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15 aprile 2008

Rimboccarsi le maniche


Sono così terminate, con una schiacciante vittoria del Cavaliere, queste elezioni 2008, lasciando una profonda amarezza nel cuore di tutti i cittadini italiani. Nessun colpo di scena, nessun grido ai brogli, ma semplicemente la vittoria di uno schieramento "moderato", con la totale dipartita delle forze di sinistra. E' questa la vittoria di un "paese democratico" che, senza tanto frastuono, consegna la vittoria al bipolarismo moderato, al "federalismo leghista", ai "veltroniani", e, perchè no, agli astensionisti. Sono riusciti a far parlare di sé, ma il loro ruolo poteva essere incisivo solo se tutti sarebbero pronti a mettersi in discussione. Nessuno si ferma, si tace e si minimizza. ( Foto: Ugo Gaudenzi, direttore di Rinascita )

Il dissenso - il rifiuto di partecipare ad un gioco elettorale destinato purtroppo e comunque a soffocare la necessaria rinascita politica, economica, sociale e culturale dell’Italia - si è rivelato la terza più corposa scelta del nostro popolo. La forte astensione, il “no voto”, ha evidentemente condannato senza attenuanti un sistema democratico frutto della totale sudditanza della nostra comunità nazionale ai poteri forti che la condizionano e la opprimono. Ma sappiamo bene che il “non voto” non è certo un risultato attivo: il dissenso, da oggi in poi, andrà infatti canalizzato nella costruzione a tappe forzate di un’alternativa politica, di un’unità di popolo da noi collocata nella “sinistra nazionale”, luogo geometrico dove tessere la coincidenza di intenti tra ex opposti, dove imporre la rinascita nazionale e la giustizia sociale per la nostra patria.

Se l’astensione si è rivelata un forte segnale di dissenso, montante, generalizzato e trasversale, occorre fare tuttavia i conti con la rivoluzione del quadro politico italiano operata dal bipartitismo all’americana inventato da Pd e Pdl. Andiamo, sommariamente, per ordine.

La vittoria scontata del nuovo “mostro” liberal di centrodestra del Cavaliere ha fatto il paio con l’emergere di un pari “mostro” liberal-giustizialista di centrosinistra. E questi due mostri hanno da oggi nelle loro mani il destino del popolo italiano. E probabilmente produrranno lo sconquasso di quella carta costituzionale che, nel male ma anche nel bene, da oltre sessantanni detta le norme sulle quali dovrebbe convergere il vivere sociale di questa Repubblica. Temiamo in particolare che presto la loro furia liberaldemocratica porterà alla cancellazione sic et simpliciter di quegli articoli costituzionali che garantivano al nostro popolo, almeno nei principii, il rispetto di uno Stato di diritto e di un’economia partecipata e sociale. Qualche minimo beneficio - forse, ma del tutto imprevedibile perché frutto di capricci contingenti - potrà essere “devoluto” dalla coalizione di centrodestra vincente a noi sudditi in materia di ammodernamento di servizi e infrastrutture.

Resterà però inevasa la domanda di una giustizia giusta: l’incremento del peso specifico di un Di Pietro, porrà di fatto una seria ipoteca sulle garanzie costituzionali dei cittadini italiani. Mentre resta il rischio che una Lega ebbra del risultato ottenuto possa disunire piuttosto che unire la nostra comunità nazionale. Se il fallimento della ricostituzione della disciolta Democrazia Cristiana toglie il peso dell’esistenza di una “palude” solcata da barche a vela controvento, la reductio ad minimum della falsa sinistra “arcobaleno” libera notevoli energie di popolo fin qui ingabbiate da falsi difensori degli sfruttati e da falsi intellettuali in servizio permanente effettivo. Assieme al non voto, questa rottura dei ranghi vetero-ideologizzati è in fondo la migliore notizia emersa dalle urne. Perché foriera di impegno vero, per il benessere futuro del nostro popolo. Nello stendere il classico velo pietoso sul resto dei competitori - quelli destri, parlanti, consumatori, teocon, cinesi e chi più ne ha più ne metta - adesso non c’è altro da fare che rimboccarsi le maniche per riprendere in mano il nostro futuro.

Ugo Gaudenzi