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11 giugno 2009

Pubblicati i video di Mladic: un falso mediatico d'altri tempi


Il programma "60 Minutes" della televisione bosniaca FTV "60 minuti", pubblica i video di Ratko Mladic con i quali intende provare che le autorità serbe e i servizi di intelligence cercano di nascondere i criminali di guerra. Dopo un primo accertamento viene rilevato che i video non risalgono che ad oltre otto anni fa, e non all'anno scorso, come erroneamente affermato. Un falso mediatico che ha così cercato di colpire la Serbia e creare un diversivo all'interno dell'opinione pubblica della Bosnia Erzegovina.

In poche ore hanno fatto il giro del mondo le immagini dei video di archivio dell'ex Generale serbo Ratko Mladic, trasmessi dal programma "60 Minutes" della televisione bosniaca FTV. Pur affermando che sono immagini girate nell'inverno del 2008 all'interno di strutture militari o luoghi della Serbia, è bastato davvero poco per capire che in realtà si tratta di un altro grande "falso mediatico", come tanti ne sono stati creati durante la guerra degli anni '90. Per fortuna, a differenza di altri gravi precedenti, la Serbia è riuscita ad intervenire subito, chiarendo ogni dubbio sulla falsità dei filmati, risalenti almeno ad 8 anni fa e già presentati al Tribunale dell'Aja. Si tratta infatti di filmati amatoriali che ritraggono il Generale Mladic in scene quotidiane della sua famiglia, esaminate accuratamente dagli esperti senza ottenere alcun nuovo dettaglio. Per la televisione bosniaca FTV, le immagini trasmesse sono state riprese nel quartiere di Belgrado Kosutnjak, dove Mladic - afferma ancora la tv bosniaca - vive liberamente e intreccia rapporti con gli amici e la sua famiglia, all'interno di una delle caserme della ex jugoslava. Altre immagini ritraggono invece l'ex Generale alle nozze di un ex soldato di Sarajevo Est, nel ristorante Kula, nonché al funerale della figlia, Ana Mladic (morta suicida nel marzo del 1994). Nei fatti, si tratta di video di feste private, visite e cene, che dovrebbero presumibilmente dimostrare che Mladic ha soggiornato in Serbia, continuando così la sua attività sotto il patrocinio della Serbia.

Mladic in montagna con i suoi figli

Mladic partecipa ai funerali della figlia Ana

Mladic incontra dei suoi collaboratori

Mladic all'interno di una struttura militare

Mladic al matrimonio di un ex soldato

La replica di Belgrado non si è fatta di certo attendere. Il Direttore dell'Ufficio per la Cooperazione con L'Aja, Dusan Ignjatovic, ha infatti affermato che il filmato è stato già analizzato, senza riuscire a capire esattamente il luogo di provenienza delle immagini, fermo restando che sono sicuramente vecchie e si riferiscono a varie località della Serbia. "La maggior parte delle riprese sono chiaramente risalenti agli anni Novanta e l'inizio del 2000-2001 o 2002, mentre per quanto riguarda il clip girato presumibilmente nel 2008, questo inverno per essere precisi, non crediamo assolutamente che sia del 2008", afferma ancora Ignjatovic, sottolineando come quel filmato mostra esattamente che Mladic non è protetto dalla Serbia. Allo stesso modo il Presidente del Consiglio nazionale per la cooperazione con il Tribunale dell'Aja, Rasim Ljajic, nel corso di una conferenza stampa afferma che nessuno dei filmati è inferiore agli otto anni. Ljajic infatti spiega che i video controversi sono parte del materiale che la Serbia ha presentato a L'Aia nel marzo di quest'anno, richiamando invece l'attenzione sul modo in cui le immagini sono trapelate tra i media. "Temo che l'obiettivo di diramare tali filmati è stato quello di impedire il cambiamento della decisione dell'Olanda e dei Paesi Europei a favore della liberalizzazione dei visti per la Serbia, per mettere così Belgrado, ancora una volta, sul banco degli imputati, accusandola di non fare tutto il possibile per completare la cooperazione con il Tribunale de L'Aja - afferma critico Ljajic aggiungendo - è chiaro che qualcuno nella comunità internazionale non ha ancora le migliori intenzioni di accogliere la Serbia in Europa", riflette Ljajic.
Scetticismo giunge anche da Bruxelles dove il Ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, assicura che è impossibile far risalire quelle immagine allo scorso 2008. Tesi sostenuta anche da Olli Rehn, il quale non nasconde un certo imbarazzo affermando che dalle informazioni raccolte dai servizi segreti e dal Tribunale penale internazionale de L'Aja, le ultime tracce di Mladic risalgono al 2006. Viene però confermata la completa fiducia nei confronti dell'operato del Governo serbo nel perfezionare la liberalizzazione dei visti con l'Europa, essendo la Serbia uno dei Paesi che hanno risposto ai criteri prima di altri. Tuttavia, è innegabile la straordinaria coincidenza della manovra mediatica bosniaca con la presentazione del rapporto del capo-procuratore Serbe Brammertz e della stessa riunione del Consiglio Europeo per approvare la risoluzione del via libera alla liberalizzazione dei visti. D'altro canto, i filmati di Mladic vengono pubblicati in Bosnia, in un momento di elevata tensione politica, scaturita dagli scontri tra l'Ufficio OHR e le autorità della Republika Srpska, e le stesse dimissioni del Primo Ministro della Federazione BiH in piena recessione economica.

Tale evento ha senz'altro creato un rapido diversivo che ha distolto l'attenzione dell'opinione pubblica dagli sconvolgimenti che potrebbero colpire le due entità con la rimozione dei leader di Governo e delle autorità da parte dell'Alto Rappresentante, come già accaduto per i due funzionari di polizia della Bosnia e del cantone della Erzegovina. Si avvicina, infatti, sempre di più il momento della verità per i politici bosniaci e serbi, dinanzi alle pressioni della Comunità Internazionale per chiudere la questione della riforma costituzionale, anche a costo di stravolgere gli Accordi di Dayton. Per cui, anche se quei filmati non sono riusciti a colpire la Serbia, in un certo senso hanno raggiunto il loro obiettivo in Bosnia, aumentando l'attenzione e la tensione su altri eventi e dando così la possibilità a diplomatici di agire senza i pressanti sguardi dei media e dei cittadini. Ci sarà sicuramente una burrascosa linea diplomatica al termine della quale sicuramente si trovera un ragionevole compromesso, anche perchè sarà difficile rimuovere il Premier della RS Milorad Dodik senza provocare il collasso della vita politica della Bosnia.