Motore di ricerca

15 febbraio 2008

L'Europa colpita al cuore

L’inchiesta sulle vicende che hanno portato alla secessione dalla Serbia del Montenegro e sulla rete di collusione esistente tra le figure istituzionali montenegrine e l'alta finanza, sono giunte ad una svolta. La eco dell'inchiesta di Rinascita Balcanica che ha visto come protagonista Milo Djukanovic si è estesa sino ai media montenegrini. Il quotidiano di Podgorica DAN ha pubblicato infatti in prima pagina il report di Rinascitabalcanica e della Etleboro sulle implicazioni del premier Milo Djukanovic nel caso Mattei (si veda il titolo di apertura: EU DA ISPITA MILOVU prošlost) e la notizia, anche poi ripresa da AdnKronos international ( si veda Montenegro: Djukanovic returns to power as April presidential poll date set ) delle varie pendenze processuali, a Bari, a Lugano e Milano, che coinvolgono il rieletto premier del Montenegro. Un evento questo che sconvolge così la quiete apparente che era stata imposta tra i media, al fine di occultare e affossare un caso che stava emergendo sempre di più.

DAN riporta anche la lettera di dura ma sibillina (che devia l’attenzione dalla sua persona a quella dell’europarlamentare di Forza Italia Vernola, suo collega del Ppe) replica a noi avanzata dal rappresentante dell’Ue per le relazioni nel sud-est Europa, Doris Pack, allegando tuttavia i documenti sul caso Mattei - un operatore internazionale creditore di circa 20 milioni di euro - che vedono la figura di Milo Djukanovic direttamente coinvolta. Vedremo se - di fronte a queste evidenze - saranno reiterate le dichiarazioni da parte di esponenti della Comunità Europea volte ad accreditare Djukanovic, nonostante il suo coinvolgimento in inchieste presso numerosi tribunali internazionali e nazionali. Chissà quale sarà ora la risposta ufficiale da parte del governo, o comunque dell’ufficio del premier, del Montenegro.

Tornando a Doris Pack - non certo una figura dell’eurocrazia di secondo piano: è presidente della delegazione Ue per le relazioni con i Paesi dell'Europa Sud-orientale e Coordinatrice del Partito Popolare europeo (Ppe) per il Comitato sulla Cultura e l'Educazione, nonché membro dell'Ufficio del Ppe, Doris Pack . E’ appunto la richiesta di una smentita - che pubblichiamo - sui suoi rapporti con il Primo Ministro del Montenegro, Milo Djukanovic che, come si noterà, di fatto indica però quale autore delle dichiarazioni di sostegno a Djukanovic un altro deputato del parlamento europeo (ma suo stesso collega del Ppe e delegato per i Balcani), Marcello Vernola, eletto nelle file di Forza Italia.
Di seguito pubblichiamo la lettera ricevuta dalla redazione di Rinascita dalla dottoressa honoris causa Doris Pack, parlamentare europeo, presidente della delegazione per i rapporti con i Paesi del Sud-Est Europa, coordinatrice del Ppe per la Cultura, membro dell’Ufficio politico del Ppe

«Dear editors,
I just got the information of an “open letter” to me in your paper. Please take note, that this letter is based on no ground. I did not give any statement on the named montenegrin politician, nor in December during my official visit to Podgorica, neither later from Brussels. Perhaps the writer of this letter is confounding me with his compatriote and MEP Vernola. I Iasked his apology

Cari Editorialisti,
Ho avuto informazioni circa una “lettera aperta” a me rivolta sul vostro giornale. Per cortesia, vi prego di prendere nota che la lettera non è basata su fatti reali. Non ho mai avanzato dichiarazioni sul citato politico montenegrino né a dicembre durante la mia visita ufficiale a Podgorica, né più tardi da Bruxelles. Forse il redattore della lettera mi ha confusa con il suo compatriota e parlamentare europeo Vernola. Chiedo le sue scuse. »

