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05 giugno 2009

Rinascita Balcanica intervista l'ambasciatore italiano in Bosnia


Sviluppo della cooperazione economica e rafforzamento delle istituzioni locali nel quadro dell'integrazione Europea, come sancito dalla road map del Ministro Franco Frattini. Questi gli elementi chiave dell'intervista per Rinascita Balcanica rilasciata dall'Ambasciatore italiano a Sarajevo, Alessandro Fallavollita (nella foto), il quale auspica nuovi ed ulteriori legami tra le imprese italiane e quelle bosniache, in una terra ricca di risorse ed opportunità.
L' Italia supporta molti progetti nel settore della produzione in BiH. Uno di questi è lo sviluppo della zona industriale del distretto di Brcko. L'Unione degli industriali di Venezia nel 2002 ha intrapreso un progetto di collaborazione con le imprese della BiH tramite l'azienda Progetto Brcko. Di che cosa si tratta precisamente?
Il progetto del Parco industriale di Brcko o Progetto Brcko intende trasformare un’area di circa 70 ettari alle porte di Brcko in un distretto produttivo per lo sviluppo di iniziative imprenditoriali, italiane ma non solo, in specie nei settori della meccanica, dell’agro-alimentare, dei manufatti per l’edilizia e della lavorazione del legno. Si tratta di un’iniziativa che vuole riproporre in Bosnia-Erzegovina il modello del “distretto industriale”, che ha già trovato applicazione in altri Paesi dell’Europa centro-orientale. Lo scorso 22 settembre l’Onorevole Adolfo Urso, attuale Vice Ministro per il Commercio Internazionale, ha partecipato all’inaugurazione del cantiere del Parco che, una volta realizzato, potrà costituire un importante polo di attrazione per gli investimenti stranieri, per Brcko come in generale per la Bosnia-Erzegovina.

In quali settori economici le imprese italiane hanno trovato una migliore collocazione nei rapporti con le imprese bosniache?
Tra i settori produttivi di tradizionale collaborazione tra imprese italiane e bosniache occorre ricordare innanzi tutto il tessile-abbigliamento-calzature, dove in molti casi i rapporti risalgono addirittura agli anni ’60-‘70. Diversi operatori italiani sono presenti inoltre nei settori della produzione e della lavorazione dei metalli, come anche della lavorazione del legno e, seppure in minore misura, del chimico. Da non trascurare, poi, la rilevante presenza di gruppi italiani nel settore bancario, con gli ingressi sul mercato bosniaco negli ultimi anni di Unicredit e di Intesa Sanpaolo.

Come stima i rapporti diplomatici attuali tra il Governo italiano e la Bosnia?
I rapporti diplomatici tra Italia e Bosnia-Erzegovina sono eccellenti. In tale quadro, la collaborazione con le diverse realtà locali del Paese, a partire dalle due Entità (Federazione di Bosnia-Erzegovina e Republika Srpska), si è dimostrata finora ottima. Sotto il profilo economico, l’interscambio ha registrato in questi ultimi anni un sensibile incremento, arrivando a toccare 1,2 miliardi € nel 2008, che rendono l’Italia il quarto partner commerciale, dietro Croazia, Serbia e Germania. A questo va aggiunto il parallelo, costante incremento delle nostre quote di mercato in Bosnia-Erzegovina. Sono convinto tuttavia che esistano ulteriori margini di miglioramento, soprattutto con riguardo agli investimenti produttivi, che comunque hanno registrato a loro volta un promettente aumento, specie nell’ultimo biennio (2007-08).

