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25 luglio 2008

Un tumore distrugge l'Europa


L’ex presidente della Repubblica Srpska di Bosnia “offerto” dal governo di Belgrado alle cure del Tribunale dell’Aja in cambio dell’ingresso della Serbia nella cosiddetta “Unione europea”. Un tradimento consumato dai socialisti - già guidati dal (suicidato all’Aja) Milosevic - confluiti nella coalizione filo-occidentale tessuta da Tadic. ( Foto: manifestazione a Belgrado per Karadzic del 23 luglio)

Il nostro amico Dragos - ormai da tre anni e per sempre di guardia alle terre dove la Sava si annulla nel Danubio - si chiedeva, con un freddo interrogativo ipotetico del terzo tipo (irrealtà): “l’Unione europea è realmente europea?”. No. Per Dragos - scrittore, artista, intellettuale nazionalista e socialista serbo, senatore della Repubblica Srpska di Bosnia - come anche per noi l’entità atlantica chiamata “Ue” non è affatto europea. Anzi, peggio: l’Ue è un tumore che distrugge l’Europa. Lo sapevamo, lo sappiamo. E lo dimostra anche quanto accaduto in questi giorni e ieri tra Belgrado, New York e Bruxelles. Nella capitale serba, da una ventina d’anni costretta al ruolo di incubatrice-madre delle speculazioni valutarie e delle “rivoluzioni arancioni” inventate dal finanziere ebreo-americano Georges Soros, il Partito “socialista” (sic) già diretto da Slobodan Milosevic si è alleato nel governo “democratico” e filo-occidentale voluto dal presidente Tadic, tradendo, per trenta denari, il voto popolare appena ricevuto e scuotendo nella bara lo stesso Milosevic suicidato a l’Aja. E come primo atto di “governo” ecco, lunedì sera, la cattura di Radovan Karadzic, il presidente serbobosniaco (amico e fratello di partito e di lotta di Dragos) dichiarato criminale di guerra per aver difeso la sua patria dall’estinzione.

Immediata la soddisfazione dell’Onu che, con Ban Ki-moon, ha dichiarato l’arresto “storico” perché consentirà al tribunale (fantoccio: giudica soltanto i nemici degli atlantici, non gli aggressori d’Occidente in Kosovo o in Afghanistan, o in Iraq...) dell’Aja di “fare il suo lavoro” di fazione. E più che immediata la soddisfazione degli eurocrati, quelli che guidano “il mercato Ue”: dalla presidenza francese a Barroso, e all’italiano Frattini. Per tutti l’arresto di Karadzic apre le porte dell’Unione europea alla Serbia, altrimenti costretta al ruolo di Stato-canaglia perché non democratico ma nazionalista e protettore dei suoi cittadini più politicamente scorretti. No. L’Unione europea non è europea. Ha progettato e imposto la completa rovina degli Stati nazionali europei. Ha travolto le radici culturali dei suoi popoli. Ha trasformato i suoi cittadini in una massa informe di consumatori. Ha inviato i suoi soldati in giro per il mondo - e, con la Nato, nel 1999, proprio contro la Serbia, nel cuore stesso dell’Europa - a sporcarsi le mani nelle aggressioni, nelle invasioni, nelle occupazioni di Stati sovrani volute dal grande padre bianco di Washington e dal suo cameriere di Downing Street. No. L’Unione europea non è affatto europea. E’ atlantica, al servizio delle banche e dei fondi assicurativi e speculativi di Wall Street e della City, al servizio delle multinazionali, al servizio di quella grande finanza che non vuole popoli e patrioti, ma masse di consumatori, di clientes e di schiavi. Che vuole cancellare le nazioni e giustiziare, all’Aja, chi ama la libertà della sua terra, del suo popolo. Noi non amiamo l’Ue, il suo “mercato unico”, la sua identità mercenaria e coloniale tale e quale alla sua bandiera fatta con i colori e con le stelle delle tredici originarie colonie inglesi nel “Nuovo mondo”. Noi soli. Gli ultimi europei. Gli ultimi socialisti. Gli ultimi patrioti.

Ugo Gaudenzi