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12 maggio 2009

Sulla morte di Pukanic c'è ancora molto da dire


Dopo l`arresto di Joca Amsterdam, interviene in sua difesa per le accuse connesse alla morte di Ivo Pukanic, Stanko Subotic Cane (nella foto). Ricordiamo che Subotic è attualmente indagato presso la Procura di Bari per traffico di sigarette e riciclaggio di denaro sporco mediante società e conti correnti di Cipro. Nella sua intervista rilasciata per il quotidiano croato Jutarnji List spiega i fatti connessi all'attuale situazione balcanica, difende alacremente se stesso, ma lascia un inquietante dubbio sui retroscena politici dei Balcani, indissolubilmente legati alla criminalità organizzata.

Dopo l`arresto di Joca Amsterdam, si sono risvegliati molti dei fantasmi balcanici del passato. I recenti omicidi di Croazia e Montenegro rimasti nel mistero mostrano la vera faccia di una geopolitica costruita su di traffici della cocaina, delle sigarette e delle armi. Risentiamo così la voce di uno dei re delle sigarette, sul quale tanto si è detto in questi mesi chiedendosi dove si fosse rifugiato dopo il suo arresto poi revocato. Si tratta proprio di Stanko Subotic Cane, i cui traffici erano strettamente connessi al Montenegro, e sul quale la Procura di Bari sta ancora indagando per traffico di sigarette e riciclaggio di denaro sporco mediante società e conti correnti di Cipro. Da un albergo svizzero, dopo mesi di silenzio, ha deciso di chiarire per il quotidiano croato Jutarnji List molti dei fatti connessi all'attuale situazione balcanica, e anche alla morte del giornalista croato Ivo Pukanic. Mostrandosi come "stanco" di negare fino all'esasperazione il suo coinvolgimento all'omicidio di Pukanic e dunque il suo collegamento con Sreten Jocic e ad ogni altra persona collegata al caso Pukanic, afferma che "più di 80 volte ha testimoniato dinanzi ad tribunale" la sua innocenza, meritandosi così l'assoluzione dalle accuse degli inquirenti. Secondo Subotic, il mistero legato alla morte del giornalista croato, non è altro che una conseguenza della storia del passato, come un danno collaterale dei giochi politici di cui sono stati accusati Zoran Djindjic e Milo Djukanovic per azioni connesse alla criminalità organizzata. Subotic ha spiegato, in maniera molto schietta, che i veri mandanti dell'omicidio son quelli per cui Pukanic faceva “i lavori sporchi” e sono gli stessi che hanno montato tutta la storia contro lui e Djukanovic. Accusa direttamente “la gente di Belgrado” che potranno confermare se conoscevano Pukanic, se lavoravano con lui e se lavoravano anche con dei criminali… Ricordando bene di aver dato lui stesso un finanziamento al partito democratico di Tadic per oltre dieci milioni di euro, si può facilmente giungere alla conclusione che non si riferisce a nessuno di quello schieramento politico, ed infatti accusa apertamente il partito di Vojislav Kostunica e la sua gente, anche per aver commissionato l'omicidio di Zoran Djindjic.

La sua conoscenza con Pukanic era - a suo dire - soltanto una formalità. Spiega che, al tempo delle inchieste nei suoi confronti, era stato accusato da Pukanic e dal suo giornale, e per tale motivo quest'ultimo aveva chiesto di incontrarlo nell'aula del Tribunale; un incontro che non andò a buon fine perché lo stesso giornalista croato non si presentò, ponendo così fine al suo lavoro di “faccendiere”. Secondo Subotic, non ha mai ritenuto Pukanic come un responsabile per la sua persecuzione, mentre accusa la lobby montenegrina che ha il vero potere in Serbia, e che ha aiutato Kostunica a salire al potere. Afferma che sono stati loro a costruire la rete con cui venivano controllate tutte le posizioni più importanti presso le istituzioni, come nella polizia, nella magistratura e nelle amministrazioni, facendo un vero terrore. "Hanno ricattato la Serbia", afferma incisivo Subotic, spiegando che hanno creato un'egemonia all'interno della classe politica, inventando la mafia, la criminalità e gli scandali. "Proprio loro hanno creato problemi tra la Serbia i Paesi vicini. Loro hanno inventato lo scoop del traffico delle sigarette", continua Subotic. Un nome che comunque risuona con una certa frequenza nelle dichiarazioni di Subotic è quello di Vojislav Kostunica e la sua gente, accusandolo di aver inventato la "storia" delle sigarette, con la cooperazione di Rade Bulatovic - prima capo dei servizi segreti serbi BIA e poi capogabinetto di Kostunica - nonché di Alkesandar Nikitovic, Dragan Jocic, dopo nominato come capo della polizia, e il direttore di RTRS Alkesandar Tijanic. Il loro scopo, afferma ancora Subotic, era quello di governare il Montenegro da Belgrado, essendo tutti di origine montenegrina, nonché di indebolire il potere di Zoran Djindjic e Milo Djukanovic (anche se entrambi definiti dallo stesso Subotic, artefici dei "danni collaterali").

