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14 gennaio 2008

Enormi giacimenti di petrolio in Albania?


In Albania vengono scoperti giacimenti di petrolio in grado di produrre oltre tre miliardi di barili di petrolio. A sfruttare i ricchi pozzi sarà la società petrolifera svizzera, la Manas Corporation, che, lo scorso dicembre, ottiene la concessione governativa per le attività di esplorazione, di sviluppo e produzione di idrocarburi, grazie all'accordo ratificato tra il Ministero dell'Economia, Commercio e Energia, rappresentato dall'Agenzia Nazionale di Risorse Naturali (AKBN) e la controllata della Manas, la DWM Petroleum AG. A confermare la presenza di una tale massiccia quantità di petrolio è la Gustavson Associates LLC, società americana che offre un servizio di consulenza ingegneristica e finanziaria a livello internazionale, la quale afferma che "le riserve di petrolio rinvenute in Albania sono molto più grandi di quanto si pensasse sino ad ora", oltre all'esistenza di un giacimento sotterraneo di 3 trilioni di metri cubi di riserve di gas naturale. Date le attuali quotazioni del petrolio, tali giacimenti offrirebbero un rendimento di oltre 32 miliardi di dollari, e, secondo gli esperti, l`Albania diventerà uno degli unici Paesi della Regione con una tale considerevole riserva di idrocarburi.
Lo studio è stato effettuato su un territorio che si estende su 4000 chilometri quadrati, da Durazzo a Scutari, nei blocchi A-B e D-E. Stiamo parlando della zona meridionale di Tirana, che presenta un petrolio simile al petrolio di Cakran; e della zona settentrionale di Tirana, che si estende per il blocco B, D ed E, inclusa la zona di Rinas.


Tuttavia, la stessa zona è stata oggetto di ricerche petrolifere da parte di AlbPetrol, Shell, INA, Premier Oil e Coparex, che hanno tuttavia abbonato il progetto di estrazione adducendo come motivazione "la guerra civile in Albania e il conflitto in Kosovo". Sembra tuttavia strano che l'instabilità politica della regione abbiano fermato le attività di estrazione, considerando che la maggior parte dei punti nevralgici per l'estrazione del petrolio sono caratterizzati da guerre e conflitti. Come se ciò non bastasse, ricordiamo come i lavori instancabili e ininterrotti della spedizione scientifica condotta durante il regime comunista non diede alcun risultato. Molti dei ricercatori che allora parteciparono all'esplorazione scientifica di Patos nel 1975, destinata a trovare degli enormi giacimenti di petrolio, furono arrestati e condannati come "sabotatori del petrolio", avendo disinformato il regime o, avendo fallito nella loro missione. "Il 5 marzo del 1975 ha segnato infatti la tragedia dei ricercatori di petrolio albanesi - come documentato dalla testimonianza di Petraq Xhaçka, uno degli ingegneri del gruppo di esploratori - e furono così condannati alla pena di morte per motivi politici due geologi, Koco Plaku e Milto Gjikopulli, e alla detenzione da 15 a 25 anni di carcere i ricercatori che collaborarono, mentre i semplici lavoratori furono messi sotto costante osservazione da parte del Dipartimento della Sicurezza della Stato". Ad essere colpito gravemente fu l'Istituto degli Studi Scientifici petroliferi, che subì delle vere e proprie persecuzioni e internamenti per l'errore commesso, segnando quella che verrà ricordata dal popolo albanese dome "l'attacco contro i sabotatori dell'economia del petrolio".
Un triste capitolo della storia albanese, che tuttavia testimonia come in questi ultimi 15 anni non si è mai smesso di cercare il petrolio, scavando più di 4.666 pozzi di petrolio, dei quali 3.123 sono operativi, mentre gli altri 981 sono stati chiusi o abbandonati, ma senza mai portare alla luce una quantità rilevante di greggio o di gas. Tuttavia, la statunitense Gustavson Associates afferma che l'Albania possiede più di tre miliardi di barili di petrolio, ad una profondità media - e non eccessiva - di 3500 metri di profondità, contenuto da uno strato carbonioso. Ci chiediamo dunque come mai, in questi anni, nonostante le avanzate tecniche di esplorazione, una così grande quantità di petrolio non è stata portata alla luce, mentre oggi, a favore di una società svizzera viene firmato un accordo di concessione governativa che vale "potenzialmente" 32 miliardi di dollari.
La notizia non può che rimanere senza alcun impatto sull'opinione pubblica albanese e internazionale, considerando gli sforzi per il regime di Berisha per risolvere la tanto sofferta crisi energetica.

È importante ricordare il piano energetico del Governo albanese, che mentre annuncia l'interruzione della costruzione del grande Tec - la centrale termoelettrica di Fier finanziata dalla Banca Mondiale - da parte della Azienda Elettrica Ticinese (AET), prevede l'opera di ristrutturazione delle dighe delle centrali idroelettriche costruite accanto al fiume Drina con uno studio di fattibilità richiesto sempre alla Svizzera per oltre 1 milione di euro. Considerando dunque che l'Albania sta accumulando un'infinita serie storica di ricerche e studi di fattibilità, la maggior parte dei quali finanziati da società svizzere, senza mai portare a termini i propri piani di investimento, sorge il lecito dubbi che dietro tali progetti vi siano ben altri meccanismi. Ci riferiamo infatti ad operazioni finanziarie che utilizzano dei collaterali o dei Bonds, non fruttiferi o non validi, destinati apparentemente a finanziare dei progetti di infrastruttura o energetici, dissimulando di fatto un contratto finanziario che ha lo scopo di creare denaro dal nulla. Tali fondi andranno poi a costituire la capitalizzazione di società e banche, gonfiando così i propri bilanci.
Una tale ipotesi non è poi così lontana dalla realtà, considerando che sino ad oggi non è stato trovato ancora tanto petrolio da giustificare degli investimenti, nè è stata ancora costruita le grandi centrali per salvare l'Albania dalla crisi energetica. Non dimentichiamo infatti come, a pochi giorni dall'annuncio della Petrobras di immensi giacimenti di petrolio, la Etleboro ha scoperto uno strano commercio sulle piazze finanziarie svizzere di Bonds Petrobras non validi, che tuttavia erano stati venduti come regolari. La notizia dei collaterali Petrobras ha tuttavia ridimensionato presto la notizia lanciata dalla società petrolifera brasiliana, infondendo così tra gli investitori dei legittimi dubbi.
L'Albania, data la sua grande fragilità, deve oggi stare molto attenta a tali giochi finanziari, perché rischiano di riempire le casse dello Stato di "carta straccia" a garanzia del finanziamento di importanti progetti. Debito che saranno poi pagati con le tasse dei cittadini albanesi, che sono a tutti gli effetti "vere", e non false come i titoli dati a garanzia dai finanziatori privati .