Motore di ricerca

04 agosto 2008

Holbrooke annunciò nel 1996 l'accordo con Milosevic e Karadzic


Nonostante gli Stati Uniti abbiamo negato per lungo tempo l'esistenza di un qualche accordo tra Karadzic e Holbrooke, quotidiani e media internazionali, nel luglio del 1996 annunciarono che gli ambasciatori americani avevano raggiunto degli accordi per escludere il leader serbo dalla vita pubblica e privata. E' lo stesso Richard Holboorke, intervistato da Charlayne Hunter-Gault il 22 luglio 1996, e riportato dal media Public Broadcasting Service (PBS), a parlare di questo accordo descrivendo quello che è stato definito un successo diplomatico degli Stati Uniti.

Dopo aver inondato i media e le speculazioni in difesa dei sospetti criminali di guerra della Republika Srpska, giunge nelle aule del Tribunale dell’Aja l’accordo segreto firmato tra Radovan Karadzic e Richard Holbrooke. Sentitosi chiamato in causa, l’Ambasciatore americano ha sempre negato che sia mai esistito questo genere di accordo, giurando la sua versione persino dinanzi al Congresso Americano. "E’ una bugia completa che Karadzic ha sparso per anni attraverso i suoi sostenitori e di cui adesso si fa portavoce in prima persona", dichiara Holbrooke alla Cnn e aggiunge: "Non abbiamo mai fatto un accordo con lui. Avremmo dovuto catturarlo dieci anni fa". In tutti questi anni ha sempre negato il suo coinvolgimento, e negli oscuri ambienti diplomatici si è riusciti solo a capire che "se prima esisteva un accordo, ora non esiste più". Eppure, Richard Holboorke, intervistato da Charlayne Hunter-Gault il 22 luglio 1996, e riportato dal media Public Broadcasting Service (PBS), parla proprio di questo accordo descrivendo per sommi capi quello che è stato definito un successo diplomatico degli Stati Uniti.

Il suo intervento, viene introdotto da Charlayne Hunter-Gault spiegando che Richard Holbrooke, dopo aver portato a compimento gli Accordi di Dayton nel novembre del 1995, viene arruolato dall'amministrazione di Clinton per un'altra missione, ossia quella di ottenere la "rimozione del leader dei serbi di Bosnia leader Radovan Karadzic e del Generale Ratko Mladic". Gli Accordi di Dayton avevano infatti stabilito che questi non potevano partecipare come candidati alle prossime elezioni di settembre, ma si respirava nell’aria l’intenzione di Karadzic di ripresentarsi a capo del Partito democratico serbo (SDS). È in tale cornice che si inserisce l’opera di Holbrooke - spiega sempre Charlayne Hunter-Gault - che lancia delle trattative con il Presidente serbo Milosevic, minacciando nuove sanzioni economiche se Karadzic non veniva rimosso come leader dei serbi. Dopo 10 ore di negoziazioni, Holbrooke annuncia che "Karadzic avrebbe abbandonato la sua posizione politica come presidente della Repubblica dei serbi di Bosnia e come leader del partito democratico serbo", e che lo stesso Karadzic "era d'accordo a non apparire in pubblico o sui media". L’accordo firmato, in questi anni, è addirittura apparso tra i media, ma le immagini sono state puntualmente smentite e screditate da Holbrooke in questi ultimi anni, e nelle sue più recenti interviste per i media americani.

Stranamente, a parlare di questo accordo fu proprio Holbrooke, e ben presto la notizia ha fatto il giro dei media, considerando che a parlarne fu lo stesso New York Times ( si veda: Top bosnian serb agrees to resign). Holbooke, entusiasta, spiega proprio l’evoluzione delle trattative e parla di un documento firmato tra lui, Milosevic e Karadzic. "La settimana scorsa abbiamo ottenuto un documento scritto che impegna Karadzic a lasciare immediatamente e in via permanente la vita politica, abbandonando entrambi i suoi lavori, ossia quello di Presidente dei serbi di Bosnia, e di Presidente del partito SDS, che lui ha fondato e controlla - afferma Holdbrooke rivolgendosi a Charlayne Hunter-Gault. Dunque abbiamo fatto un grande passo in avanti. Se Karadzic non rispetta ogni dettaglio di questi accordi, potremmo ‘andare giù pesante contro l’interno movimento serbo in Bosnia’ ". Alla domanda della giornalista di spiegare meglio di quali misure parla, spiega che "potrebbero essere imposte nuove sanzioni che potrebbero essere imposte di nuovo. L’ambasciatore Froic, potrebbe ancora togliere il diritto di voto al partito dell'SDS. Questi avvertimenti, che erano parte dei negoziati, non sono minacce che noi abbiamo abbandonato, perché non ci sentiamo abbastanza realizzati per rinunciarci". Spiega così, quali sono i dettagli di quello "deal breaker" : "Karadzic non può apparire in pubblico. Non può rilasciare interviste a radio, a TV o stampa. Egli viola queste regole, se cominciano a diffondere grandi manifesti come ‘Grande Fratello’ che agisce dietro Plasic, presidente provvisorio della Srpska. Posso assicurare che il Segretario Christopher, il Segretario Perry, e l'Ambasciatore Kornblum, il mio successore presso l’ufficio europeo, sono tutti preparati ad agire molto rapidamente se c'è una violazione".

