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13 dicembre 2007

La storia come arma di difesa per la Serbia


Il Governo serbo decide di salutare la scadenza del 10 dicembre, attesa per la dichiarazione unilaterale dell'indipendenza del Kosovo, con un'efficace campagna politica che fa risuonare, in difesa della Serbia, le parole dei grandi personaggi della storia occidentale. Winston Churchill, George Washington, Charles de Gaulle ricordano le lotte e le gesta eroiche dei nostri antenati in difesa della libertà e delle sovranità Nazionali.

È stata definita campagna "Kosovo e Serbia" quella organizzata dall'agenzia "Arts and crafts" con il suo direttore Dragoslav Bokan, in coordinamento con il Governo Serbo, che ha mostrato come le leggendarie parole dei personaggi e degli statisti del passato possano essere ancora attuali e applicabili alla situazione del Kosovo. Così nelle strade di Belgrado, da enormi cartelloni, vi guarda George Washington con la frase storica pronunciata durante la guerra civile a Long Ajland il 27 agosto del 1776 : "Si sta avvicinando il tempo in cui gli Americani dovranno decidere se saranno un popolo libero o degli schiavi". Dall'altra parte, con il suo storico sigaro, Winston Churchill dice:" Combatteremo sulle strade e sui campi, sulle montagne e ci difenderemo anche se quest' isola sarà occupata".


"Dal grande interesse che hanno suscitato questi cartelloni tra i media internazionali, possiamo dire che la campagna ha raggiunto il suo scopo - ha dichiarato Danijela Nikolic portavoce di Ministero - richiamando l'attenzione anche da parte delle ambasciate, delle rappresentanze diplomatiche e delle missioni Serbe nel mondo: il testo scritto in cirillico non è stato un ostacolo per capire il senso dei messaggi".
Si tratta infatti di frasi storiche che hanno ricordato quando in Francia, in America e in Inghilterra si parlava di libertà, di guerra contro chiunque avrebbe violato la sacralità del proprio territorio. Quegli stessi Paesi che in passato si sono trovati nella situazione di dover difendere la propria sovranità e la propria indipendenza, oggi offrono il loro pieno sostegno verso la secessione del Kosovo, fomentata da entità che vogliono impadronirsi di una terra per i propri scopi.
Guardando i cartelloni, non possiamo non chiederci se la Serbia o la Jugoslavia poteva fare una campagna di marketing del genere tanti anni fa. A tale domanda risponde indirettamente il direttore dell'agenzia "Pragma" , secondo il quale, una campagna di questo tipo potrà essere più utile per lo scopo che intende raggiungere se fosse fatta all'estero. "Nell'Unione Europea vi sono cinque o sei Paesi che sono ancora indecisi se accettare o meno l'Indipendenza del Kosovo, per cui se una tale campagna venisse fatta nelle città europee, o persino a Washington, l'opinione pubblica internazionale sarebbe maggiormente colpita", afferma Cvijetin Milivojevic , direttore di Pragma - potrebbero essere colpiti con le loro stesse armi".
I cartelloni della Serbia, con la loro straordinaria semplicità, hanno in qualche modo colpito l'opinione pubblica, e i loro effetti potrebbero essere molto decisivi, se i media internazionali gli dessero il giusto rilievo.


Un tale gesto è stata un'opera di grande coraggio da parte della Serbia che ha così dimostrato come i politici di oggi sono pronti a vendere se stessi e il proprio passato, a rinnegare la propria storia e le battaglie del passato, per fare propaganda e creare sempre nuove scuse per aggredire gli altri Stati. Aspettare che siano dei cartelloni a farci ricordare come ogni Stato si sia sempre battuto per la difesa dei diritti del proprio popolo, è una vergogna. Vuol dire che la nostra memoria storica è stata cancellata dalla globalizzazione che ha distrutto gli Stati-nazione, e che i nostri politici hanno tradito le nostre origini i nostri antenati, ma soprattutto non ci rappresentano più. Oggi l'Italia è stata ricattata e messa in ginocchio da associazioni di categoria che difendono solo gli interessi di società private, mentre in Governo è rimasto inerte a guardare. Nel nostro prossimo futuro, questo tipo di scioperi saranno sempre più frequenti e società private avranno il potere di colpire i centri nevralgici della nostra economia, proprio grazie alle politiche di liberalizzazione e di privatizzazione che calpestano i principi del patrimonio pubblico. E così, qualora il Kosovo diventi un precedente secessionista all'interno dell'Europa, vedremo nascere e rafforzarsi sempre nuovi movimenti indipendentisti dinanzi ai quali non potremo difendere il nostro Stato. Oggi il popolo occidentale è diventato parassita, vive alle spalle della sofferenza di altri popoli e usa la guerra e la disinformazione per distruggere anni di evoluzione e di storia di una Nazione. Esiste così il razzismo legale, che è americano, e quello illegale, che è degli Stati più deboli, esiste il nazionalismo per condannare e bombardare, e poi esiste il monopolio dei padroni per saccheggiare. Ma un giorno questo crimine invisibile verrà condannato, saranno istituiti dei tribunali per l'etnocidio silenzioso dei popoli.