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25 marzo 2009

La balcanopoli


In una regione in cui esistono diverse verità di un unico fatto, e nessuna di esse può essere considerata attendibile a tutti gli effetti, si è consolidato un forte monopolio mediatico da parte dei media americani ed inglesi. In questo contesto, Rinascita Balcanica come progetto di tela di contatti ed interconnessione con operatori dei Balcani, è riuscita a creare uno dei primi esempi di giornale telematico in lingua italiana.

Un media che fa discutere, che non ha veli e che è indipendente, nei Balcani, non poteva essere mai creato. Il settore mediatico balcanico è quasi del tutto monopolizzato da grandi agenzie e media americani, seguite da quelle inglesi, mentre marginale è la presenza di quelli europei, salvo qualche straordinaria eccezione costituita da tedeschi e francesi, e poi russi. In ogni caso, si tratta di grandi società, leader a livello internazionale, ai quali è possibile ricondurre la cronaca scritta e commentata di questi ultimi venti anni di agitazione nella regione. Com'è stato possibile rilevare dagli stessi organi istituzionali, la presenza italiana ha avuto un grande slancio soprattutto nel periodo della guerra, divenendo campo di esperienza e di carriera giornalistica per molti reporter che sono riusciti ad emergere a livello individuale, lasciando dietro di sé un deserto e una struttura quasi inesistente, e comunque non competitiva rispetto ai diretti rivali americani. In quegli anni di caos, l'Italia è riuscita a perdere pian piano i contatti con il mondo mediatico dei Balcani, lasciando in Croazia, in Slovenia e in Albania i pochi casi di integrazione e consolidamento dei media italiani o italofoni. In questo scenario così frammentario, Rinascita Balcanica, come progetto di tela di contatti ed interconnessione con operatori dei Balcani, è riuscita a creare uno dei primi esempi di giornale telematico in lingua italiana, senza alcun sostegno da parte degli organi istituzionali, e avanzando con le sole forze del suo collettivo e delle imprese italiane presenti nei Balcani. Creare questa realtà mediatica era assolutamente necessaria, nonostante i grandi gruppi editoriali italiani non ne abbiano visto l'utilità, in quanto bisognava rompere il circolo vizioso di criminalizzazione di questi popoli, e dar loro voce per riscattare le proprie ragioni e i propri diritti alla sovranità nazionale, e alla stessa autonomia rispetto alla presenza occidentale.

Opinionisti, falsari, analisti, hanno fatto in questi paesi la loro carriera, raccontando assassini e tragedie, le scoperte di fosse comuni e dei genocidi, e nascondendo al grande pubblico quella verità che è solo per gli addetti ai lavori, per i pochi eletti. In questo coas di disinformazione e controinformazione deviata, Rinascita Balcanica è riuscita a portare a termine importanti dossier e ricerche sui capitoli oscuri delle "nuove repubbliche democratiche dei Balcani", come le tracce della mafia balcanica, i traffici illegali e le operazioni di riciclaggio. Dalla Croazia al Kovoso, dall'Albania sino al Montenegro, le nostre ricerche ci hanno consentito di portare alla luce l'altra faccia della medaglia delle tragedie non scritte. Gli strani assassini, la diffusione di video falsi mai smentiti pubblicamente, il traffico di armi e di scorie radioattive controllati, infine le trame sottobanco dei politici locali con banche e lobbies occidentali molto potenti. Molti casi che aspettano ancora delle risposte, ma il nostro contributo ha posto seri interrogativi sui quali occorre indagare, anche se nessuno è disposto ad esporsi. Un esempio su tutti è il caso del Montenegro, con le implicazioni del Premier Milo Djukanovic nell'affare svizzero e l'esistenza di una sentenza che condanna il Paese a pagare una somma come risarcimento danni; un capitolo interessante della storia montenegrina recente, che ha interessato molto il Dan (ДАН) di Podgorica e il Monitor, i quali hanno rilanciato la medesima inchiesta. Possiamo dunque assicurarvi che la Rinascita Balcanica ha costruito un bacino di utenti provenienti da ogni parte del mondo, e i milioni di euro dati alle varie strutture italiane, non hanno fruttato neanche il 10 % del nostro lavoro, perché pochi hanno scelto di unirsi alle popolazioni balcaniche per fare informazione.

