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08 maggio 2009

La cocaina cambia la geopolitica


Le indagini sui possibili assassini del direttore del quotidiano Nacional, Ivo Pukanic, hanno portato alla conclusione che nell'omicidio di Pukanic sono stati coinvolti dei membri del clan di Zemun. Nel corso dell'inchiesta è stato portato in arresto del boss Sreten Jocic, detto Joca Amsterdam (nella foto). Leader di una rete del traffico di droga internazionale, al momento non vi è alcuna prova che lo collega all'omicidio di Pukanic come mandate o come esecutore. Il mistero è stato risolto solo in apparenza e per la tranquillità dell'opinione pubblica croata e serba.

Sono passati pochi mesi dalla misteriosa morte del direttore del quotidiano croato Nacional, avvenuta in una strana cornice di intrecci tra mafia balcanica e politica ad alti livelli. Le indagini sui possibili assassini di Ivo Pukanic, Zeljko Milovanovic e Bojan Guduric - per i quali la polizia croata ha promesso di dare un premio di 17000 euro per ogni possibile informazione - hanno portato alla conclusione che nell'omicidio di Pukanic sono stati coinvolti dei membri del clan di Zemun. L'organizzazione criminale, già nota nei Balcani per il loro coinvolgimento in molti crimini e omicidi di eccellenza, tra cui quello del Premier serbo Zoran Djindjic, e operazioni transnazionali di traffico di armi e di droga, oggi sembra essere tornato "al punto zero", dopo l`ultimo arresto del boss Sreten Jocic, detto Joca Amsterdam. Jocic è uno dei tipici personaggi dei film della mafia, che ha lavorato tanti anni in Bulgaria e Olanda, dove è stato anche arrestato e così ha avuto il soprannome di Amsterdam, con il quale è noto in tanti circoli mafiosi.

L'Avvocato di Joca Amsterdam, Zdenko Tomanovic, ha dichiarato che il suo cliente nega qualsiasi coinvolgimento nell'omicidio di Pukanic, confermando che il suo arresto è il prodotto dei giochi politici della Croazia. Tanto è vero che solo un paio di mesi fa, sulla base delle prove fornite dalla polizia croata, Domagoj Margetic - membro del Gruppo di ricerche sulla criminalità organizzata nel Sud-Est europeo - ha confermato il coinvolgimento di personaggi politici con gruppi criminali che operano nei Balcani. L'avvocato Tomanovic conferma, inoltre, che nessuna prova porta al suo cliente Amsterdam. “Jocic ha confermato che la Procura ha reagito solo perché è giunta una voce dalla Croazia, mentre i fatti che dovevano essere “provati” erano semplicemente che fosse inserito nel più grave crimine per l'omicidio di Pukanic, e nei giochi delle strutture dei servizi segreti croati e della polizia che è connessa con la mafia croata”, ha dichiarato Tomanovic. Quanto riportato da Tomanovic corrisponde, nel dettaglio, a quanto affermato dallo stesso Domagoj Margetic, analizzando le informazioni delle fonti presso la polizia croata (si veda Chi ha ucciso Pukanic? ), attirando le reazioni infastidite dei media croati.

Jocic non ha voluto rispondere a nessuna domanda posta dalla polizia fin quando non verranno prodotte anche le prove che giustificano tale arresto. Allo stesso, anche presso la Procura serba nessuno era in grado di confermare se fosse stata inviata dalla Croazia la documentazione connessa al "caso Pukanic". Oltre all'origine del mandato di arresto, circola tra i media la speculazione sulla possibile estradizione di Jocic, la quale non potrà essere concessa se dalla Croazia non arriva la documentazione e le prove che giustificano l'arresto. Facendo un confronto parallelo con il caso di Miladin Kovacevic, studente serbo accusato negli Stati Uniti per aver aggredito un collega americano, Brian Steinhauer, allora è stato deciso che il Processo si dovrà svolgere in Serbia. C'è da chiedersi se anche nel caso di Amsterdam accadrà lo stesso, oppure se davvero la Serbia entrerà nei giochi politici dalla Croazia.

