Motore di ricerca

15 settembre 2009

Srebrenica: la ricerca per la verità


La storia la scrivono i vincitori o oppure i coraggiosi combattenti per la verità, quelli che manipolano l’informazione oppure quelli che la negano? La risposta a questa domanda è difficile da trovare, almeno quanto come trovare la verità stessa. Uno dei ricercatori che combatte per la verità è il nostro interlocutore, Stefan Karganovic, un uomo che ha dedicato il suo lavoro a far luce sugli veri eventi di Srebrenica, e ora Presidente dell’Associazione Srebrenica Historical Project (Progetto storico Srebrenica - http://www.srebrenica-project.com ). Esperto giurista presso l’Indiana Unversity, Bloomington, Karganovic insieme con numerosi esperti provenienti dalla Serbia e dall’estero, raggruppati in questa organizzazione non governativa, lavorano sulla ricerca dei crimini di guerra commessi a Srebrenica e nelle enclavi circostanti. L’Associazione Progetto storico di Srebrenica (Stichting Srebrenica Historical Project) è stata fondata in Olanda e sulla sua pagina web presenta il materiale raccolto, le pubblicazioni e tutte le azioni legali portate avanti, non solo delle accuse di un popolo. Dalle parole di Karganovic si intuisce chiaramente che l’idea di Alija Izetbegovic dello scambio delle enclavi di Zepa e Srebrenica è stata premiata con l’intervento della NATO e ricordato poi come il “genocidio di Srebrenica”, dal quale nasce la stigmatizzazione dei serbi da parte dei Paesi occidentali.

Lei crede che Srebrenica sia un fatto storico, politico oppure un evento che possiamo definire genocidio, come da anni viene presentato all’opinione pubblica?
Srebrenica è una tragedia umana monumentale, che purtroppo non viene trattata come tale, e da anni viene volgarmente strumentalizzata dalla politica. Questo non si può permettere e non si può perdonare. Noi, come NGO, riteniamo che a Srebrenica non è avvenuto un genocidio, ma un crimine enorme, che va visto non solo nel contesto dei 3 o 4 giorni nel luglio 1995, ma di quello relativo a tutti gli scontri sul territorio di Srebrenica nel periodo 1992-1995. Allora, nella maggior parte delle volte, sono stati colpiti con varie rappresaglie da parte dell’esercito bosniaco e dell’armata dei mujaheddin contro i civili serbi che vivono nelle enclavi attorno a Srebrenica. Tuttavia, proprio perché la questione di Srebrenica viene spesso considerata come una questione politica, le sofferenze del popolo serbo non si notano neanche. La nostra associazione ha costruito un’immagine contestuale ampia, dando una selettiva evidenza alla violenza tra le etnie durante la guerra. Ci siamo focalizzati sui crimini commessi contro i civili serbi, e questo non perchè vogliamo dare un giudizio di parte, bensì perché da anni sono trascurati e ignorati.

Quali sono le iniziative a cui la vostra organizzazione ha dato vita per chiarire i fatti di Srebrenica?

Noi ci occupiamo di ricerca, al fine di garantire una convivenza pacifica tra i due popoli, serbi e musulmani, che vivono sul territorio di Srebrenica. Abbiamo avuto come fonte di ispirazione il lavoro di Nelson Mandela, individuando in esso un modo per risolvere la situazione. Questi ha fondato la ‘Commissione per la verità e la riconciliazione’, e dal suo nome si può intuire facilmente che il confronto con la verità è al primo posto, seguito poi dalla riconciliazione e dalla convivenza. Vorremo, dunque, che la versione storica ufficiale fosse corretta perché, secondo noi, è falsa e ingiusta. Credo che solo sulla base di una verità da entrambi accettata, ed in questo caso non mi riferisco ai politici ma ai popoli, sarà possibile creare davvero la pace su questo territorio. La verità deve essere il punto iniziale.

Lei crede che i media abbiano influito in maniera critica sulla comprensione della storia di Srebrenica?
Credo che i media hanno avuto un ruolo cruciale nella costruzione della storia di Srebrenica. Proprio i mezzi televisivi hanno creato un’immagine falsa degli eventi a Srebrenica, che però calzava bene per i poteri politici internazionali.

I Paesi occidentali possono dire di aver davvero capito cosa è realmente accaduto a Srebrenica?

No, loro non hanno capito proprio nulla, e la cosa più tragica è che non hanno neanche voglia di capire. Il nostro compito, e ovviamente anche quello del Governo della Republika Srpska, è di portare la verità all’attenzione dell’opinione pubblica occidentale. Esistono numerose NGO che hanno finanziato, e ancora finanziano, i funerali di massa che ogni anno si tengono a Srebrenica, inscenando così un vero e proprio spettacolo politico.

Come giudica la presenza dei vari procuratori del Tribunale dell’Aja e di certi politici alle commemorazioni, e qual è il loro ruolo in quello spettacolo?
Per me questo non è altro che un carnevale politico. Il loro ruolo è pietoso e miserabile. Questi politici sono moralmente degradati. Se fossero onesti e avessero un orientamento morale, dopo la commemorazione dell’11 luglio a Potocari, il giorno dopo andrebbero alla commemorazione serba a Bratunac che è a soli 3 km di distanza. Già il fatto che si recano ad una sola commemorazione, significa che prendono parte allo spettacolo politico.

Lei crede che la Republika Srpska ha finalmente cominciato ad reagire nel modo giusto, per eliminare quest’ingiustizia per il suo popolo?

Si, la RS ha davvero ha cominciato a reagire, e devo dire che tutto questo è avvenuto grazie al Premier Milorad Dodik, una persona con un’energia e una virtù speciale, e il tipico coraggio serbo. Credo che, senza di lui, non si potevano fare passi del genere. Inoltre, noi che siamo interessati alla verità su Srebrenica, dobbiamo ricordare sempre al Governo della RS che non ci si deve stancare di questo lavoro. Ogni successo non può concedere il lusso di mettere fine a questo lavoro. A volte è davvero difficile, ma dobbiamo continuare e non stancarci mai. Sono molto contento che delle persone italiane, un popolo con cui mi trovo sempre bene e di cui apprezzo la profonda umanità, si siano interessate alla questione di Srebrenica. Questo dimostra che l’Italia è davvero un grande paese, nel senso della sua moralità, e conferma che l’amicizia serba nei confronti del popolo italiano è pienamente giustificata.

Rinascita Balcanica