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13 maggio 2009

L'antenna pericolosa che gli americani non vogliono rimuovere


Non solo basi ed espropriazioni di interi pezzi di territorio ma anche antenne ad altissimo impatto ambientale come quella dell’American Forces Network - AFN (la rete radiotelevisiva delle forze armate statunitensi residenti all’estero), installata sulle antiche mura del Monastero dei Camaldolesi di Napoli.

L'Italia è una colonia in tutto e per tutto per gli States, e tutto è lecito per il padrone. Anche impiantare un trasmettitore altamente inquinante che dovrebbe essere rimosso per tutelare la salute degli abitanti di una zona che continua ad essere sovrastata da una selva di tralicci e antenne di trasmissione nonostante ricade in un’area Sic (Siti d’importanza comunitaria), la cui tutela rientra nell’ambito del sistema della rete “Natura 2000”. “Il sistema TV destinato ai nostri militari non potrà più funzionare nell’area di Napoli, a meno che le autorità ambientali italiane non forniscano un’autorizzazione scritta per utilizzare un nuovo sito di trasmissione e sostituire quello esistente che deve essere smantellato”, ha dichiarato al quotidiano Stars and Stripes, il maggiore Tom Bryant, comandante delle operazioni dell’American Forces Network in Italia.

“Le nuove attrezzature sono già state testate e tutto rientra nei limiti di legge, ma non abbiamo ancora ricevuto il permesso. Sconosciamo le ragioni di questo ritardo. Sarebbe stato meglio che fosse arrivata una risposta negativa, sapremmo almeno come comportarci per il futuro”. L’affitto per l’uso del trasmettitore che sorge sulla Collina di Camaldoli è scaduto lo scorso anno, ma i militari USA, con il servile assenso dei loro luogotenenti italiani, hanno ottenuto una proroga di nove mesi. Secondo il Comando statunitense di Napoli-Capodichino, l’AFN avrebbe negoziato con la RAI un accordo per utilizzare un ripetitore di sua proprietà che sorge sempre sulla Collina di Camaldoli ma fuori dall’area del monastero. Solo che per avviare le trasmissioni sono necessarie una serie di autorizzazioni non ancora pervenute. “L’AFN ha ricevuto l’approvazione da parte del Ministero delle Comunicazioni - ha affermato il maggiore Bryan - ma stiamo ancora attendendo quella del Centro Regionale Inquinamento Elettromagnetico”. Secondo l’ufficiale statunitense, sia la RAI che l’agenzia ambientale della Regione Campania avrebbero condotto dei test che proverebbero che “i segnali AFN rispondono agli standard italiani per le trasmissioni elettromagnetiche” ed ha negato che ci siano mai stati problemi di ordine ambientale con gli altri impianti dell’American Forces Network in Italia.

Dichiarazione non veritiera, se si considera che anche fonti ufficiali USA hanno ammesso l’esistenza di un contenzioso con le autorità italiane per il ripetitore AFN di Vicenza che trasmette in 107 FM. Nel nostro paese, la rete radiotelevisiva delle forze armate USA utilizza attualmente 24 trasmettitori, mentre sono 60 quelli complessivamente presenti in tutto il sud Europa e nell’area mediterranea. Che l’impianto AFN di Napoli sia una pericolosa fonte d’inquinamento elettromagnetico non è una novità. In seguito ai rilevamenti sull’elettrosmog effettuati dall’ISPELS (Istituto Superiore di Sicurezza sul Lavoro) e dalla Asl, il 30 marzo 2001 i magistrati della Procura della Repubblica partenopea ordinarono il sequestro preventivo di due ripetitori della TV dei militari statunitensi, ordinando la cessazione delle trasmissioni. Secondo i dati in possesso di Legambiente, il monitoraggio delle emissioni dell’antenna installata nel Monastero dei Camaldolesi, rilevò al tempo un’intensità della componente elettrica di 330 volt/metro a fronte di un limite massimo di 6 volt/metro. Un superamento spropositato del limite che è stato fatto passare sotto traccia, mettendo a rischio la salute di migliaia di cittadini “occupati”, la cui salute che vale meno di zero per l'occupante a stelle e strisce.

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