Le accuse mosse contro Jocic dalla polizia serba riguardano la fornitura di 1,5 milioni di dollari per l'omicidio di Pukanic. Secondo il fascicolo della polizia, Joca Amsterdam e il suo padrino Slobodan Durovic hanno studiato il loro piano in Montenegro. “Jocic ha incontrato Durovic a Bar. L`ultimo incontro si è tenuto un mese prima dell'omicidio”, scrive l'accusa. Per l'organizzazione dell'omicidio, Durovic è andato quattro volte in Croazia, dove ha incontrato Robert Matanic; entrambi sono coinvolti nel gruppo criminale che Sreten Jocic ha creato nel 2006 sul territorio della Serbia. Prima di organizzare l'omicidio con i fratelli Matanic, Robert e Luka, e Amir Mafalani, hanno seguito tutte le mosse di Pukanic. A Zagabria , subito dopo arrivano anche Milovanovic e Guduric, che hanno lo stesso compito di seguire Pukanic.


La polizia serba ha confermato che vi sono prove valide a sostegno della requisitoria dell'accusa. Tra queste vi sono anche le prove dei suoi legami internazionali con la narcomafia nei Caraibi, in Bulgaria e Olanda. Infatti, la maggior parte delle vittime delle loro operazioni erano i capi bulgari: Pol Pantev è stato ucciso ad Aruba nei Caraibi, Ivan Todorov a Sofia, dove sono stati uccisi anche i più grandi boss di Bulgaria, mentre Konstantin Dimitrov è stato ucciso ad Amsterdam. Evidentemente anche che Sreten Jocic ha comprato cocaina direttamente dai cartelli del Sud America, trasportando la merce in Europa attraverso porti spagnoli, olandesi e poi in Romania, da dove partiva la distribuzione verso l'Europa. Un'operazione chiamata “Le vigne bianche” ha portato al sequestro di bottiglie di vetro che contenevano più di 171 kg di pura cocaina.

Il quotidiano Blic ha cercato di ricostruire tutto il tragitto della cocaina, evidenziando chiaramente i legami di Jocic ai traffici internazionali, fornendo anche materiale interessante alla polizia. Tuttavia, tranne le accuse di criminalità organizzata e traffico di droga, non vi è nulla che lo lega all'assassino del giornalista e che è stato implicato nel traffico delle sigarette. Tra l'altro, un narco-boss di così alto livello, collegato con i più grandi criminali al mondo, sicuramente non aveva nulla da temere da un giornalista di un quotidiano noto solo in Croazia. L'arresto di Joca Amsterdam poteva avvenire anche prima, in mille occasioni, ma forse a qualcuno serviva come suo “affarista” piuttosto che come capro espiatorio di un delitto. Evidentemente qualcosa è cambiato, perché l'assassino non salta fuori e i tempi stringono.

Per capire questo grande rebus, non bisogna dimenticare che la mafia serba, croata, albanese, kosovara oppure montenegrina, non conosce barriere di differenza interetnica tra i popoli, eppure quando la politica ha avuto la necessità di cambiare le carte in tavola, ha sempre usato la mafia come mezzo per evitare gli ostacoli nel cambiamento. Tra mafia e politica balcanica esiste un forte legame. Finanziamento delle elezioni, affari privati, ricatti, manipolazioni e denaro per essere accreditati presso la Comunità Internazionale, tutto passa attraverso gli "operai" della mafia per mantenere certe promesse e le porte aperte sul “loro mondo”. Le solite "bande di Paese" si sono trasformate in gang all'americana, e uno di quelli era proprio Joca Amsterdam, con un sopranome fatto per il film. Neanche Ivo Pukanic, il famoso giornalista investigativo, non era estraneo da questo mondo. Circondato da politici e criminali, la sua vita è finita con un grande “mistero”, ossia sull'identità del vero assassino. La risposta è molto semplice: sarà quello che è più comodo per tutti. Come nel caso dell'omicidio di Ivana Hodak, figlia dell'avvocato Hodak, l'omicida è stato individuato in un soggetto che, secondo l'accusa, era mossa da una folle gelosia e un desiderio di vendetta, che ha custodito dentro di sé per anni.

