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12 agosto 2008

“Telekom Serbia” non è un caso politico


Dopo anni, ancora si continuano a tessere trame sul caso Telekom Serbia, ma ogni volta si commette l'errore di trattare l'operazione Stet-Telekom Serbia come se fosse un'operazione politica, mentre forse sarebbe meglio considerarla come un'illecita operazione finanziaria.

In un suo recente articolo, Maurizio Blondet fa una "magistrale" analisi dell’arresto di Radovan Karadzic, collegando l'operazione di cattura da parte di entità non ben definite, con il caso Telekom Serbia ( si veda Karadzic protetto dalla CIA? E poi da chi? ). Ironia della sorte, sulla vicenda Telekom Serbia sono state pagine infinte di giornali, ed ognuno ha espresso la sua personale opinione e il suo punto di vista, costellando la cronaca di disinformazione e fantasie che hanno contribuito a rendere questo caso un vero e proprio "mistero italiano" dei nostri giorni. Ricordiamo però che personaggi come Igor Marini, dopo aver fatto affermazioni dove coinvolgevano personaggi politici di primo piano, sono stati arrestati e condannati per calunnia e diffamazione. A questo punto, crediamo che si continui sempre a commettere il gravissimo errore di trattare l'operazione Stet-Telekom Serbia come se fosse un'operazione politica, mentre forse sarebbe necessario e opportuno verificare e indagare in maniera trasparente cosa è realmente accaduto, perchè è accaduto e perchè è stata posta in essere un'operazione completamente illegale e priva di logica finanziaria.

Prima di tutto, siamo veramente sicuri che l'operazione di vendita di una parte di Telekom Serbia sia veramente avvenuta? Eppure, come tutti gli addetti ai lavori sanno, non è mai stato trovato il famoso "contratto" con il relativo "numero di protocollo" che suggellava in maniera ufficiale l'avvenuta vendita del 29% delle azioni della Società di telecomunicazioni serba alla Stet. Un particolare davvero strano, considerando che le operazioni realizzate da un ente statale devono essere obbligatoriamente protocollate e registrate in mancanza del quale i contratti, oltre a non essere validi, non sono nemmeno riconosciuti dallo stesso Stato che li ha emessi. Dopo aver verificato l'esistenza del contratto ufficiale, è opportuno che gli stessi inquirenti vadano a verificare da dove è partito il pagamento di oltre 850 miliardi delle vecchie lire, e prestando particolare attenzione a come sono stati pagati i fondi. Qualora di dovesse scoprire che sono stati pagati in contanti, bisognerebbe poi capire dove è stato recuperato e chi lo ha consegnato nei fatti, in quanto in questo caso si avrebbe una vera e propria operazione di riciclaggio, che nel 1997 costituiva pienamente un reato. Pertanto, se sono stati prelevati in contante, ingenti somme di denaro, è d'obbligo sapere da dove è arrivato tale denaro e chi lo ha fornito. In ogni caso, basta parlare di politica o di coinvolgimento di politici in questo affare.

Tutti sappiamo che l'ex Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca della famosa operazione era Ministro del Tesoro, che a sua volta era il principale azionista di riferimento della Stet. Ma è stato più volte ripetuto, comunque, che l’ex Ministro Ciampi non era al corrente dell'operazione. Tutti sappiamo inoltre che l’allora Presidente del Consiglio era Romano Prodi, ma anche lui ha più volte dichiarato che non ne sapeva nulla. Tutti sappiamo che Piero Fassino era il Sottosegretario agli Esteri, ma anche lui, intervistato più volte ha dichiarato di non essere informato dei fatti in questione. Infine tutti sappiamo che Lamberto Dini era il Ministro degli Esteri, e anche lui ha più volte dichiarato di essere all’oscuro dei dettagli dell'operazione. Qualcuno ha prove concrete che questi personaggi abbiamo detto falsità?Crediamo che nessuno le abbia, anche perché siamo pienamente consapevoli che un'operazione così importante e così delicata, non poteva essere gestita solamente da una persona o da un piccolo gruppo di persone, che agiva senza informare l’azionista di riferimento che era il Ministero degli Esteri. Ma queste sono solo personali opinioni, che, se non supportate da documenti comprovanti non hanno alcun valore.

Quanto sta accadendo oggi nei mercati finanziari, ci deve fare capire che dietro a qualsiasi operazione finanziaria di elevata portata, proprio come Telekom Serbia, vi sono sempre dei forti gruppi di potere. Non si muove nulla se questi non lo permettono, e comunque qualsiasi azione venga posta in essere, vi sono sempre i controllori del sistema che hanno gli strumenti e il potere per fermare e punire i responsabili. Dunque la strada da seguire, non è la strada politica, ma quella finanziaria, che vada ad indagare sull'effettiva operazione posta in essere. Ricordiamo con grande onore come Giovanni Falcone riuscì a stroncare grandi cosche mafiose indagando proprio sulla pista dei soldi che transitavano sui conti correnti delle Banche - che nel loro percorso lasciano sempre una traccia - e dopo spezzava il sistema mettendo quella criminalità organizzata dinanzi alla verità incontrovertibile. Ovviamente, se continuiamo tutti i giorni a mischiare Telekom Serbia con la politica, con Karadzic e poi un domani anche con Mladic, la disinformazione non avrà mai fine, e chi ha veramente beneficiato di questa operazione continuerà a trarre vantaggio dalla confusione e dall’insabbiamento. Perciò, caro Blondet, se vuole veramente far luce sul caso Telekom Serbia, lasci perdere Karadzic e le vicissitudini dei Balcani che sono stati fin troppo tormentati dalle potenti lobbies finanziarie. Se non può fare una giusta e corretta informazione, si concentri su altro, e lasci stare la Serbia, anche perchè se andiamo avanti di questo passo, qualcuno una mattina si sveglierà e darà la colpa al popolo serbo della crisi mondiale.