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11 aprile 2008

Telekom Serbia: una storia ancora da chiarire


Fa ancora tanto discutere il delicato e controverso caso di Telekom Serbia, all'indomani della riapertura del processo per diffamazione contro le illazioni del faccendiere Igor Marini nei confronti di personaggi di spicco . Di ciò che è accaduto più di 12 anni fa, abbiamo una controversa e pallida ricostruzione fatta dai media che hanno terminato la loro crociata, quando alle rivelazioni del famoso "faccendiere" è stato imposto il silenzio con una denuncia, e poi un processo, per diffamazione. Tuttavia, può essere utile ed illuminante ripercorrere le tappe della misteriosa operazione di acquisizione da parte di STET del 29% delle quote di Telekom Serbia. Si potrà così capire per quale motivo le indagini sono state condotte sino ad un certo punto, per poi essere ricondotte alle parole di personaggi rivelatisi poco credibili .
Siamo nel 1997, quando Tommaso Tommasi di Vignano, amministratore delegato della Stet, acquista per 893 milioni di marchi il 29% di Telekom Serbia, mentre la OTE greca acquisirà il 20% delle quote. La trattativa viene condotta da Lord Hurd, ex Ministro degli Esteri inglese e allora amministratore della banca d’affari Natwest, un personaggio ben introdotto tra gli ambienti di Belgrado come consulente di Milosevic nella trattativa , e noto per aver portato a termine la fase preliminare degli Accordi di Dayton, con cui si decretarono le ostilità con Sarajevo. Quando la Nato decise di bombardare la Serbia, molti si chiesero se il Governo italiano - lo stesso che tacitamente aveva acconsentito l'acquisizione da parte di Stet delle quote di Telekom Serbia - avesse commesso un errore.

Nel 1998, Franco Bernabé viene nominato nuovo Presidente di Stet, divenuta nel frattempo Telecom Italia, il quale, incuriosito dell'operazione Telekom Serbia, comincerà a controllare questa strana faccenda, che sino a quel momento era considerato solo un cattivo affare. Con suo grande stupore si accorgerà che in effetti, il famoso contratto di acquisto del 29% di Telekom Serbia non presenta nessun numero di protocollo ed è privo di firme, requisiti essenziali per decretare la validità dell’operazione di acquisto delle quote di una società a partecipazione statale. Quest’anomalia è un dettaglio tutt’altro che trascurabile, considerando che è determinante per dedurne che, in effetti, l'operazione di acquisizione di una parte di Telekom Serbia costituiva la manovra formale per raggiungere altri obiettivi, che evidentemente si cercava di nascondere.
Ad acuire i sospetti sulla peculiarità di questo caso, è la strana transazione Stet-Ote-Telekom Serbia avvenuta nel 1997, ossia in periodo in cui la Federazione Jugoslava - allora composta da Serbia e Montenegro - era sottoposta a rigide restrizioni finanziarie. Nonostante le sanzioni e l’embargo imposto, viene posta in essere una transazione di oltre 1,5 miliardi di vecchie lire in contanti, trasportati in sacchi di yuta che vengono prelevati dall'allora Ministro delle Telecomunicazioni della Serbia Milan Beko presso una modesta banca greca. Ci chiediamo dunque perché è avvenuto un pagamento in contanti, e da dove provenivano quei fondi. Sarebbe interessante, nonché risolutivo, controllare i pagamenti effettuati da Stet Italia e da Ote Grecia e da quale Istituto Bancario sono partiti i fondi.

