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28 febbraio 2008

Notizie dai Balcani

Il piano segreto della Serbia

Il cosiddetto Stato del Kosovo sta per diventare a tutti gli effetti un protettorato sottoposto alla giurisdizione dell'Unione Europea, avanzando così come da programma. Allo stesso tempo Belgrado risponde al riconoscimento del Kosovo dando via alla lotta legale e al "Piano di azione per il Kosovo", che, nonostante il suo contenuto rimanga segreto, è già riuscito nel suo scopo di creare un fenomeno di "disobbedienza sociale".

La Missione di amministrazione provvisoria dell'ONU in Kosovo (UNMIK), in accordo con l'Unione Europea e le autorità kosovare, hanno preparato un piano di trasferimento di una parte dei poteri della Unmik alla missione civile dell'UE in Kosovo, Eulex, e ai dirigenti di Pristina, senza tuttavia richiedere la partecipazione della Russia. Il cosiddetto Stato del Kosovo sta così per diventare a tutti gli effetti un protettorato sottoposto alla giurisdizione dell'Unione Europea, aggirando tuttavia il parere del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e della stessa Russia. La stessa Comunità Europea afferma che nei fatti non è cambiato nulla, considerando che la Proclamazione dell'Indipendenza si basa sulla risoluzione 1244 dell'ONU che affida il Kosovo alla sorveglianza di un'entità internazionale.

Belgrado tuttavia non resta a guardare mentre la comunità internazionale fa scempio delle norme internazionali per creare il grande inganno dell'indipendenza del Kosovo, e passa all'azione sferrando armi silenziose ed invisibili ma ben più pericolose, avendo alle spalle il grande sostegno strategico del Cremlino. Il Consiglio di Sicurezza Nazionale (CNS) della Serbia ha conferito infatti il mandato ad gruppo di giuristi di contestare, dinanzi alla procure di giustizia internazionale, l'atto con cui le autorità di Pristina hanno proclamato l'indipendenza del Kosovo, sporgendo querela anche nei confronti dei paesi che hanno riconosciuto l'indipendenza del Paese. Allo stesso tempo, il Governo decide di attuare il "Piano di azione" a sostegno della comunità serba in Kosovo e volto a boicottare le strutture dell'amministrazione di Pristina, sotto la sorveglianza dell'UNMIK.