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24 marzo 2009

Una vera rinascita balcanica


Il 24 marzo del 1999, l'Occidente ha deciso di combattere una guerra fratricida e di creare un muro tra l'Europa e i Balcani. Pian piano è stata costruita una polveriera per fondamentalismi e rancori etnici. Da allora, ha cessato di esistere l'era della "storia" per cominciare l'era della "disinformazione". A partire dagli anni '90, nei Balcani non esiste più la verità storica accertata da fatti e da prove, bensì solo la legge del vincitore e del più forte.

Oggi la Serbia si ferma due minuti per ricordare i bombardamenti della NATO contro lo Stato e la sua popolazione inerme, mietendo migliaia di vittime e segnando il futuro di un'intera regione. Forse per questo anche tutti gli altri Paesi dei Balcani dovrebbero fermarsi due minuti, e riflettere su cosa sia accaduto dieci anni fa e cosa invece sia cambiato con l'avvento dell'era moderna e il crollo della Jugoslavia. Non è nostra intenzione cadere nella solita retorica di tutti quei media e degli stessi Governi che parlarono allora di "intervento umanitario" per fermare un genocidio in atto, né vogliamo rivangare dolorosi ricordi per pura speculazione. Il nostro sguardo è sempre rivolto al futuro di questa regione, nonostante i popoli balcanici tendano a guardare al domani con incredulità e speranza visionaria, mentre continuano a vivere nel passato, travolti ormai dalla loro stessa maniacale volontà di risalire al "primo" colpevole del "peccato originale" del caos balcanico. Abbiamo creato questo gruppo senza finanziamenti istituzionali, la nostra organizzazione è il frutto di un'idea, a cui hanno cooperato albanesi, serbi, croati, bosniaci, russi e italiani. Il nostro scopo non era quello di creare un network per "cronisti pappagalli" o per "analisti" per hobby, oppure una fabbrica di menzogne raccontate da partiti o qualche società di consulenza pubblicitaria, o ancora per tramandare gli scritti degli storici che hanno falsificato scientificamente la storia sulla base di un accordo politico deciso a tavolino.

Il progetto che sta alla base di questo network telematico è quello di abbattere il muro che si è creato tra l'Europa e i Balcani quel lontano 24 marzo del 1999, quando l'Occidente ha deciso di combattere una guerra fratricida e di costruire, con le proprie mani, una polveriera per fondamentalismi e rancori etnici. Da allora, ha cessato di esistere l'era della "storia" per cominciare quella della "disinformazione", che ha utilizzato parole come "genocidio, pulizia etnica e campo di concentramento" per rievocare una guerra che per l'Occidente era finita circa 50 anni prima, e chiudere così la Guerra Fredda contro l'Unione Sovietica già crollata. Parliamo di era di "disinformazione", perché, a partire dagli anni '90, nei Balcani non esiste più la verità storica accertata da fatti e da prove, bensì solo la legge del vincitore e del più forte. In queste terre, la memoria è pericolosa, serve solo ad accendere animi per raggiungere accordi economici e ottenere delle privatizzazioni, e per un pugno di dollari gli intellettuali balcanici - che hanno studiato nelle università occidentali - raccontano i crimini del socialismo e del comunismo, quando loro sono stati i primi a scappare, lasciando che loro famiglie venissero internate. Chi racconta oggi del "regime di Milosevic" sono quelli che, per una poltrona o un semplice incarico da funzionario, hanno venduto il proprio Paese e privatizzato gioielli di Stato.