Doris Pack

E' chiaro, dunque, che il Rappresentante europeo, Doris Pack, cade nell'evidente contraddizione di "negare" il suo sostegno, e così anche dell'Europa, nei confronti della persona di Milo Djukanovic. Negando infatti di aver sostenuto e rilasciato dichiarazioni di stima e di appoggio al Montenegro e al suo Premier, nasce il lecito dubbio che anche l'Europa può diffidare la sua carica in futuro. Una evenienza che sarebbe quanto meno leggittima, considerando che il Primo Ministro Djukanovic, indagato dalla procura di Bari, non si è presentato davanti al giudice, venendo meno al dovere istituzionale che gli compete.
Ora lo stesso dubbio sorge per lo stesso appoggio che Doris Pack ha rilasciato per le inchieste contro la corruzione in Bosnia Erzegovina, invocando l'intervento di Transparency Internazionational a tutela della stabilità politica all'interno dello Stato Bosniaco. Non a caso, la stessa Transparency International, sta portando avanti una serie di inchieste e indagini nei confronti del Governo della Republika Srpska e dei suoi funzionari, accusati di aver manipolato delle gare di privatizzazione "a favore di investitori russi" o nelle gare di appalto per servizi pubblici. Le "tangentopoli" rischiano di essere sempre più frequenti, proprio per dimostrare l'incapacità di una determinata classe politica che viene rigenerata, o per imporre un forte ricatto nei confronti di coloro che non sono in linea con quanto stabilito dalle entità sovranazionali.
Come definire dunque il fatto che la Bosnia ha smarrito una delle copie originali degli Accordi di Dayton del 1995, che risulta così essere nell'Archivio della Presidenza. Si tratta di uno dei più importanti documenti costitutivi per la Bosnia Erzegovina, ratificato con la fine della guerra bosniaca da Alija Izetbegovic, Presidente della Bosnia Erzegovina, da Franjo Tudjman Presidente della Croazia, e da Slobodan Milosevic Presidente della Repubblica Federale di Jugoslavia, e con esso è stata posta la base giuridica per la Costituzione bosniaca. Al suo interno vengono infatti definiti gli aspetti legali e diplomatici che hanno poi portato alla nascita della Bosnia Erzegovina come Stato federale, la struttura del governo, e la divisione del potere tra Stato centrale e le entità. Con gli accordi di Dayton viene, in particolar modo, riconosciuta la Republika Srpska come entità sovrana, e la sua popolazione come etnia serba, dando loro inoltre la facoltà di poter chiedere in un momento successivo un referendum per ottenere l'indipendenza della Regione.
La notizia dello smarrimento di un documento così importante giunge in un momento particolarmente critico, quale la discussione per la redazione di una nuova Costituzione che perfezioni la Bosnia Erzegovina come Stato Federale. Questi episodi, in situazioni di grave tensione politica, contribuiscono ancora di più a fomentare conflitti tra le diverse entità, e mettono in pessima luce la classe politica che li rappresenta. Siamo infatti dinanzi ad un insieme di funzionari e dirigenti che non sono altro che una massa di agenti di commercio al servizio delle Commissioni Europee e delle entità sovranazionali, che non sono state elette da nessun popolo ma che continuano a fare pressioni sui Governi.

Infatti, tali aventi accadono proprio quando Rappresentanti Europei come Doris Pack chiedono riforme e maggiori controlli contro la corruzione e la cattiva amministrazione, e invocano così un più rigido controllo di Transparency International sulla Bosnia Erzegovina. Per tale motivo la Etleboro, Rinascita Balcanica ed Evropa Nacija pubblicheranno, nella giornata di domani, una lettera aperta rivolta ai principali rappresentanti di Trasparency International per chiedere di accertare la proprietà della Banca Centrale, le metodologie di controllo del sistema Bancario, e le prassi stabilite per il cambio della valuta. Molteplici sono infatti le violazioni che le Banche della Bosnia perpetuano ai danni dei piccoli risparmiatori e degli imprenditori, sotto la vigilanza del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea e della Banca Mondiale. La comunità internazionale deve vergognarsi per ciò che sta accadendo sotto la loro stretta giuridisdizione sugli Stati Balcanici, dove ancora oggi i diritti dei cittadini vengono continuamente calpestati e la loro dignità politica umiliata. Ci sentiamo dunque vicini al pensiero del Presidente russo Vladimir Putin, il quale afferma che "non è né morale, né legale” ciò che l'Europa sta tentando di fare nei Balcani avendo sistematicamente "due pesi e due misure".

Etleboro-Rinascita Balcanica-Evropa Nacija