Frammento del documento dell’accordo pubblicato da PBS

Il concetto chiave di tutto l’accordo è proprio "rimanere invisibili". Holbrooke spiega che, come "Mladic è già invisibile", anche Karadzic lo dovrà diventare, ed è particolarmente importante, "perché Karadzic gestisce il movimento politico, e sta facendo ostruzionismo sui i dettagli politici di Dayton, incluse le elezioni". L’accordo con Karadzic era, dunque, particolarmente importante, e ha richiesto un’operazione diplomatica ben studiata nei dettagli. "Ho parlato per circa quattro ore con Milosevic lo scorso mercoledì a Belgrado - afferma Holbrooke, lasciando intendere il fallimento di tali trattative - non ero contento di come andavano i colloqui, e dissi che sarei andato a Zagabria e Sarajevo e poi sarei tornato per arrivare ad una conclusione. Ritornai il giovedì… e continuammo i nostri discorsi per 10 ore, ottenendo la redazione di un documento. Successivamente lo inviò al suo capo della Sicurezza, Stanasic a Pale, e Stanasic riferì personalmente che Karadzic e Plasic avevano firmato il documento che avevamo faxato a Pale. Non ci sono state modifiche, anche perché non le avremmo tollerate. Stanasic poi inviò di nuovo l'originale, come aspettavo a Belgrado. Erano circa le 2 del mattino quando mi diede l'originale, e a quel punto abbiamo avuto un lungo discorso sulle circostanze in base alle quali Karadzic doveva teminare la sua carriera pubblica e politica".

La giornalista così chiede a Holbrooke com'è possibile che Milosevic, abbia firmato un documento che negava gli stessi Accordi di Dayton. "L'Accordo di Dayton prevede che i leader dei Serbi di Bosnia devono cooperare con il Tribunale dei Crimini di Guerra - risponde Holbrooke - ma questi non prevedono specificamente che Karadzic doveva abbandonare il suo potere nell'SDS. Quello quello che noi abbiamo fatto, era assolutamente necessario, visto il modo il cui Karadzic si stava comportando". Un modo questo per dare ad intendere che l’accordo con Milosevic viaggiava su una linea parallela al Dayton, senza tuttavia incontrarlo o inglobarlo. Per cui, sicuramente l’amministrazione americana voleva l’abbandono di Karadzic dalla vita politica, e per questo scrive e sottoscrive un accordo, ma lascia con tanti dubbi e espressioni ambigue l’ufficialità o meno del documento, e come bisognava regolare le sue conseguenze con il Trattato di Dayton. "L’obiettivo di lungo termine è portare Karadzic e Mladic al Tribunale dell’Aja, ma i dettagli delle negoziazioni diplomatiche sono riservate devono rimanere per necessità riservata", rassicura così la sua interlocutrice, e garantisce che gli Stati Uniti manterranno una linea dura sulla questione, che sono già state predisposte tutte le misure e i suoi successori continueranno il percorso segnato. Al di là dei particolari sull’andamento delle trattative - che possono anche essere falsi vista l’esistenza del segreto diplomatico - è comunque innegabile il coinvolgimento degli Stati Uniti che hanno voluto, prima di ogni cosa, eliminare dalla scena politica la presenza di Karadzic che avrebbe messo in discussione l’implementazione del Trattato di Dayton. Infatti, mentre bosniaci e croati cercavano di fare la Bosnia Erzegovina, Karadzic si stava organizzando politicamente per difendere la Republika Srpska come stato sovrano.