Motore di ricerca

23 marzo 2009

La storia dei Balcani senza senso


La storia dei Balcani è fatta di continue falsità, di patti rinegoziati e accordi non rispettati. Per gli interessi delle lobbies vengono riesumate le fosse comuni, i morti sono venduti e rivenduti a proprio piacere, amplificati dai media dei padroni dell'Occidente. Quella raccontata dall'Occidente è una storia senza storia, fatta di ricatti e di spartizioni sottobanco, mentre quella fatta dai russi è propaganda esasperata. La storia dei Balcani è una storia senza senso.

Dopo aver vissuto tanti anni nei Balcani, ti accorgi di aver visto non solo la guerra e il crollo di uno Stato, ma anche come questi popoli abbiano contribuito a creare uno storia senza senso, fatta di cospirazioni, tradimenti e accordi non rispettati. Queste terre sono ormai sature di analisti e consulenti che, dopo aver letto poche righe di cronaca locale o saggi storici, pretendono di conoscere bene le dinamiche di questa società così complessa, che gli stessi balcanici non capiscono. Esperti ed informatori vanno a confondere kosovari con albanesi, rom con serbi, croati con sloveni, facendo "di tutta l'erba un solo fascio", e traendo banali conclusioni e retoriche qualunquiste che pendono dall'una o l'altra parte, a seconda dei casi. Il complotto balcanico, in realtà, non esiste, è un mito che è stato creato per raccattare soldi, in cui cadono molte intelligence oppure fanno finta di credere, ma tutto fa brodo, non importa come.

La storia dei Balcani è una storia senza senso, dove "muratori , contadini e tubisti" sono diventati dei politici o addirittura consulenti di molte società estere, raccontando così i fatti a modo loro. Lo stesso accade con alcuni media italiani sui Balcani, nati dall'oggi al domani, che fomentano il giustizialismo contro la Serbia oppure esaltano i suoi martiri: tutti hanno avuto il loro minuto di gloria, tutti si sono sentiti "Tito" per pochi istanti. Anche gli albanesi lo fanno, glorificando le loro discendenze "Illiriche", le loro terre conquistate con la presenza anche di un solo albanese, e il delirio si potrebbe ampliare sino al punto da sostenere che anche l'Afghanistan è "terra albanese". Gli errori del passato si condensano in questo nazionalismo da quattro soldi, oggi ridotto a poche ed inutili parole per non tradire la propria coscienza, e forse anche per nascondere il grande malessere di questi popoli perché non hanno mai avuto un'identità nazionale vera che li guidasse. Dopo il crollo della Jugoslavia e le guerriglie cittadine, da popoli fieri e nazionalisti, sono divenuti emigranti di terre occidentali, disposti a fare qualsiasi tipo di lavoro e a lunghissime code nelle questure, per sottomettersi ai nuovi "governanti" per un pugno dei denari.

All'indomani dell'integrazione europea dei Balcani qualcosa sta cambiando, in quanto si fa sempre più vicina l'era in cui da poveri emigranti extracomunitari, possono diventare membri dell'area Schengen, liberi dalla schiavitù dei visti, dalla deportazione clandestina e dall'espulsione coatta. La sola eliminazione dei regimi dei visti, significherebbe per loro "adesione all'Unione Europea", una conquista già di per sé sufficiente ad ottenere quella libertà di circolazione e di movimento che era riconosciuta loro anni fa. Tuttavia, il ritardo dei negoziati di adesione - quando per un motivo, quando per un altro - e le strane dichiarazioni dei Paesi membri fondatori della Comunità Europea, lasciano pensare che questo trapasso non sarà semplice o senza sacrifici. È difficile capire se sono i Governi a non essere pronti all'integrazione, per via della stabilità dei bilanci o delle misure di controllo e registrazione dei flussi di migrazione, o se invece è l'Europa stessa che non è in grado di accogliere nuovi cittadini europei, soprattutto dopo l'esperienza di Romania e Polonia. Ed ecco il motivo per cui si sta dando così tanta importanza alla gestione del processo elettorale dell'Albania e della Repubblica di Macedonia, alle controversie bilaterali tra i vari Stati, che vengono lasciate alla deriva, un po' per impotenza un po' per intenzionale volontà a protrarre questa situazione. Così, mentre la Commissione Europea continua ad inviare osservatori ed esperti, i Governi europei stanno emanando leggi sul crimine dell'immigrazione clandestina, sull'imposizione della raccolta del DNA e delle impronte. Gli emigranti pian piano stanno tornando nelle loro terre, e questo ritorno dovuto alla disoccupazione e alla cosiddetta crisi globale, si sta trasformando in una cacciata.

L'Europa falsa, fatta dai burocrati senza senso non dà mai una risposta chiara, ma sempre parole ambigue. Ma cosa penseranno i popoli balcanici dell'Europa? Molto probabilmente sanno ben poco di cosa sia la Comunità Europea, con tutte le sue leggi, la sua struttura gerarchica e diffusa che entra in ogni settore politico ed economico, facendo scomparire, in un cumulo di parole, i confini tra la sovranità nazionale e le competenze sovranazionali europee. Da un certo punto di vista, credono che con l'ingresso in Schengen risolveranno tutti i loro problemi, e magari non si accorgono che è in atto una specie di "colonizzazione", in cui ogni Paese europeo individua zone di particolare interesse per investimenti e assicura sostegno per l'adesione europea. Così mentre la Germania si dice disposta ad accogliere la Croazia prima di prendere una "lunga pausa di riflessione", l'Italia vuole anche la Serbia. Dopo la visita di Berlusconi in Montenegro, un gesto quasi inaspettato in piena campagna elettorale, cosa dovrà pensare questa gente dei popoli occidentali, pronti a negoziare abbracci e strette di mano con accordi economici e concessioni. Le strette di mano e gli accordi di immigrazione diventano un'ipocrisia, se ancora oggi le persone viaggiano più di 300 chilometri per sentirsi dire dal consolato italiano che un timbro è irregolare. È inutile, dunque, che il Ministro degli Interni italiano Roberto Maroni parla di traffici e immigrazione clandestina, se le attività consolari non sono efficienti perché vi è la compravendita di visti e autorizzazioni all'ingresso. Quando un giorno, verrà il momento di rispettare tutti gli accordi, non vorremmo certo sentire che "sono gli albanesi a fare le rapine", mentre gli industriali del Nord Italia continueranno a far vivere le loro imprese e ad acquistare suv, senza pagare però i salari ai loro operai stranieri.

La storia dei Balcani è così fatta di continue falsità, di patti rinegoziati e accordi non rispettati, mentre per gli interessi delle lobbies vengono riesumate le fosse comuni, i morti sono venduti e rivenduti a proprio piacere, amplificati dai media dei padroni dell'Occidente, per innescare vecchi rancori e cercare di far rivivere morti non torneranno più ad essere vivi. Quella raccontata dall'Occidente è una storia senza storia, fatta di ricatti e di spartizioni sottobanco, così come quella fatta dai russi, propaganda esasperata "dal giro della vodka". Né i russi e né l'occidente salveranno i Balcani: nessun balcanico accetterà i baci russi o gli abbracci occidentali se non per un tornaconto immediato. Fino a quando gli albanesi non si uniranno con i serbi, non si avrà la pace e la stabilità della regione, è solo questo l'accordo storico che può definire un riequilibrio dei poteri e un arretramento delle pretese delle lobbies sui Balcani.