappresentata: non risulta (essere stato posto in essere contro il gip) nessun complotto e nessuna intimidazione”.

Lo spirito che ci muove - preciserà la Vacca – non è certo persecutorio nei confronti della Forleo. Il nostro problema è di riportare la serenità negli Uffici della Procura della Repubblica di Milano”. “Ora prepariamoci - continuerà - al bagno di retorica, mediatico e no. Tutti a difesa della Forleo, martire per la Giustizia. Mah…”. Dichiarazioni, come si vede, con cadute abissali di opportunità e di stile al di là delle indiscrezioni fatte filtrare ad orologeria. Questa volta dal Quirinale sembra che non sia arrivata al vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, altro personaggio sulfureo, nessuna nota di richiamo alle regole per Letizia Vacca. Il gip di Milano Clementina Forleo alla notizia anticipata dai quotidiani reagirà con un sibillino “me lo aspettavo”. Più complessa e delicata la posizione del pm di Catanzaro su cui si pronuncerà il 17 dicembre il Csm. A distanza di 24 ore verrà formalizzato il provvedimento adottato dal Csm contro il gip di Milano.

Parlare di “percorsi paralleli” è tutt’altro che fuori misura. Ci ritorneremo doverosamente sopra. I reati che Luigi De Magistris aveva contestato, a vario titolo, a 19 imputati nell’inchiesta Why Not erano di associazione a delinquere, corruzione, violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, truffa e finanziamento illecito ai partiti. Una serie di reati che per reggere alla prova di un rinvio a giudizio necessitano di trovare nell’indagine condotta da Luigi De Magistris articolati e inconfutabili riscontri. Se non ci fossero stati accertati profili di colpevolezza a carico, anche per la notorietà e il peso istituzionale che ricoprono gli indagati, il pm di Catanzaro non avrebbe certo promosso un’azione penale avvalendosi peraltro di numerosi articoli del codice di procedura penale nei loro confronti. Tra i destinatari degli avvisi di garanzia, oltre Prodi e Mastella, politici di centrosinistra e di centrodestra della Calabria, funzionari regionali della giunta Loiero, il capocentro del Sismi di Padova, un funzionario del Cesis (l’ufficio di coordinamento dei Servizi Segreti), Giorgio Cittadini della Compagnia delle opere che fa capo a Comunione e Liberazione e il generale Paolo Poletti della Guardia di Finanza indagato per truffa, truffa aggravata e associazione a delinquere. La loggia San Marino per Luigi De Magistris ha rappresentato il collante che ha unito gli indagati creando un vincolo che era la premessa per l’attuazione di un ampio disegno criminoso. L’appartenenza al gruppo, attraverso il vincolo massonico, sarebbe stato finalizzato alla gestione di affari basati sull’utilizzo di finanziamenti pubblici, statali e dell’Ue. Un’inchiesta quella portata avanti del pm di Catanzaro che ha toccato periferie e centri del potere e quel che è più importante ha portato alla luce uno spaccato sulle articolazioni e le strutture delle lobbies, che alimentano la insaziabile voracità della casta che non si fa scrupolo di penalizzare per il suo sostentamento una cooperativa di … “lavoratori precari”. Con una dichiarazione, riportata dall’Ansa, il primo dicembre, Luigi De Magistris ha ribadito che riuscirà a dimostrare punto per punto l’infondatezza delle accuse formulate a suo carico dal procuratore generale della Cassazione di Roma Delli Priscoli. Il pm di Catanzaro ha inoltre anticipato che in caso di un suo trasferimento d’ufficio fuori Regione si vedrà costretto a prendere una decisione dolorosa ma inevitabile. “Il 17 dicembre - ha detto - saprò se posso continuare a fare il mio lavoro di magistrato in Calabria”. La domanda che ci dobbiamo fare è: esiste ancora uno “Stato di Diritto” in Italia?

Giancarlo Chetoni - Rinascita