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23 gennaio 2008

Perchè non risarcire i Balcani per le bombe all'uranio impoverito?


Lo scorso novembre la Prima commissione del Disarmo e Sicurezza internazionale delle Nazioni Unite ha approvato, con una maggioranza di 122 voti, un'importante risoluzione evidenzia la grande pericolosità dell'uso militare dell'uranio, e invita gli Stati membri dell'ONU ad esaminare con attenzione le strategie militari che implicano l'utilizzo dell'uranio impoverito.
La lettera della risoluzione chiede che "tenendo in considerazione i potenziali effetti nocivi per la salute e per l'ambiente dovuti all'uso di armamenti e munizioni contenenti uranio impoverito", il Segretario Generale deve "esplorare le opinioni degli Stati Membri e delle organizzazioni internazionali di rilievo sugli effetti dell'uso di armi e munizioni contenenti uranio impoverito, e di produrre un rapporto su questo argomento da presentare all'Assemblea Generale". Rappresenta questa la risposta istituzionale delle Nazioni Unite ai produttori e utilizzatori delle armi ad uranio impoverito che sostengono che l'esposizione a polveri di uranio non causa l'insorgere di gravi malattie e deformazioni. Per troppo tempo l'opinione pubblica è stata ingannata e raggirata sulla natura delle armi utilizzati dai propri "eserciti di pace", che sono così diventati carnefici e allo stesso tempo vittime delle stesse armi con cui hanno martoriato le popolazioni colpite dagli "interventi della Nato" e delle forze Occidentali. La speranza in cui le Nazioni Unite confidano è quella di creare un dossier da imporre ai diversi governi che producono o utilizzano questo tipo di armi nei conflitti armati, con la prospettiva di poter estendere ben presto questo rapporto anche nei confronti delle "armi non convenzionali", radioattive e batteriologiche, che vengono già gettate sulla popolazione inerme. Infatti, se da un lato presto si chiuderà il capitolo dell'uranio impoverito, nei prossimi anni vedremo le ancor più devastanti conseguenze delle nuove armi che gli eserciti della pace usano per "liberare i popoli" dal terrorismo e per imporre la "civile democrazia".

Al momento, molto debole è stato il riscontro presso il governo italiano sulle conseguenze dell'esposizione al contatto o all'esplosione di armi all'uranio impoverito. Dopo che emerse il caso, e i continui tentativi di negare l'evidenza, si è avuta nel 2004 la costituzione di una Commissione Parlamentare di inchiesta, dalla quale è emersa una realtà che non ha dato una vera risposta alle famiglie delle vittime dell'esposizione all'uranio, né quanto meno alle popolazioni devastate dalle armi. Il rapporto della Commissione di inchiesta "sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato nelle missioni militari all'estero, nonché le popolazioni civili nei teatri di conflitto e nelle zone adiacenti le basi militari sul territorio nazionale" , ha stabilito al termine dei lavori che "dalle risultanze delle audizioni svolte, ed anche dalle verifiche e dalle testimonianze raccolte durante la missione nei Balcani, non sono emersi elementi che consentano di affermare che le patologie in questione siano da attribuire ad effetti tossicologici o radiologici derivanti dall'esposizione alle radiazioni ionizzanti o alla contaminazione chimica dovuta a questo tipo di munizionamento". A quanto risulta alla Commissione, "le tracce di uranio impoverito in campioni istologici di militari italiani impegnati nelle missioni in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo non hanno sviluppato patologie tumorali." Negando dunque una correlazione con le patologie tumorali all'esposizione a tali sostanze, la Commissione parlamentare afferma invece che "in base alla pubblicistica scientifica acquisita, l'esistenza di un rischio significativo per la salute riconducibile in quanto tale all'uranio impoverito sembra doversi circoscrivere ai soggetti che abbiano comunque potuto inalare l'aerosol che si sviluppa a seguito dell'impatto di proiettili a UI: in concreto, tale situazione sembra poter ricorrere solo per coloro che si fossero trovati a breve distanza di tempo da un mitragliamento con utilizzo di proiettili a UI ". Allo stesso modo tende a precisare che "quasi tutte le forme di tumore abbiano un'eziologia multicausale, e come in particolare l'esposizione a un ampio novero di agenti chimici, fisici o biologici possa avere effetti mutageni e oncogeni. " La Commissione parla anche di " un ruolo indiretto dell'UI nel provocare le suddette patologie attraverso l'inalazione delle nanoparticelle da esso generate", rinviando così le ulteriori indagini e una soluzione del caso al Governo italiano " che si attivi presso le competenti istanze dell'Unione europea e della NATO affinchè sia progettato e realizzato uno studio di carattere scientifico su tale questione. "

