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10 luglio 2009

L'unificazione della mafia balcanica

Secondo il rapporto della World Security Network , i gruppi criminali delle diverse regioni dei Balcani stanno cercando di unirsi, organizzando in maniera sistematica e settoriale i diversi soggetti coinvolti nelle varie attività illegali. Si sta venendo a creare una organizzazione “multidimensionale”, costituita da da gruppi multietnici che raggruppano persone di vari Paesi. Rappresenta questa la nuova sfida dell'Europa che chiede l'integrazione di questi paesi.


Il rapporto della World Security Network ( Rete internazionale per la sicurezza) rileva come uno dei problemi principali di Paesi Balcanici è l'esistenza di gruppi di criminalità organizzata sempre più estesi ed evoluti. Come conferma l'autore del rapporto, Ioannis Michaletos, la crisi economica globale, insieme con una situazione instabile che dura già da anni, offre una piattaforma di lancio per i gruppi organizzati all'interno della regione per rafforzare le loro organizzazioni. Ciò che potrebbe costituire in futuro un vero pericolo, sono proprio quei gruppi che sono in grado di “fare le regole di gioco”, non soltanto nella zona balcanica, ma anche ad un più ampio livello internazionale e all'interno delle loro istituzioni. Sulla base di varie fonti locali e internazionali, i gruppi criminali stanno cercando di unirsi già da un po' di tempo. Lo scopo principale di tali entità è organizzare in maniera sistematica e settoriale i diversi soggetti coinvolti nelle varie attività illegali. L'idea più grande è stata proprio quella di organizzare le operazioni “multidimensionali”, e in altre parole formare dei gruppi multietnici che raggruppano persone di vari Paesi per poi essere coordinate all'interno delle diverse operazioni. Una metodologia già in atto, come dimostra l'esistenza di gruppi criminali rumeno-bulgaro oppure montenegrino-croato. Esistono anche i cosiddetti gruppi “jugoslavi”, costituiti da persone provenienti dai Paesi della ex Jugoslavia.

Le associazioni criminali, di fatti, usano la loro gente per raccogliere informazioni sul territorio e per preparare così “il terreno” in maniera da facilitare il raggiungimento del mercato europeo. L`ultimo rapporto dello State Department US. , allo stesso modo, conferma che la criminalità organizzata che esiste nei Balcani potrà provocare gravi problemi ai Paesi dell'Unione Europea, e si proporrà come “sfida per i governi” che dovranno combattere insieme. Uno degli elementi che li rende così pericolosi è il fatto che questi gruppi criminali sono in possesso di una grande quantità di capitale e contate, che potrà essere facilmente impiegato in attività totalmente legali, riciclando il proprio denaro nel settore immobiliare, turistico o delle infrastrutture. Per fermare tale circolo vizioso, occorrerebbe agire spezzando il collegamento esistente tra le istituzioni bancarie e la criminalità, considerando che "le banche europee pretendono il rispetto delle loro regole e non permetteranno che entri una tale illegalità di massa". Tuttavia, messa su questo piano, la questione non sembra inquadrata in un'ottica a largo spettro, perchè tali rapporti pongono come presupposto iniziale il fatto che i Paesi della Comunità internazionale sono totalmente garantisti e rispettosi della legge, mentre gli Stati non integrati siano sempre un nido di criminalità organizzata e corruzione.

Cambia, in un certo senso, la moneta di scambio che viene chiesta ai Balcani come prezzo per l'integrazione, passando così da Karadzic e Mladic, a Joca Amsterdam, Zeljko Milovanovic, clan di Zemun, clan Osmani e tutti i possibili clan che fanno più comodo a raggiungere determinati scopi. Ogni qualvolta si vuol dimostrare quanto sono “bravi e buoni Balcanici” si chiedeva la consegna di qualcuno o qualcosa. La visione di tale problema resta sempre miope, in quanto nello State Departement US. non si potranno mai trovare i conti bancari segreti svizzeri, grazie ai quali le più grandi reti criminali riciclano il denaro ottenuto dai traffici illeciti mediante progetti umanitari di associazioni non governative. Si fatti, la “mafia umanitaria” coesiste e si nutre delle risorse dei più grandi gruppi criminali che spacciano droga e trafficano materiale nucleare, per poi far cadere la colpa su quei piccoli criminali che hanno conosciuto in qualche bunker durante la guerra, offerti per “salvare il loro Paese e i propri interessi”. Così è accaduto in Croazia, Serbia, Montenegro, Albania, Kosovo, Macedonia, dove i Governi sono stati ricattati per le proprie idee nazionaliste e sono caduti nella trappola di un ragno che si muove in ogni parte del mondo. Oggi i Balcani ma domani Uganda, Kongo, Afghanistan, Iran, Korea del Sud, o qualsiasi altro Paese in cui poter favoreggiare e ampliare la piccola criminalità locale, per usarla a proprio piacimento fin quando serve, e poi gettarla perchè costituisce “un problema grave” che ostacola lo sviluppo del paese e la stabilità della regione.