Nel caso di Sreten Jocic, è molto più facile accusare la mafia serba rispetto alla mafia croata, spingendosi persino ad ipotizzare il coinvolgimento dei politici serbi in certe trattative che invece dovrebbero portare a politici croati. Ma in gioco non vi è solo la mafia serba, ma anche montenegrina, coinvolgendo il Premier Milo Djukanovic in persona, dopo alcune rivelazioni pubblicate dal giornale belgradese NIN, secondo cui il Primo Ministro montenegrino potrebbe essere quello che ha ordinato l'omicidio di Pukanic. Non è tardata ad arrivare la smentita dello stesso Djukanovic, che ha smentito ogni affermazione del NIN. “La mia intervista per i media croati, poco prima della morte di Pukanic, non ha niente che fare con il suo omicidio. Ho parlato di relazioni tra Croazia e Montenegro in campo economico, dopo che un consorzio croato si è aggiudicato il tender per la costruzione di un'autostrada in Montenegro, ma anche dell'arbitrato internazionale per il Prevlaka, per la costruzione dell'autostrada adriatico-ionica e della centrale nucleare in Albania", precisa Djukanovic. Ovviamente non intendeva riferirsi al fatto che Ivo Pukanic ha pubblicato alcuni rapporti sul traffico di sigarette, in cui era coinvolto sia il Premier Djukanovic sia Stanko Subotic Cane. In tale intreccio Pukanic era un testimone chiave per le indagini della polizia italiana.

La strada porta anche a Stanko Subotic Cane, un altro personaggio ben inserito nel traffico delle sigarette. Pochi mesi fa, Subotic è stato arrestato nell'aeroporto di Mosca, per essere rilasciato dopo poco. Allora chi potrebbe essere il personaggio che ha ucciso Pukanic? Dalla dichiarazione del ministro degli interni di Serbia, Ivica Dacic, esistono almeno 35-40 gruppi criminali organizzati sul territorio della Serbia e almeno 300-400 persone ricercati dalla polizia serba per atti di criminalità. Dalle statistiche emerge un vero esercito criminale che circola nella regione, collegato ad altri gruppi che operano a livello transazionale. Dati davvero impressionanti, da dare l'impressione che la Serbia è diventata una terra di scontri mafiosi, vedendo in ogni persona uccisa, un potenziale testimone. Questo è quello che è accaduto con il suicidio di un poliziotto che stava indagando sulla morte di Ivana Hodak, Ivo Pukanic e Niko Franic: il poliziotto sembra si sia "suicidato" sull'autostrada Zagreb –Krapina, dopo il turno di notte nella stazione di polizia. Uno dei pochi testimoni rimasti vivi, ha confermato che l'omicidio è stato ordinato da Stanko Subotic Cane, con un'offerta di 300.000-500.000 euro.

Tutto questo circolo non si viene a creare lontano dai boss della cocaina, delle sigarette e delle armi. Durante la guerra queste persone erano troppo vicino alla politica, ed ora, che è giunto il momento di pagare i conti, ognuno di quegli “affaristi” vuole lavarsene le mani dimenticando quelli con cui ha lavorato insieme in questi anni. Sia Joca Amsterdam, sia tutti gli altri membri dei gruppi criminali hanno dimenticato che erano soltanto "manodopera", ed in periodi di crisi globale è arrivato anche per loro il tempo della disoccupazione. Per prendere il treno della Ue, tutti si rifiutano di essere criminali, boss e leader. Ora sono tutti signori, ben puliti, con i guanti bianchi ed esperti di terrorismo e criminalità. Grazie a loro nei Balcani non vi sarà più la criminalità e la gente vivrà in pace (sic!) , ognuno potrà accusare l'altro per i crimini commessi in passato e in futuro, e Joca Amsterdam potrà cadere - dopo tanti crimini commessi in piena impunità - nella trappola dell'omicidio di un giornalista, e non del traffico di cocaina che si muove attraverso la Colombia, arriva nei Balcani e giunge sui mercati europei. Il suo arresto deve sembrare, tra l'altro, il frutto della cooperazione tra la polizia croata e serba, ancor meglio della Interpol - che ancora cerca di incastrare Stanko Subotic Cane - e della polizia italiana, che da anni cerca di chiudere il dossier di Milo Djukanovic per il traffico di sigarette. Deve anche trasparire che operano insieme in piena fratellanza la polizia serba e croata, quelle che sino ad ieri si uccidevano tra di loro. Ora i Balcani sono in "pace" perché non bisogna perdere il treno dell'Unione Europea, e per far questo Joca Amsterdam e i suoi amici fabbricanti di soldi devono restare in carcere, in nome della democrazia balcanica.