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02 febbraio 2009

Il ˝Srebrenica day˝


Il Parlamento Europeo approva, lo scorso 15 gennaio, una risoluzione che proclama l'11 luglio "giorno della memoria" del genocidio commesso a Srebrenica contro i musulmani. Un’iniziativa che se da una parte ha accolto il benestare della Comunità Internazionale all’unanimità, dall'altra ha provocato un profondo dispiacere nel popolo serbo, che viene così inspiegabilmente condannato a priori dalla dura sentenza di aver compiuto dei crimini contro l’umanità.

Con una risoluzione approvata a piena maggioranza, il Parlamento Europeo di Strasburgo chiede che l'11 luglio diventi la Giornata europea della memoria per il genocidio di Srebrenica. Con tale proposta, l’Assemblea parlamentare europea chiede che la Commissione Europea sostenga la proclamazione da parte del Parlamento europeo dell'11 luglio come "Giornata della memoria del genocidio di Srebrenica", come segnale di riconciliazione in Bosnia-Erzegovina, ed in tutta la regione dei Balcani. Un’iniziativa che se da una parte ha accolto il benestare della Comunità Internazionale all’unanimità, dall'altra ha provocato un profondo dispiacere nel popolo serbo, che viene così inspiegabilmente condannato a priori dalla dura sentenza di aver compiuto dei crimini contro l’umanità. Ad esprimere il proprio disappunto per questo tipo di risoluzione, a nome della Republika Srpska, è il suo Premier Milorad Dodik che ha definito inaccettabile la proclamazione di una manifestazione che non tiene conto del fatto che in Bosnia-Erzegovina sono state uccise 96.000 persone di cui 28.000 erano serbi. "Si tratta di trovare una risposta alla sofferenza di tutti i popoli della Bosnia-Erzegovina, e non solo di un evento unico, che è oggetto di diverse strumentalizzazioni politiche", ha detto Dodik. Pur precisando che i crimini commessi a Srebrenica sono senza dubbio gravi, Dodik afferma come la condanna da parte del Tribunale dell'Aja non tiene conto anche delle posizioni della Republika Srpska, non essendo stata presa in un contesto politico sereno, bensì sotto l'influenza di forte pressioni. "Se ogni decisione della Comunità Internazionale è orientata verso il rafforzamento della riconciliazione e della fiducia, allora dovrebbe essere anche equilibrata - ha dichiarato Dodik, aggiungendo - penso che il Parlamento europeo, in questo caso, non è stato giusto nei confronti dei serbi, e dare importanza solo a questo evento è inaccettabile in quanto non è stato preso in considerazione il fatto che a Srebrenica e nelle enclavi circostanti sono stati uccisi 3.500 serbi. Nessuno di quei 28.000 serbi uccisi in passato è stato ricordato, mentre si parla solo delle vittime di Srebrenica".

La Republika Srpska chiede, dunque, semplicemente che venga individuata una data in cui si possano ricordare tutte le vittime della Bosnia-Erzegovina, e non in maniera unilaterale quelli musulmani, solo perché sulla tesi di tale genocidio è stato costruito uno Stato, così come voluto dagli Stati Uniti e dal resto della Comunità Internazionale. Le pressioni politiche sono molte ed evidenti, in quanto non riconoscere questo evento attraverso una "giornata della memoria" significherebbe ammettere il crimine compiuto della israelizzazione della Bosnia. Infatti, un provvedimento votato con una maggioranza quasi unanime, mostra come sia ormai dilagante la dittatura della propaganda, che ha schiavizzato un’entità che si dice "democraticamente eletta" come il Parlamento Europeo, espressione dei popoli europei. In realtà si conferma come un organismo burocratico, sovvenzionato dai fondi dei contribuenti europei, senza avere nei fatti un reale potere dinanzi alla Commissione Europea, se non quello di esprimere un parere che può essere tranquillamente ignorato. A questo occorre aggiungere la scarsa informazione dei nostri europarlamentari sulla storia dei Balcani e sulla loro situazione attuale, tale che per dare i loro giudizi si affidano ai meri indicatori del Tribunale Internazionale dell’Aja, per quanto riguarda la cooperazione nella ricerca degli ex criminali di guerra, e della Bers o della BEI per i loro indicatori economici. L’informazione che giunge presso il Parlamento Europeo è spesso frutto di rapporti redatti dai media occidentali o delle ambasciate locali che hanno sempre scritto una storia a favore degli aggressori esteri. Anno dopo anno sono state diramate informazioni sempre più tendenziose, spesso storie del tutto illogiche e prive di ogni fondamento, per la cui sopravvivenza molti politici hanno ingannato popolazioni per fomentare odi ed ingrossare le loro tasche, mentre serbi e croati e bosniaci la sera si incontravano per dividere i frutti del loro tradimenti. Molti di loro si sono arricchiti nutrendosi delle pieghe più corrotte della Comunità Internazionale ufficiale, e dunque dei traffici di armi e di droga, del riciclaggio di denaro e sigarette, per poi divenire gli attuali politici al potere nei Balcani.

È chiaro che questi processi unilaterali pieni di demagogia, fatti di propaganda falsa e ingannevole, fanno da apripista per altre manovre politiche, volte ad imporre la presenza degli Alti Rappresentanti dell’UE come una "reggenza" , simbolo e garante di democrazia e stabilità interna. In questo modo, anche l’integrazione nell’Unione Europea diventa un vettore di imposizione unilaterale, in quanto si basa già su presupposti sbagliati, come appunto la proclamazione delle giornate della memoria delle vittime dei "carnefici". Il Parlamento Europeo non sa bene neanche di cosa parla, è in preda ad una depravazione democratica, e non ha neanche valutato l’idea di organizzare una Commissione indipendente di inchiesta che andasse semplicemente a sfogliare ed analizzare la documentazione preparata anni prima dalle Nazioni Unite. L’ONU infatti rilevo come molte delle fosse presenti a Srebrenica risalivano al 1993, quando i reparti dei mujaheddin compirono un vero e proprio massacro di musulmani, ortodossi e cattolici, trucidando brutalmente come mercenari al soldo di chi falsamente sosteneva l'ideologia musulmana. Allora, furono rastrellati criminali di ogni genere dalla Somalia, Egitto , Pakistan, Algeria ed Iran per essersi condotti in Bosnia dove hanno ricevuto una regolare cittadinanza ed elevate somme di danaro per combattere la "guerra santa", dietro la protezione della cosiddetta Comunità Internazionale. Dopo il bombardamento della Serbia nel 1999, Srebrenica è stato riattualizzata dalle notizie di fossi comuni apparse negli scavi, curati esclusivamente dal Tribunale dell'Aja, e la conta. Srebrenica è divenuta, quindi, parte di una strategia sistematica di eliminazione da parte della Serbia del popolo bosniaco. Ma il parlamento Europeo non vuole vedere, né vuole ascoltare la voce di quei morti,e questo è un crimine ben peggiore di quello che è accaduto a Srebrenica, tale che diventano loro i complici di aver fomentato guerre per poi dirigere conferenze di pace.