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08 giugno 2009

Dove nasce il patrimonio dei Djukanovic?


Alla pubblicazione del report dell'International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) sulla ricchezza del patrimonio dei Djukanovic, il Premier del Montenegro ha affermato che in questo documento "pubblicato dai media" non esiste "nulla di scientifico ma solo storie fantasiose sulle sigarette e l'arricchimento illecito". Tuttavia, vi sono molte domande a cui bisogna dare una risposta, come il famoso caso Mattei è rimasto irrisolto, senza ricevere mai nessuna smentita e nessuna querela per i documenti pubblicati.

Dopo aver nominato Igor Luksic come suo diretto successore alla guida del partito socialdemocratico e dello stesso Governo del Montenegro, Milo Djukanovic potrebbe lasciare la vita politica per ritirarsi a vita privata. Queste sono solo delle indiscrezioni, alimentate dallo stesso Djukanovic che ha espresso la sua intenzione di guidare il Paese fuori dalla crisi economica, per poi lasciare l'esecutivo nel 2011. Tuttavia, è poco probabile che Djukanovic lascerà il Montenegro, essendo diventato un'impresa che ha contribuito a creare, a meno che altri non voglia il contrario. Non vi sono dubbi che Djukanovic è diventato un personaggio scomodo, un uomo che ha stretto patti con tutti ed ogni volta è riuscito ad uscirne cadendo in piedi, a cominciare dalla sua ascesa politica, alle recenti disavventure "economiche" derivanti da errate manovre di privatizzazione e di investimento: in un modo o nell'altro si è riusciti a salvare sia la Prva Banka che la Kombinat Aluminijuma (KAP). È certo, comunque, che il Premier Djukanovic ha raccolto sulla sua strada numerosi nemici, che ora cercano di "destituire il trono" del Montenegro, ovviamente per far spazio ad altri.

Infatti, è di pochi giorni la pubblicazione del report del "patrimonio dei Djukanovic" da parte del gruppo di giornalismo di investigazione, l'International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ). Stando al rapporto, Milo Djukanovic ha un reddito di 15 milioni di dollari, il fratello Aco Djukanovic, ha un patrimonio dal valore di 167 milioni, mentre sua sorella Ana Djukanovic di circa 3,5 milioni. Rivelando delle informazioni finora sconosciute, il rapporto fa una rassegna sulle dimensioni e sulla portata del potere finanziario dei Djukanovic creato nel corso degli ultimi 18 anni in Montenegro, in particolare sulle proprietà possedute, dalla Prva Banka a svariate Agenzie di investimento ed immobiliari. Allo stesso tempo, parte della relazione riporta alcuni dettagli sulle accuse di contrabbando di sigarette mosse dal tribunale di Bari, allegando i dati della relazione della DIA ed altri procedimenti giudiziari a Zurigo, che lo vedono implicato nella criminalità organizzata balcanica ed italiana, e con le stesse banche in Svizzera. Spiega inoltre che, da più di un decennio, dall'inizio degli anni '90, tutti i redditi del contrabbando di sigarette sotto l'egida della Camorra e della Sacra Corona Unita, grazie anche alla sua intermediazione, sono stati riciclati attraverso il mercato finanziario svizzero, per una somma di oltre un miliardo di dollari.

Comunque, è innegabile il fatto che dopo 15 anni di indagini effettuate da più procure, il Tribunale di Bari è in procinto di archiviare le accuse contro il Premier montenegrino perché protetto da immunità diplomatica. Si tratta però dello stesso Djukanovic che era stato definito dal Procuratore Scelsi nel 2001 come il capo della cupola mafiosa finanziaria. L'uomo definito dall'allora Ministro di Giustizia Ottaviano Del Turco come il "garante della Mafia Internazionale", ed oggi dopo inchieste, rogatorie, indagini, le accuse vanno archiviate in virtù del ruolo istituzionale che ora ricopre. D'altronde, Djukanovic è passato indenne attraverso innumerevoli dichiarazioni di pentiti i quali lo hanno tutti indicato quale referente e forse il vero padrone di molteplici traffici illeciti e di essere il vero e unico collante e garante fra politica, finanza e criminalità organizzata. Si, forse è vero, prove reali nei confronti di Djukanovic effettivamente non ce ne sono, perchè altrimenti, se ci fossero state prove schiaccianti nei suoi confronti, saremmo certi che non saremmo arrivati a questa conclusione.
Tuttavia, la cosa che ancora oggi ci sembra alquanto strana è il fatto che il famoso caso Mattei è rimasto irrisolto, senza ricevere mai nessuna smentita e nessuna querela per i documenti pubblicati. Documenti che comprovavano operazioni commerciali e finanziarie effettuate negli anni 1996/97 e cioè in piene sanzioni finanziarie per la federazione della Jugoslavia. Ad essi si aggiungono la sentenza ufficiale emessa dal Tribunale Civile di Zurigo, sentenza che condannava e condanna l'allora Repubblica del Montenegro insieme all'allora Podgoricka Banka attuale Gruppo Société Generale ( n. U/EQ990238 28 august 2000 Bezirksgericht Zurich Podgoricka Banka ). Questa sentenza conferma che effettivamente nell'anno 1996 la Repubblica del Montenegro riceveva finanziamenti per circa un miliardo di dollari americani e che questi fondi, sarebbero serviti per realizzare opere sociali e urbanistiche in Montenegro.

Alla pubblicazione del report Djukanovic ha affermato che in questo documento "pubblicato dai media" non esiste "nulla di scientifico ma solo storie fantasiose sulle sigarette e l'arricchimento illecito". "Questa è solo una di una lunga serie di menzogne sullo stesso argomento contro la mia persona e i membri della mia famiglia", replica Djukanovic, affermando che "l'ultima bugia" è giunta da questo " Centro per il giornalismo investigativo", che dice di trovarsi negli Stati Uniti, ma i suoi "effettivi autori", tuttavia, non si trovano sulla costa atlantica. "Questi sono ricercatori 'locali' e 'regionali' che già all'inizio del testo cita come argomento cruciale delle dichiarazioni di membri delle ONG locali, dei partiti di opposizione e giornalisti che cercando di dire che 'la mia ricchezza è aumentato enormemente' ", ha detto ancora Djukanovic, che difende l'operato del suo Governo perché ispirato da una "ideologia" o da "interessi di pochi". "Sono consapevole del fatto che io, gestendo con successo la politica o le imprese private, sono spesso bersaglio di critiche", continua nella sua replica pubblicata sul sito del governo del Montenegro. Salvo dunque il diritto di replica per Djukanovic, non possiamo non constatare che la pubblicazione del report non è del tutto una coincidenza, in quanto sono numerosi gli elementi che ricorrono, e che conducono ad un passato problematico e duro da scontare, sul quale Podgorica non ha mai risposto.