Ulteriori elementi di riflessione potrebbe sorgere se proviamo a rivivere le stesse tappe storiche attraverso la vicenda parallela che si stava snodando durante gli stessi anni. Nel novembre del 1997, Milo Djukanovic si auto-proclama Presidente della Repubblica del Montenegro e comincia la sua battaglia contro Slobodan Milosevic per ottenere l’indipendenza, con l'appoggio indiretto del Governo Americano, il supporto logistico e finanziario delle Banche Internazionali, come la UBS Bank collegata alla Podgoricka Bancka, la Riggs Bank - condannata dopo pochi anni per riciclaggio di denaro da un Tribunale statunitense - nonché della organizzazione americana USAID. Lo stesso Governo del Montenegro riceve 188 milioni di dollari attraverso i servigi dell'allora mandatario del Governo Anthony Apap Bologna. In quel periodo, il Ministro degli Esteri Janko Jeknic e il Ministro delle Finanze Predrag Goranovic, presero dei contatti sulle piazze italiane e svizzere per reperire un finanziamento con titoli collaterali per milioni di dollari, destinanti a progetti per lo sviluppo del Montenegro, nonostante l’imposizione delle sanzioni finanziare. Venne così emesso dal Governo del Montenegro, che allora insieme alla Serbia era sottoposto a restrizioni finanziarie, un mandato finanziario nei confronti dell'avvocato Anthony Apap Bologna, per reperire delle linee di credito per un ammontare pari a 1 miliardo di dollari. Stranamente, lo stesso mandato consegnato all’avvocato Bologna, che portava le firme dei due ministri, non era stato registrato tale che non aveva alcun numero di protocollo. L'operazione andrà a buon fine, come dimostrato da un documento bancario con il quale la Riggs Bank trasferiva, presso la UBS BANK di Zurigo sul conto Podgoricka Banka, la somma di US$ 10.000.000 con causale "pagamento pensioni" per il Montenegro. Dunque, nel pieno di un periodo di sanzioni finanziarie, i rappresentanti del Montenegro circolavano tra Svizzera e l'Italia in cerca di finanziamenti, dando mandato al fiduciario Apap Bologna di procurare circa un milione di dollari. Una somma che stranamente coincide con la transazione Stet-Ote-Telekom Serbia.

Sembra che siano solo strane coincidenze, ma sembra che i due casi siano collegati anche attraverso le metodologie in cui si sviluppano e gli attori dell’operazione. UBS Bank sono è solo la Banca che curerà la transazione del finanziamento del Governo del Montenegro, ma è anche advisor di Stet (acquirente), che ha determinato una quotazione azionaria di Telekom Serbia - che si aggirava intorno ai 3000 miliardi di lire, una quotazione assurda per quei tempi - superiore rispetto a quanto aveva stimato NatWesr, advisor di Telekom Serbia (cedente). Un caso questo abbastanza anomalo, considerando che l’advisor dell’acquirente non darebbe mai una valutazione maggiore di quanto proposto da quello del venditore. Non a caso, nell’aprile del 2002, Tronchetti Provera, che nel frattempo diventa il padre padrone di Telecom Italia, rivende al Governo Serbo il 29% delle quote di Telekom Serbia, per una somma pari a 378 miliardi di lire, con una perdita secca di tutto il capitale investito, sempre che la Stet abbia davvero investito questo capitale. Anche questo è un altro piccolo particolare da non trascurare, considerando la Banca protagonista della perizia della vendita, ossia la UBS Bank , la stessa che risulterà coinvolta negli assurdi intrecci finanziari con il Governo del Montenegro.

Il caso Montenegro-Ubs Bank e quello di Telekom Serbia sembrano essere due vicende parallele, che tuttavia hanno dei piccoli punti di contatti, e degli elementi in comune che lasciano sospettare una sorta di legame causa-effetto. La prassi e la metodologia adottata dagli intermediari e dai protagonisti sembra essere la stessa: transazioni in contanti, assenza di documenti protocollati e registrati, utilizzo di titoli collaterali sfruttando i canali sicuri ed ufficiali di Banche ed organismi internazionali. Tali particolari sono stati volutamente ignorati, e hanno lasciato volentieri che l'opinione pubblica si accanisse nei confronti di personaggi inutili e insignificanti. E' stata costituita una commissione di inchiesta per indagare sulle assurde rivelazioni di un faccendiere, in maniera tale da insabbiare la vera inchiesta, che avrebbe dovuto interessare l'origine e la destinazione di rilevanti somme di danaro transitate sui conti correnti di grandi Banche d'affari. Come sempre, nella complessità delle inchieste italiane ed internazionali, la verità si perde e di confonde nei dettagli, mentre la macchina della disinformazione e dei media si adoperano per creare la versione ufficiale da servire all'opinione pubblica.