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18 febbraio 2008

Il giallo della bandiera del Kosovo


Kosovo ha dichiarato ufficialmente l'indipendenza durante la seduta speciale di Parlamento di Pristina. Mentre la comunità kosovara festeggia il "nuovo stato indipendente e democratico", gli osservatori stanno aspettando le reazioni da parte della Serbia, mentre il Cremlino afferma che crea un precedente pericoloso. Allo stesso tempo, l'Unione Europea annuncia la missione UE che prenderà il potere all'interno del Kosovo, istituendo un protettorato del tutto simile a quello delle Nazioni Unite e dando solo l'illusione che si tratti di una vera indipendenza. Il Kosovo non sarà molto diverso da quello che è stato negli ultimi nove anni, e si trasformerà probabilmente in nuovo porto franco, o peggio, nell'Iraq dell'Europa.

Hashim Thaci, dinanzi al Parlamento di Pristina, ha annunciato la dichiarazione unilaterale dell'indipendenza dello Stato del Kosovo. "Il Kosovo si dichiara uno stato indipendente, sovrano e democratico". Queste sono state le parole solenni per annunciare la proclamazione di uno Stato di 2 milioni di persone, circondato dal territorio serbo e con un PIL pari ad 1/100 delle sue importazioni. Solennità e festeggiamenti che tuttavia non sono riusciti a mascherare la grande farsa che questa proclamazione d'indipendenza nasconde. Nelle strade di Pristina sfilano cortei e bandiere albanesi, simboli propagandistici dell'Uck, ma non si vede alcuna bandiera dello Stato del Kosovo. Quello della bandiera del Kosovo è un vero e proprio giallo, perché non solo è stata resa nota solo nelle ultime ore, ma non è stata neanche esposta ufficialmente. Una cosa di per sé molta strana, considerando la foga e la fretta con cui i media e lo stesso Parlamento di Pristina, sono giunti al fatidico giorno dell'Indipendenza: tutto sembrava pronto, ma non c'era nessuna bandiera del Kosovo tra la popolazione. È evidente dunque che questi festeggiamenti siano stati un po' improvvisati, nelle ultime ore, forse a dimostrare che sino all'ultimo minuto neanche i kosovari stessi credevano a questa indipendenza. Oppure che sia l'Europa che gli Stati Uniti volevano chiudere la questione nel più breve tempo possibile, ossia prima che la Presidenza del Consiglio di Sicurezza dell'Onu passasse nelle mani della Russia.


Generale Fabio MiniQuel che è più grave, tuttavia, è "questa libertà regalata", non è che l'inizio di una nuova odissea che vedrà questa volta l'Europa ai vertici del comando. Infatti, allo scoccare della mezzanotte di ieri l'Unione europea ha ufficialmente lanciato una missione di "transizione" che dovrebbe portare il Kosovo verso l'indipendenza totale, senza prendere tuttavia alcuna posizione sul riconoscimento dello Stato che i kosovari, sostenuti dagli Stati Uniti, hanno dato vita. Nella totale discrezione gli Stati membri dell'Unione Europea hanno dato il via libera all'invio nella regione di 2 mila uomini, tra forze di polizia, personale giudiziario e doganale, ignorando gli avvertimenti del Governo di Belgrado, dello stesso Kremlino, che ha definito un'assoluta violazione del diritto internazionale. Nonostante tutto, infatti l'Ue sta coordinando, con il benestare delle autorità kosovare e delle Nazioni Unite, una missione in grande stile che prenderà il posto dell'Onu a tutti gli effetti, facendo perno sull'ufficio inaugurato proprio per questo scopo nell'aprile del 2006 all'interno del quale dovrebbe agire già un team di pianificazione. È stata definita Eulex, la missione costituita da un'entità politica che dovrà supervisionare il trasferimento dei poteri dalle Nazioni Unite alle autorità kosovare, da un'entità operativa che collaborerà con la polizia e l'amministrazione giudiziaria, e da un'entità permanente della Commissione Europea che dovrebbe guidare lo sviluppo economico del Kosovo per portarlo sino in Europa. Durante i quattro mesi in cui diventerà pienamente operativa, Eulex rileverà le funzione dell'ONU per stabilire un sistema legale per combattere la criminalità e rendere il Kosovo uno Stato. La missione europea avrà anche poteri militari, per cui potrà intervenire in maniera diretta, facendo ricorso alle stesse truppe della Nato e della Kfor. L'invio della missione è stato reso definitivo a poche ore dalla proclamazione da parte del Parlamento del Kosovo dell'indipendenza della provincia serba, al fine di evitare che venisse invalidata successivamente. L'Unione Europea prenderà così potere all'interno del Kosovo, istituendo un protettorato del tutto simile a quello delle Nazioni Unite e dando solo l'illusione che si tratti di una vera indipendenza. Il Kosovo non sarà molto diverso da quello che è stato negli ultimi nove anni, per cui in realtà i kosovari cambieranno solo "forza occupante". Ci si chiede, a questo punto, perché la Comunità Internazionale abbia voluto accelerare a tal punto l'Indipendenza del Kosovo, e soprattutto perché lo ha fatto a tali condizioni, accettando l'intervento della Unione Europea.