In questa regione esistono diverse verità di un unico fatto, e nessuna di esse può essere considerata attendibile a tutti gli effetti. Ciò in conseguenza del fatto che sono molte le menti che cooperano a costruire l'informazione, come tante sono le etnie che si concentrano in uno spazio territoriale così ristretto. Primi tra tutti gli albanesi, irascibili e iracondi su ogni aspetto che tocchi il loro "essere albanese", spesso peccando di superbia e di arroganza, restando così un'etnia non tanto disposta all'integrazione con gli altri popoli. A seguire i serbi, popolo fiero ma anch'esso dal carattere spigoloso e "balcanico", contorti nel loro modo di ragionare e troppo spesso disposti al compromesso, se vi è un tornaconto economico. Come frutto dello scontro tra le due grandi etnie dei Balcani, vi sono poi i kosovari, orfani di Belgrado e cugini "alla larga" di Tirana, e questo status di limbo ha dato loro sempre dei grandi problemi, considerando che ad un tratto della loro storia sono stati abbandonati e posti sotto il protettorato internazionale. Non bisogna poi dimenticare i croati pellegrini del Vaticano, gli "euro-balcanici" sloveni (ma pur sempre balcanici), i montenegrini fratellastri dei serbi, i bosniaci figli dell'Islam e delle guerre sanguinose, ed infine i macedoni, "antichi eredi di Alessandro Magno" (sic!) e nient'altro si sa su di loro fino a questo momento.



Da una superficiale panoramica, le etnie dei Balcani sembrano essere ben definite, ma in realtà vi è una miriade di comunità che si sono diffuse in tutte la regione e in tutti gli Stati, a seguito delle guerre delle enclavi e delle cacciate di massa, oltre che dalle normali dinamiche di migrazione. Basta pensare che solo in Albania vi sono minoranze di bosniaci, greci, turchi, italiani, rom che si dividono a loro volta in tre etnie, a seconda che i nomadi provengano dalla Turchia, dall'Egitto o dall'Europa Centrale; poi vi sono i Cham (Çam), gli arbereshe e i Bektashi. Ma gli albanesi si trovano anche in Montenegro e Macedonia - oltre che in Kosovo - dove formano un popolo costitutivo, e ora stanno ricadendo in un errore molto simile a quello della provincia serba. Occorre riflettere sul fatto che sia Skopje che Podgorica non tengono in grande considerazione la comunità albanese a livello politico, tuttavia la hanno utilizzata quando è stato necessario chiedere l'indipendenza della provincia. E pensare che il Montenegro ha avuto l'indipendenza proprio grazie al supporto di tutta la diaspora albanese, mentre oggi Podgorica usa Tirana a suo piacimento. La Repubblica di Macedonia ha fatto lo stesso, combattendo persino una guerra fratricida a cui si pose fine con l'Accordo di Ohrid, che avrebbe dovuto tutelare il rispetto dei diritti dei due popoli e la loro rappresentanza politica: solo una piccola parte di questo accordo è stato rispettato, e oggi in alcune zone del territorio macedone, le scuole fanno turni alternati su distinzione etnica, per non far incontrare studenti macedoni e albanesi. Da parte loro, gli albanesi, all'indomani delle elezioni presidenziali macedoni e quelle politiche montenegrine, sono sempre più frammentati, divisi tra di loro e privi di qualsiasi organizzazione interna forte ed omogenea, al punto da presentare un unico candidato per contrastare le altre forze politiche. Su sette candidati per la Presidenza della Macedonia, 3 erano albanesi, mentre in Montenegro hanno formato 5 partiti divisi ciascuno dei quali ha presentato i propri candidati al Parlamento. Di questo passo saranno ancora più dispersi e poco rappresentati nelle Istituzioni governative, senza essere in grado di porre freno alla discriminazione sociale e politica. La grande divisione interna della Macedonia non termina qui, perché poi occorre citare i filo-bulgari, le minoranze che escono giorno dopo giorno, come i serbi, i bosniaci, gli sloveni, e persino una minoranza italiana che non sa neanche una parola di italiano.

Ecco dunque che i Balcani sono il risultato del moltiplicarsi continuo di etnie e nuove minoranze, nate dall'oggi al domani come gioco di lobbies e di gruppi politici che vogliono trarre profitto dal caos. Gli stessi popoli balcanici non si rendono conto che, alimentano la divisione, non si fa che assecondare la loro balcanizzazione continua. Si sono trasformati in "utili idioti" che non vogliono vedere in faccia la realtà, ossia che tutte le etnie contraddistinguono un unico popolo, ossia quello balcanico (e non slavo). Un solo nome per varie razze che si fanno da antagoniste, proprio come l'Italia, con i suoi dialetti e la sua continua fusione di etnie e culture, riuscendo a creare nei secoli un unico popolo che non discende dai romani o dagli illiri, bensì dall'intrecciarsi delle culture del Mediterraneo e dell'Europa. La storia, dunque, non servirà a nulla ai popoli balcanici, perchè serve solo agli storici per prendere in giro questi popoli, fomentatori dei conflitti tra gli uomini. La morte di 500.000 serbi non ha avuto giustizia, e gli stessi albanesi non hanno avuto una vera giustizia dal furto delle piramidi tramite le banche occidentali trascinando il Paese 20 anni indietro: la guerra è stata condannata dai vincitori, da chi ha ottenuto il maggior guadagno. Al contrario, un'informazione libera, basata sulla cooperazione tra media locali e media occidentali, può contribuire seriamente alla stabilità della regione e all'aumento delle cooperazioni bilaterali tra le diverse regioni.