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23 luglio 2008

La farsa della cattura di Karadzic

Mentre tutto il mondo cercava nel territorio della Serbia e della Republika Srpska il ricercato "numero uno" per i crimini di guerra compiuti in Bosnia, Karadzic Radovan si nascondeva a Belgrado sotto la falsa identità di Dragan Dabic. La sua non è stata una vera e propria latitanza, in quanto ha vissuto tredici anni in completa libertà, lavorando come medico e partecipando spesso a delle pubbliche conferenze. Inoltre non sono state ancora chiarite le circostanze del suo arresto, avvenuto probabilmente venerdì 18 luglio, alle ore 21,30 mentre si trovava su di un autobus, per poi essere rimasto rinchiuso in una cella per tre giorni.

Un arresto in circostanze non chiare, la macchina dei media che senza sosta lancia servizi contro il criminale di guerra, la soddisfazione del Tribunale dell’Aja e della Comunità Internazionale. Sono questi gli elementi scenici di questa grande farsa organizzata per l’arresto di uno dei principali ricercati da oltre 13 anni, per rendere lo spettacolo credibile al grande pubblico. Tutti si aspettavano un famigerato latitante, che aveva trascorso questi ultimi anni di caccia nella fuga e nel silenzio, in qualche bunker circondato da pochi fedeli e dal bottino dei suoi crimini. Sarebbe stata infatti la giusta ricompensa per gli sforzi, i soldi e le risorse che l’Aja, la Nato e i Governi Occidentali hanno profuso per le continue ricerche del ricercato "numero uno" della Serbia e dei Serbi di Bosnia. Invece, dinanzi a noi è apparso un uomo anziano, dall’aspetto sereno e curato al punto giusto per passare inosservato nella folla, ma soprattutto una persona che conduce una vita normale senza nascondersi, senza scappare. Viveva a Belgrado, sotto la falsa identità di Dragan Dabic, e, come libero cittadino, esercitava la professione di dottore di medicina alternativa presso una clinica privata di Novi Beograd.

La sua non è stata assolutamente una latitanza, in quanto ha vissuto tredici anni in completa libertà, prestando assistenza medica, scrivendo articoli per delle riviste e partecipando spesso a delle pubbliche conferenze, tra cui l’ultima presso il centro medico a Novi Sad tenutasi il 12 aprile 2008. Era a tutti gli effetti un cittadino perfettamente integrato, che frequentava gli ambienti della capitale serba e incontrava molte persone, confrontandosi senza alcun timore. La foto che vi mostriamo infatti ritrae così Dragan Dabic, neuropsichiatria di Belgrado, durante un incontro con colleghi in un centro medico. Un’immagine certamente insolita per un uomo ricercato e braccato da tutto il mondo, con una taglia da milioni di dollari che tranquillamente viaggiava, si spostava e faceva visita ai propri malati. Crediamo inoltre che sia davvero strano che un uomo, dal viso noto a tutto il mondo, si sia potuto confondere tra la folla in maniera così distesa, senza tra l’altro l’aiuto o la copertura di Istituzioni. Il Ministro della Salute serbo Tomica Milosavljevic ha subito precisato che non vi è nessun dottore dal nome Dragan o David Dabic che sia registrato all'Ordine dei Medici o a qualche clinica privata, nè sono state mai pubblicate dal Ministero delle licenze per medicina alternativa a nome di Dadic. Nonostante questo, tuttavia, Dadic ha comunque svolto la sua professione senza che la sua identità fosse stata messa in discussione.

