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26 agosto 2009

La linea dura dell'America contro la Srpska


L'OHR ha deciso la scorsa settimana a favore della la liberazione e la riabilitazione di quattro dei 60 membri dell'SDS che erano stati cacciati dall'ex Alto Rappresentante Paddy Ashdown ricorrendo ai poteri Bonn. Il fatto che l'OHR abbia liberato così poche persone non è un gesto di "democrazia", bensì solo un modo per rialzare una trattativa e creare un tavolo di confronto. Questo perchè esiste una strategia volta ad indebolire il partito del Primo Ministro Milorad Dodik, senza far cadere il suo Governo ma tenendolo in una crisi continua per costringerlo infine a cedere ad un compromesso.

Diventa sempre più pungente ed evidente la linea dura perpetrata dall'Ufficio OHR contro la Republika Srpska, facendo della vecchia politica dell'amministrazione Clinton, la base della posizione della Comunità Internazionale. Contro la volontà della stessa Europa, è stata decisa una politica contraria e fortemente critica nei confronti dell'entità serba e delle sue forze politiche, che si è trasformata in vera e propria aggressione contro di essa, vista come ostacolo a quella "standardizzazione" della Bosnia Erzegovina che, nei fatti, è inattuabile. Esponente di spicco di questa corrente è Raffi Gregorian, Vice Alto Rappresentante e responsabile per il Distretto di Brcko, diplomatico americano che ha spesso mostrato la sua parzialità nelle decisioni e nelle sue dichiarazioni non consone al ruolo che gli si addice. C'è da chiedersi se l'America deve in qualche modo rivedere la sua posizione, essendo a volte in contraddizione con la stessa amministrazione di Obama. Nei fatti, tuttavia, possiamo dire che esiste una strategia da parte di diplomatici di Francia e America volta ad indebolire il partito del Primo Ministro Milorad Dodik, senza far cadere il suo Governo ma tenendolo in una crisi continua per costringerlo infine a cedere e fare un accordo per la creazione di una "Confederazione della Bosnia". Da molto tempo , infatti, nella Srpska circolano delle liste di "proscrizione", contenenti le varie società appartenenti al Primo Ministro, tra paradisi fiscali e sottrazione di denaro dalla cosa pubblica. E' chiaro che alcune associazioni, maggiormente impegnate nella "lotta contro la corruzione", stanno facendo delle indagini, pagando somme di denaro ai vari informatori per cercare di ottenere documenti sui vari appalti della RS e "i sporchi affari di Dodik".

Ultimo episodio eclatante è stata la liberazione e la riabilitazione di quattro dei 60 membri dell'SDS che erano stati cacciati dall'ex Alto Rappresentante Paddy Ashdown ricorrendo ai poteri Bonn. Il fatto che l'OHR abbia liberato così poche persone, è chiaramente solo un modo per rialzare una trattativa e creare un tavolo di confronto, fomentare le crisi e poi essere conferenzieri di pace. Come buon stratega, l'OHR ha annunciato la notizia di venerdì sera, dando modo alla stampa di alzare un polverone di polemiche, un modo come un altro per creare un fenomeno, oppure bruciarlo. Tuttavia, già otto mesi fa si diceva che c'era la volontà politica di liberali, ritenendo però che non esistevano le condizioni, cioè il motivo per bruciare delle carte. E' chiaro che non ha molto senso la liberazione di 4 persone visto che non esiste neanche un termine ultimo per l' esclusione di questi personaggi dalla vita politica. Una cosa inconcepibile, se si pensa che anche il più crudele degli assassini conosce i termini della sua pena. In questo caso, invece, è l'OHR che decide dove, come e quando. D'altro canto serviva un diversivo mediatico, dopo che la credibilità dell'OHR era crollata e anche la sua accettazione dell'intera classe politica bosniaca.

Le dichiarazioni di questi diplomatici è il chiaro segno che dopo il Dayton non sono stati in grado neanche di prendere una decisione che potesse consentire alla Bosnia di guardare al futuro, se non quella di condannare e sanzionare per i crimini del passato. Del resto hanno utilizzato la parola democrazia migliaia di volte, inflazionando così tanto questo concetto, da inquinarlo con la pulizia politica e il sentimento di revanche. Senza sapere mai cosa in realtà significasse, visto che i "diplomatici" vengono super pagati ed è nel loro interesse alimentare le crisi, la parola democrazia è presente i tutti i loro discorsi illogici. Ognuno di essi si conclude sempre con "la necessità di creare uno Stato unito ed unico", di "far convivere il popolo musulmano e quello serbo", e tutto questo senza un piano e senza un domani. Questa è la democrazia di Raffi Gregorian, di coloro che rappresentano le lobbies e il business, o del Washington Post, che scrive ancora delle tensioni e del rischio di guerra in Bosnia, senza avere alcuna vergogna nel continuare a fomentare i contrasti ed i problemi. A ciò si contrappone la volontà europeista, una Europa al fianco della Russia, una svolta storica senza le banche e gli affaristi, che la maggioranza di questi diplomatici rappresentato. Anche se ancora pochi se ne rendono conto, la Russia è il futuro ma nessun Paese europeo sarà d'accordo all'espansione smisurata della Cina. L'America dovrà fare marcia indietro sui Balcani e non creare più conflitti e destabilizzazioni, come invece fa tutt'oggi con la consegna di Mladic o il processo di Karadzic. Non sono queste le minacce della Serbia, non è questo un piano strategico, ma è solo un gioco di qualcuno che sta trattando su un altro scenario, perchè la Bosnia serve a questo: basta un po' di benzina e si accende tutto.