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26 febbraio 2008

Notizie dai Balcani

La rabbia degli imprenditori italiani in Serbia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera a noi indirizzata da un imprenditore italiano che si trova in Serbia. Il suo messaggio, rivolto alla classe politica italiana - di oggi e di ieri - descrive il sentimento di impotenza e di rabbia di tante piccole e medie imprese italiane, costrette a subire direttamente le catastrofiche conseguenze delle decisioni dei poteri forti. Non dimentichiamo infatti lo stretto rapporto economico e commerciale che lega l'economia italiana a quella serba, dopo anni di campagne informative - prodotte soprattutto dal Ministero degli Esteri - per incentivare l'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese. Questo importante legame economico rischia oggi di essere incrinato dalle drastiche decisioni del Governo italiano di riconoscere l'indipendenza del Kosovo, abbandonando così, non solo lo Stato serbo, ma anche tutte le imprese che curano in Serbia i propri interessi e le proprie attività. I ricatti delle entità internazionali ricadono adesso sulle piccole e medie imprese, per difendere i grandi interessi, che non sono altro che "gli invisibili" che si nascondono dietro i comitati della Commissione Europea e le Organizzazioni Internazionali che operano per la cosiddetta "stabilità dei Balcani".

Vorrei innanzitutto ringraziare la vostra organizzazione per la possibilità che mi offrite per rivolgere ai miei connazionali il messaggio di uno dei tanti imprenditori italiani che operano da anni in Serbia. Quello che mi accingo a scrivere vuole essere uno sfogo nei confronti del Governo della mia amata patria, una patria che purtroppo sempre più spesso si dimentica di noi.

Sulla scia delle ottimistiche previsioni dell’ICE (Istituto per il Commercio Estero), qualche anno fa sono sbarcato in Serbia ed ho iniziato la mia attività in vari campi della nascente economia capitalistica serba. Devo premettere che inizialmente ho dovuto lavorare duramente per superare i pregiudizi che mi erano stati inculcati nel cervello da anni di bombardamento mediatico in Italia, in cui i Serbi sono stati sempre descritti come un popolo di massacratori sanguinari, violentatori di suore cattoliche e conquistatori spietati. Per la verità sin dall’inizio della mia permanenza ho ricevuto un’ospitalità ed un’amicizia che solo chi ha vissuto nei Balcani può capire. Negli anni ho visto che, anche grazie alle rosee previsioni di crescita e al continuo miglioramento del rating internazionale, tantissimi connazionali hanno fatto la mia stessa scelta. Al trasferimento in Serbia ha pesato non poco l’eccessiva pressione fiscale esistente in Italia e la burocrazia che costituisce il 90% degli impegni di un imprenditore.