Una ragionevole risposta, e un'interessante analisi dell'escalation in atto è quella del Generale Fabio Mini, comandante della Nato in Kosovo, nel corso della sua intervista al Corriere della Sera. Egli infatti afferma che un Kosovo indipendente andrà a creare semplicemente un nuovo porto franco all'interno dell'Europa, al servizio delle entità economiche che vi faranno confluire traffici finanziari occulti. Il Kosovo diventerà "una base per le nuove banche per il denaro dell'Est, perché Montecarlo, Cipro, Madeira non sono più affidabili", creata da un manipolo di narco-trafficanti. Il Generale Mini ricorda infatti che l'attuale leader del Kosovo "è il mandante di almeno 28 assassinati del partito di Rugova. Uno che, come molti capi dell'Uck, non ha mai spiegato la fine di un migliaio di rom, serbi e albanesi accusati di collaborazionismo, desaparecidos negli anni del primo dopoguerra". Condanna duramente la Comunità Internazionale che ha deciso di creare uno Stato collaborando proprio con i criminali che hanno contribuito a distruggerlo, con la diaspora criminale che negli anni scorsi era stata allontanata. Senza escludere il grave impatto dell'effetto domino, Mini afferma che "questa proclamazione fa saltare il diritto internazionale fondato sulla sovranità degli Stati", creando nel cuore dell'Europa un altro Iraq.
Rugova mostra la bandiera del Kosovo
Infatti, i veri giochi cominciano solo adesso, in quanto si dovrà attendere la reazione della Russia, che ha già minacciato contromisure economiche verso gli Stati che sosterranno questa indipendenza, nonché degli altri Stati Europei ed extra-europei. Non sappiamo fin quando l'Europa resterà a guardare mentre gli eurocrati e le forze statunitense porteranno al massimo della tensione, una situazione già al limite. Sin dalle prime ore della proclamazione dell'Indipendenza, tutti i movimenti secessionisti europei si sono risvegliati dal loro torpore, e primo tra tutti quello Basco, per poi essere seguito dalla Republika Srpska in Bosnia, dalla Vojvodina, e presto possiamo attenderci quelli dell'Ossezia, delle Fiandre, della Moldavia, di Cipro.
L'Europa sarà travolta da scandali e da tangentopoli, per fare terra bruciata intorno ai vecchi sistemi di potere, per fare posto ai nuovi, che spingeranno le loro mire espansionistiche verso le nuove "zone franche" d'Europa. Sotto questo punto di vista, non possiamo che confermare i timori del Generale Fabio Mini, della creazione di nuovi centri nevralgici per i traffici finanziari illegali, essendo saltati quelli che oggi erano al limite della legalità. Lo stato del Kosovo è diventato così il miraggio delle entità economiche europee e statunitense, ma non è il sogno di libertà dei kosovari che, con le loro stesse mani, si sono rinchiusi in un'altra schiavitù drogata dalla propaganda occidentale.