Lei crede che la Republika Srpska sia in grado di attrarre e ospitare anche gli altri investimenti da parte delle imprese italiane, con particolare riferimento ai progetti infrastrutturali?
Sono convinto che sia la Republika Srpska che la Federazione di BiH abbiano il potenziale per attirare ulteriori investimenti produttivi, in primis nel citato settore delle infrastrutture: lo sviluppo del Corridoio intermodale paneuropeo Vc rappresenta indubbiamente una significativa occasione ed al tempo stesso una sfida per la crescita e per la modernizzazione del Paese, che favorirà la sua migliore integrazione nello spazio economico regionale ed europeo. In tale ottica, oltre a dotare il Paese di infrastrutture più moderne, è fondamentale anche migliorare il cosiddetto “business climate” per attirare i potenziali investitori stranieri. Per fare solo alcuni esempi pratici, penso ad una migliore promozione delle potenzialità delle Bosnia-Erzegovina all’estero (il Paese molto spesso sconta ancora pregiudizi legati alla guerra); allo snellimento ed alla semplificazione della burocrazia; alla definizione di un quadro giuridico-legale certo al cui interno gli operatori possano operare con maggiori certezze.

Il famoso processo di Bologna, che sta ispirando la riforma del sistema educativo, non ha portato ancora a molti risultati. L'Italia, essendo lo Stato che ha ospitato la firma di tale accordo, in che modo coopera ai processi di riforma dell'istruzione in Bosnia?
Il processo di Bologna e le sue previsioni costituiscono ormai una realtà consolidata in tutta la Bosnia-Erzegovina. Nonostante alcune iniziali difficoltà, comuni anche ad altri Paesi che hanno affrontato lo stesso percorso, la riforma del sistema educativo universitario appare una realtà acquisita all’interno degli atenei della Bosnia-Erzegovina. Anche se non esiste una relazione strutturata tra Italia e Bosnia-Erzegovina in merito all'applicazione del processo di Bologna, esistono numerosi esempi di cooperazione interuniversitaria che testimoniano l’intensità dei legami che esistono in tale ambito tra i due Paesi, come ad esempio quelli tra le Universita' di Bari e di Banja Luka, fra Bologna e Tuzla, fra Roma e Sarajevo.

La crisi energetica, che ha raggiunto il suo picco nell'ultimo conflitto tra Russia e Ucraina, ha indotto molti Paesi a ratificare accordi energetici alternativi. E' stata avanzata qualche proposta di cooperazione energetica ? Quale settore energetico sembra più interessante per l' Italia?
La Bosnia-Erzegovina presenta un interessante potenziale energetico, sia in ambito tradizionale (idro-elettrico e termo-elettrico) che in quello alternativo-rinnovabile (eolico). Diversi gruppi stranieri si sono affacciati di recente per esplorare tali possibilità, mossi sia dall’interesse alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento che dalle crescenti prospettive di collaborazione tra Paesi che offre il meccanismo dei “certificati verdi”. I margini dunque ci sono; certo, trattandosi di un settore strategico, che richiede alle imprese investimenti ingenti con tempi di recupero spesso di medio-lungo termine, è ancora più sentita l’esigenza che le Autorità locali definiscano una cornice di riferimento adeguata che incentivi l’afflusso di tali investimenti.

La situazione politica in BIH, secondo Lei, ha raggiunto il punto cruciale di ottenere la chiusura dell'Ufficio OHR e la sua conversione in ufficio di rappresentanza dell'UE?
La transizione ordinata dall’Ufficio dell’Alto Rappresentante (OHR) ad un rafforzato Rappresentante Speciale dell’Unione Europea (RSUE) sarà decisa il prima possibile, sulla base all’assunto che i cinque obiettivi e le due condizioni siano stati raggiunti. L’incisività del ruolo europeo in Bosnia-Erzegovina sarà potenziata attraverso la previsione di un “doppio cappello” Commissione/Consiglio per il futuro RSUE. Dovranno realizzarsi progressi anche nell’attuazione dell’Accordo di Stabilizzazione ed Associazione. La cooperazione con altri importanti partner internazionali, tra cui gli Stati Uniti, sarà cruciale nella futura presenza internazionale civile fondata sul ruolo rafforzato dell’RSUE.

Rinascita Balcanica