In verità, il solo genocidio che è stato perpetuato dal Baltico all'Adriatico, è avvenuto senza la guerra civile ma ha portato milioni di morti, con la disintegrazione di un intero sistema economico, che nessuno osò allora definire "crisi economica sistemica". Fondi di investimento, pensioni, società pubbliche, infrastrutture : è tutto andato in fumo, facendo spazio ai "ladri di galline" che hanno chiesto a gran voce la democrazia, per poi calpestare la Costituzione e agire secondo le sole regole degli affari. Oggi l'FBI paragona la mafia Balcanica all'organizzazione di stampo mafiosa "Cosa Nostra" per classificare un sistema sociale che si basa su strutture di potere parallele rispetto allo Stato, nelle cui mani si concentra il potere economico. In un certo senso il paragone può essere giusto, in quanto vi è un ricorso storico molto simile. Allora, i contadini e i braccianti siciliani furono ingannati dai Baroni che nascosero, dietro lo stendardo della Repubblica, i loro interessi da affaristi spietati per sottrarre loro le terre. Pian piano la resistenza popolare fu piegata, mentre una nuova organizzazione prendeva vita, e cominciava a convincere i contadini ad affidare la loro "protezione" a Cosa Nostra e non nello Stato, per poi assoldarli nell'esercito della mafia, raffinare droga e tutelare la sopravvivenza del sistema. Il paragone balcanico ci sta tutto, anche perché questi popoli, in continua lotta tra di loro, hanno trovato una sorta di linea di cooperazione a livello criminale per poter sopravvivere ed entrare a far di questo nuovo sistema economico. Tuttavia, basterebbe fermare le auto di grossa cilindrata che circolano in zone molto povere per fare una prima "pulizia"; se ciò non accade è perché se non esiste la criminalità, non esisterebbero le banche e le fondazioni, e non vi sarebbe quel circuito di riciclaggio di denaro che piace tanto agli speculatori.

Ecco che la storia diventa il bene più prezioso da difendere, perché i Balcani sono Europa e devono essere tali in futuro; purtroppo il materialismo, le cose che si muovono e che luccicano hanno corrotto gli animi degli stessi popoli balcanici, inducendoli così a confondere la storia con la disinformazione. In realtà sono stati ingannati con una terra promessa che non esiste, mentre i politici stanno vendendo ancora una volta le loro terre all'Unione Europea, che non è "Europa" bensì un gruppo di multinazionali che si è arrogato il diritto di decidere al posto di ogni Governo. La Serbia pian piano sta rinunciando, prima ancora di cominciare, a difendere la propria storia stringendo una serie di accordi obbligati per raggiungere la tanto agognata integrazione europea. Dall'altra parte vi è la Croazia che deve rinegoziare le sue posizioni politiche ma anche i suoi accessi marittimi alla acque internazionali: la "memoria", in questo caso, rema contro Zagabria. L'Albania desidera davvero essere accettata come Stato europeo e come alleato degli Stati Uniti, rendendosi tuttavia socia di un disegno politico che ha poco a che fare con gli interessi nazionali in senso stretto. Il Montenegro è invece un Paese senza storia, perché ha deciso di rinnegare parte della sua etnia serba e di isolare quella albanese, che ha contribuito alla stessa indipendenza del Paese. Per non parlare poi della Repubblica di Macedonia (FYROM) , che ha usato gli albanesi per ottenere lo Stato indipendente, per poi isolarli dalla scena politica e violando i loro diritti di cittadini: oggi paga le dure scelte del passato e rimangono aggrappati ad un nome, senza una compagnia aerea o una società pubblica.

Il rebus dei macedoni, da questo punto di vista, è l'emblema del "nazionalismo nostalgico" dei Balcani, essendo rimasti intrappolati nella loro stessa gabbia fatta di origine antiche, di sentimenti patriottici, senza avere nei fatti uno Stato-nazione, un popolo macedone unitario e né due popoli costitutivi compatti. Sono una miriade di minuscoli insignificanti personaggi, che vogliono poter dire di essere "stato indipendente" e di essere discendenti di "Alessandro il Grande" senza avere idea di cosa sia "lo Stato sociale". I macedoni ( o qualsiasi sia il loro nome) devono essere di esempio per i popoli balcanici, affinchè capiscano che la vera indipendenza, la vera libertà si conquista usando l'intelligenza, studiando la storia antica e recente, per capire cosa gli antenati ci hanno lasciato e chi ci ha mentito. A volte è molto facile fare una rivoluzione, basta bruciare i libri e riscrivere la storia con i processi, come accade all'Aja, ma così non si avrà mai la pace, solo una tregua perchè una parte del Governo ha accettato di vendere una parte della popolazione. Per rendere tutto più verosimile, chiedono ad ognuno di noi di fare il lavoro sporco, affinchè la gente creda davvero che questa è una vera rivoluzione, che è la storia, e non la disinformazione, a scrivere il nostro futuro.