Il video della conferenza tenuta da Radovan Karadzic,
nella sua falsa identità di Dragan David Dabic,
neuropsichiatra di Belgrado ed esperto di medicina alternativa

Non vi sono dubbi dunque che l’arresto di Karadzic nel cuore della notte come se fosse un fuggitivo, è una grossa presa in giro, studiata per ingannare la massa e coprire il fallimento e l’inutilità di anni di ricerche e di battute di caccia. Tra l’altro non sono state ancora chiarite le circostanze del suo arresto, avvenuto probabilmente venerdì 18 luglio, alle ore 21,30 mentre si trovava sull'autobus sulla linea 73 che collegava Belgrado a Batajnica, una località della capitale serba, per poi essere rimasto rinchiuso in una cella per tre giorni. Informazioni queste rivelate dallo stesso Karadzic durante il suo primo interrogatorio oggi a Balegrado e poi confermato da Tomislav Nikolic (SRS) che si è scagliato contro il Governo in difesa dell’ex Presidente. Non hanno effettuato alcun test per comprovare la sua identità, a differenza di Stojan Zupljanin, consigliere dello stesso Karadzic e che viveva anch’egli sotto la copertura di una falsa identità, che è stato invece sottoposto alle analisi delle impronte e del DNA prima di dare in via libera all’estradizione verso il Tribunale dell’Aja. Devono infine spiegarci perché a dare la notizia in anteprima è stata la CNN e non la Presidenza serba, considerando che i familiari di Karadzic hanno appreso dell’arresto tramite la televisione per poi subito contattare le alte Istituzioni della Serbia, che hanno riproposto subito dopo la notizia mascherando l’azzardo dell’emittente statunitense.

Ad ogni modo, è chiaro che ci troviamo dinanzi al crollo di un castello di sabbia faticosamente costruito durante questi lunghi 13 anni, con infiniti servizi e operazioni di perquisizioni nel cuore della notte nelle abitazioni di cittadini serbi e dei familiari. Nella Republika Srpska nel periodo di latitanza sono state fermate molte persone che somigliavano all’ex Presidente Karadzic e che puntualmente sono state rilasciate per l’assoluta infondatezza delle prove. Ricordiamo ancora adesso quando "Carla del Ponte" si recava a Belgrado e, sbattendo le porte, sosteneva "di avere precise informazioni che Karadzic era in Serbia protetto dalla mafia", o "di avere precise informazioni che si trovava a Banja Luka": le sue informazioni non erano così precise se in realtà Karadzic si trovava beatamente in una clinica privata a tenere conferenze. In verità, dunque, non dovrebbe essere processato Karadzic come criminale di guerra, ma l’intero sistema costruito dalle menti raffinate dell’Aja e della Nato, le quali per anni hanno ricattato degli Stati estorcendo loro riforme, privatizzazioni e tangentopoli strumentalizzando i presunti "latitanti" d’eccellenza .
Sia ben chiaro, Karadzic non è il mostro che i media hanno dipinto, la colpa che gli viene imputata deriva dal fatto di essere stato un leader durante un conflitto sanguinoso, quando occorreva prendere delle decisioni per difendere la popolazione locale e lo stesso territorio. In quanto Presidente dei serbi di Bosnia, su di lui sono ricadute le responsabilità di quegli eventi, e ha duramente pagato il suo essere "serbo", il suo coraggio per difendere la Republika Srpska dalle aggressioni esterne che volevano la totale eliminazione dell’entità. Se vi fosse stata giustizia, lo stesso trattamento sarebbe stato riservato ai comandanti dell’esercito bosniaco o kosovaro, che sono stati rilasciati o neppure arrestati, come Naser Oric, Alija Izetbegovic, o ancora come Ramush Haradinaj, Hashim Thaci. Non esiste giustizia, e di questo passo non vi sarà mai pace nei Balcani, perché l’ingiustizia fomenta risentimenti, odio, e nazionalismi. Tutto il popolo serbo sa bene cosa sta accadendo, conoscono la loro storia, il loro passato fatto di eroi e guerre, e non si lasceranno tradire da questi stratagemmi studiati a tavolino per noi "stupidi" occidentali che consideriamo "oro colato" ogni cosa che ci imbecca la televisione. Queste scenate possono andar bene per gli americani, gli inglesi, per gli italiani, ma non per coloro che conoscono la guerra e lottano per il diritto all’esistenza, proprio come i serbi di Bosnia. Tutto il male che hanno fatto e che stanno ancora facendo, si ritorcerà contro di loro senza che se ne accorgeranno.