Quanto scrive la Commissione, non risponde però alla realtà, perché l'Osservatorio militare ha rilevato circa 1400 malati in più rispetto ai 255 rilevati. Stando infatti alle rilevazioni scientifiche e alle indagini giornalistiche effettuate in questi anni esistono delle forti contraddizioni tra i dati empirici e quanto invece afferma la relazione della commissione parlamentare di inchiesta. Si afferma infatti che l'uranio impoverito viene impiegato come componenti "inerti" dei proiettili, che hanno la capacità di penetrare nella corazza dei carri armati, avendo un elevato potere pirofico. I militari però spiegano che durante l'esplosione si raggiungono temperature elevatissime, tra i 3 mila e i 4 mila gradi, e dopo la deflagrazione vengono rilevate polveri con una composizione chimica nuova rispetto al materiale esistente. "Il processo fisico che in questo caso avviene non è puramente chimico, bensì è nucleare e porta alla fissione dell'uranio", dichiara il Professore Fleischmann nell'inchiesta condotta da Rai News 24.

Sono così partite le campagne di risarcimento e di accusa del personale militare che si dichiara vittima di armi di cui non conoscevano il vero impatto o la natura della conseguenze dell'esposizione. Ovviamente, non possiamo credere che i dirigenti della Difesa italiana non conoscessero tali implicazioni, non possiamo credere che lo Stato è stato ingannato da una società privata statunitense che voleva vendere le proprie armi. Purtroppo è questo ciò che viene detto alle vittime dell'uranio impoverito e agli stessi giornalisti.
Stranamente, lo scorso 7 novembre si discuteva di una norma della finanziaria 2008, all'art. 22-bis che riconosceva il risarcimento della popolazione civile dei Balcani per un danno ambientale. La norma è stata sostituita con l'art.35 che "riconosce la causa di servizio al personale italiano impiegato nelle missioni militari all’estero, nonchè alle popolazioni civili nei teatri di conflitto e nelle zone adiacenti le basi militari sul territorio nazionale, che abbiano contratto infermità o patologie tumorali connesse all’esposizione e all’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito", autorizzando la spesa di 10 milioni di euro all'anno per il prossimo triennio 2008-2010. Viene ridotto sensibilmente il budget a copertura dei risarcimenti, che rappresentano così una goccia nel mare della devastazione che è stata fatta nei Paesi bombardati con uranio impoverito, e viene eliminato il riferimento al danno ambientale. Forse a indurre la modifica dell'articolo è stato l'intervento di coloro, come l'Osservatorio Militare, che considerano che "questo provvedimento crea una condizione certamente inaccettabile: risarcire la popolazione civile dei Balcani per un danno ambientale che l’Italia non ha commesso”, essendo bombe all’uranio impoverito di produzione statunitense. L'Osservatorio Militare così dichiara come ingiusto una tale norma perché va a pagare i danni di armi all'uranio impoverito "mai usato dall’Esercito italiano". È una totale vergogna che uno Stato si pieghi a dire una cosa del genere pur di non ammettere le proprie responsabilità, e concede un "contentino" per amore del "dovere ideologico" nei confronti delle popolazioni colpite.
In questo caso, siamo vittime di un grosso abbaglio, perché se da una parte le Associazioni e i media si schierano in difesa delle vittime dell'uranio, producendo materiale e documentazione per fare giustizia ai soldati italiani, dall'altra si dimentica totalmente che la vera carneficina è avvenuta tra la popolazione bombardata. Così lo Stato italiano conta a peso d'oro i danni e le morti dei corpi militari - che bombardano e uccidono persone innocenti "nell'esercizio delle loro funzioni" - mentre considera delle semplici statistiche le migliaia di persone che sono morte e ancora muoiono per l'esposizione alle radiazioni delle armi all'uranio impoverito. Provate infatti a vedere i danni sulla popolazione dei Balcani provocate dall'uranio impoverito: proverete terrore e sgomento per le anime di coloro che hanno sofferto simili sofferenze. Per sconfiggere Milosevic, definito come un macellaio, il Kosovo è stato devastato da una guerra umanitaria che non aveva alcuna logica motivazione.