Il loro obiettivo è andare nei paesi “non stabili” per stabilizzare i governi, la politica, e la mappa mentale della popolazione locale. La nuova globalizzazione, utilizzando la frusta del crimine organizzato, getta su ogni cittadino il peso una tassa in più, privandolo poi della possibilità di rivalutare le proprie qualità per poter contribuire da solo alla ricostruzione del proprio Paese. Uno di più grandi esemplari nella destabilizzazione della regione - secondo il rapporto della Rete internazionale per la sicurezza - è l'Albania, descritta come il "nodo del traffico della droga" della regione, nonché il più grande produttore di cannabis esportata in Grecia e in Italia, per poi essere riesportata nei vari paesi dell'UE. Una simile situazione si ripete anche in Bulgaria, che distribuisce cocaina e droghe sintetiche. Invece la Bosnia è stata presentata come il Paese del traffico delle donne, della droga e degli immigrati. La Repubblica macedone si aggiunge al traffico degli immigrati provenienti dal Kosovo e delle armi. Un paese che non viene considerato “balcanico” e che comunque rientra nella giostra della criminalità organizzata è la Grecia, attraverso la quale passa il traffico degli immigrati provenienti da Africa e Asia nonché quello delle armi. Non a caso, Atene diventa sempre più protagonista delle cronache internazionali per le sue manifestazioni violente e gli attentati, dipingendo così l'immagini di un Paese che si avvicina all'instabilità, tipicamente balcanica. I re della eroina, ovviamente, sono i kosovari che, insieme con montenegrini e croati, gestiscono le rotte verso l'America latina, essendo così la “valvola di sfogo” per i Paesi UE. La Romania, secondo lo State Departement , è il Paese che sembra essere meno coinvolto nella criminalità organizzata, un giudizio anche questo discutibile, considerando i trascorsi di Bucarest, che viene così elevata al pari di un Paese europeo, forse per rispondere anche a certi interessi.
Inoltre, la Turchia è insieme con il Kosovo, un punto di distribuzione di narcotici del Paesi asiatici, verso il mercato europeo. I punti di riferimenti sono Milano, Zurigo, Vienna, Copenhagen e Londra, nonché persino Bruxelles e New York.

E' interessante che, il rapporto dello State Departement, considera il Kosovo come provincia serba, e non come Stato indipendente, nonostante gli Stati Uniti abbiano riconosciuto l'indipendenza del Kosovo: un riflesso quasi automatico quando si deve attribuire alla Serbia qualsiasi elemento negativo. La criminalità continua ad imperare in Kosovo, tra l'altro, nonostante le truppe della missione internazionale o la creazione di una delle più grandi basi USA nei Balcani, la base di Bondsteel. E' qui che la criminalità ha gettato ai margini della società le persone più deboli, spingendole a vendere il proprio corpo o la propria anima, ragazzi e ragazze, disposti a tutto, spinti dalla disperazione e dalla disoccupazione. Secondo i media internazionali, come il The Guardian e la BBC Spiegel, il sistema giuridico del Kosovo è fallito, e oggi esistono circa 300.000 casi nel tribunale nel Kosovo ancora non risolti, citando alcuni dati secondo cui i dipendenti delle forze dell'Onu hanno aperto le società insieme ai più grandi criminali. Anche questo sembra un motivo per screditare l'ONU e delegittimarlo definitivamente, insieme agli Stessi Governi dei Balcani. A questo punto, ci chiediamo cosa potrà fermare queste rete così pericolosa e articolata, che riesce a controllare anche i Governi, oltre che a destabilizzare la regione.