Stanko Subotic, sicuro di quanto affermato nella sua intervista per il quotidiano croato, conferma di essere in possesso di una parte consistente della documentazione ricevuta dalla procura di Bari, in cui viene dettagliato il coinvolgimento delle sue aziende nel traffico delle sigarette sul territorio della ex Jugoslavia, nonchè le transazioni bancarie dei conti correnti delle stesse imprese di sua proprietà con sede a Cipro. Ancora una volta accusa Vojislav Kostunica e la sua gente di aver raccolto tali documenti, affermando che quelle azioni legali non hanno niente a che fare con l'Italia e il fascicolo nella procura di Bari. Tra la documentazione compaiono anche le traduzioni degli articoli che sono stati pubblicati dal Nacional, inviati alla Procura italiana tramite il gabinetto di Kostunica. Gli stessi documenti sono stati inviati anche presso le istituzioni europee che si occupano di inchieste contro la corruzione. Ma comunque, in tutta l'intervista, Stanko Subotic nega qualsiasi collegamento con il traffico delle sigarette e di conoscere gli imputati del tribunale di Bari. I conti correnti in Cipro, a suo parere, erano del tutto legali, creati anche grazie ad un aiuto giuridico da entità estere che intendevano rintracciare il riciclaggio di denaro di Milosevic, e non avevano alcuna connessione con le accuse secondo cui trafficava le sigarette per Zoran Djindjic e Milo Djukanovic. "Il caso su cui hanno indagato gli italiani e i francesi per due anni , ma anche gli svizzeri per quattro anni, non ha portato ad alcun rilievo che mi collega a tali reati o che possono definirmi come un capo della mafia delle sigarette", afferma ancora Subotic.

Tuttavia, in Italia le indagini non sono ancora finite e Subotic deve ancora essere convocato dinanzi al Tribunale di Bari. Conferma, tuttavia, che si recherà volontariamente al Tribunale di Bari dove dirà che "tutte le accuse nei suoi confronti sono frutto della manipolazione di Belgrado". In realtà invierà solo dei video in cui inciderà la propria testimonianza, affermando, infatti, che in questi giorni sta preparando i video che invierà al Tribunale speciale da proiettare pubblicamente: nel video dirà tutto quello che è accaduto tra il 1995 e il 2008. In esso, anticipa, non accuserà solo la gente di Kostunica ma anche la classe politica di Boris Tadic, e il suo partito che è stato finanziato affinchè fosse protetto, mentre hanno lasciato - ricorda - che dopo l`arresto e il rilascio su cauzione, si difendesse da fuori. Nega infine ogni legame di amicizia con Djukanovic e la loro strana cooperazione per riciclare nelle Banche del Montenegro i soldi delle sue aziende, mettendogli a disposizione il suo aereo privato.
Rimane dunque da chiedersi perché Subotic interviene pubblicamente per difendere Djukanovic e per accusare i serbi, ma soprattutto perché si sente così direttamente colpito dalle accuse di aver tramato la morte di Pukanic. Un'arringa di difesa pubblicata da un quotidiano che ha lasciato tutti sorpresi, visto che Subotic non ha mai parlato di sé ai media. Dopo le parole di innocenza di Joca Amsterdam, anche Subotic è intervenuto, e ora il labirinto dei traffici nei Balcani sembra ancora più oscuro, come sono oscuri i circoli delle persone che da anni guidano la politica nei Balcani.