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07 ottobre 2008

Italia-Montenegro-Svizzera: contrabbando e riciclaggio

Il nucleo investigativo anti-mafia di Bari (Dda) ha chiesto il rinvio a giudizio per 14 persone, di cui circa la metà di origine serba e montenegrina, e stretti collaboratori di Milo Djukanovic. Per il Premier del Montenegro è invece prossima la richiesta di archiviazione.

L’inchiesta contro il Premier del Montenegro Milo Djukanovic verrà archiviata perché coperto da immunità diplomatica. Questo il verdetto della Procura anti-mafia di Bari, nel quadro delle indagini sull'associazione mafiosa finalizzata al traffico internazionale di sigarette di contrabbando tra il 1994 e il 2002, tra Italia e Montenegro. Il nucleo investigativo anti-mafia di Bari (Dda) ha chiesto il rinvio a giudizio per 14 persone, di cui circa la metà di origine serba e montenegrina, e stretti collaboratori di Milo Djukanovic, per il quale invece è prossima la richiesta di archiviazione. La richiesta di rinvio a giudizio è estesa a sette cittadini italiani, oltre che all’ex Vice Premier Miroslav Ivanisevic, a Dusanka Pesic in Jeknic, Branko Vujosevic, Veselin Barovic, Stanko Subotic, Andrja Draskovic, Branislav Micunovic, accusati di associazione mafiosa.

In particolare, Dusanka Pesic ha svolto un ruolo di collegamento e raccordo tra la mafia pugliese, tenendo i contatti con Paolo Savino, subentrato a Franco Della Torre, e il Governo del Montenegro, del quale era rappresentante commerciale. È da notare che nel 1997, e dunque nello stesso periodo dell’indagine della procura, il Ministro degli Esteri Janko Jeknic, e marito di Dusanka Pesic, e il Ministro delle Finanze Predrag Goranovic, presero dei contatti sulle piazze italiane e svizzere per reperire un finanziamento con titoli collaterali per milioni di dollari, destinanti a progetti per lo sviluppo del Montenegro, nonostante l’imposizione delle sanzioni finanziare. In quel periodo la Podgoricka Banka era interamente nelle mani di Jeknic - chiaramente anche di Djukanovic - banca che era direttamente collegata alle Banche svizzere. Era quello un periodo fiorente per i traffici che si triangolavano tra Montenegro, Italia e Svizzera, dove i traffici alimentavano i finanziamenti.

Infatti, secondo l’accusa della Procura di Bari, la Pesic gestiva il denaro che veniva versato dai contrabbandieri in favore di Djukanovic, Vujosevic e Barovic , e la stessa Pesic, emettendo atti falsi con l’assenso di Djukanovic. Tali documenti sono stati presentati il 3 aprile 2001 nel corso dell’interrogatorio di Franco Della Torre presso la magistratura elvetica, a seguito della rogatoria del Tribunale di Bari. Inoltre, Ivanisevic, Barovic e Vujosevic sono stati accusati di aver trasferito e reinvestito tale denaro, attraverso Stanko Subotic che personalmente si occupava delle operazioni di riciclaggio di denaro, che veniva trasportato, in contante e a bordo di tre aerei, dalla Svizzera in Montenegro, e poi a Cipro. Secondo la procura di Bari, tra la mafia montenegrina e quella pugliese sarebbe stato siglato un patto per il controllo e la gestione dei traffici illeciti, firmato personalmente da Micunovic e Draskovic.

Dopo anni di indagini sul "collegamento montenegrino" questa può essere considerata una vera vittoria per gli inquirenti, i quali si devono fermare solo dinanzi ai limiti dell’immunità diplomatica e non dell’innocenza del Premier Djukanovic. E’ solo un punto d’arresto nella ricerca della verità, che lascia uno spiraglio aperto e un forte dubbio di colpevolezza, e nulla può impedire ai magistrati di riaprire il caso non appena il caro Djukanovic perderà la sua protezione politica. Vista la situazione, al Premier Djukanovic converrebbe addirittura affidarsi alla protezione "albanese", riconoscendo il Kosovo e assicurando la sua posizione politica e il favor dei poteri forti della Comunità Internazionale. Niente esclude che non l’abbia già fatto, considerando che i media continuano a speculare che il Montenegro stia valutando sempre più l’ipotesi di riconoscere il Kosovo. Magari questa "archiviazione" darà un’altra piccola spinta al Kosovo e all’incontrastato "regno" di Djukanovic, costruito sul riciclaggio e sul contrabbando. D’altro canto, il suo coinvolgimento negli affari sporchi della mafia montenegrina e delle Banche svizzere è diventato evidente, vista l’esistenza di altri procedimenti a suo carico presso i tribunali di Zurigo. Le strette collaborazioni con banche e fiduciarie svizzere, hanno consentito infatti l’ascesa politica di Djukanovic e dello stesso Montenegro, fino a pochi anni fa vespaio di traffici e criminalità.

Il Montenegro, da questo punto di vista, ha giocato un ruolo importante nella destabilizzazione di Belgrado: tutti sapevano che il braccio armato dei traffici nell'adriatico erano gli albanesi, ma tutti pagavano il prezzo della loro opera, e i montenegrini gestivano i soldi. In realtà, queste operazioni rientrano nel quadro più complesso della balcanizzazione e della destituzione di Slobodan Milosevic, per cui è stata una manovra politica, e non finanziaria, attuata con il beneplacito degli americani. Gli Stati Uniti per anni hanno permesso di costruire enormi traffici illeciti in Montenegro, Albania, Croazia, Macedonia e nella stessa Serbia. L'ordine era abbattere Milosevic e il suo seguito, e in tutto questo non bisogna sottovalutare la figura di Djukanovic. Subotic Cane, Ratko Knezevic, Predrag Goranovic, Miroslav Ivanisevic erano tutte pedine nelle mani degli Americani e solo Djukanovic aveva una certa libertà e una certa tutela.
Attualmente assistiamo alla stessa storia ma con attori diversi, con manovre più subdole poste in essere dai burocrati delle Commissioni Europee, divenuti complici della creazione di uno Stato grazie al riciclaggio e al contrabbando. Su quali presupposti si fonda così l’integrazione dell’Unione Europea, e quale sarà ancora il ruolo del Montenegro in futuro?
Molte banche sono al corrente di quanto diciamo, e chi deve sapere sa che è la verità. Questo caso potrà aprire porte e scoperchiare pentoloni, perchè per salvare determinate banche e guadagnare posizioni si è dovuto cedere del potere. Il popolo però non deve sapere cosa accade, perchè ora vengono nazionalizzate e perchè c'è crisi. Fino a pochi anni fa, tutti gli Stati arrestavano i ladri di galline per metterli al potere e andare avanti, finchè un giorno le cartiere sono finite...